Energia

Parliamo della plastic tax? Il pensiero di Silvestrini e Zorzoli

di

plastic tax Corepla

“Il provvedimento poteva essere predisposto con più attenzione, coinvolgendo i comparti industriali”. Il pensiero di Gianni Silvestrini e G.B. Zorzoli sulla plastic tax nel loro libro “Le trappole del clima”

Nel mese di ottobre 2019 ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha pubblicato un rapporto dettagliato sulla presenza di plastiche in mare.

Sui fondali italiani per ogni chilometro quadrato è stata trovata una media di 230 imballaggi industriali e alimentari, borse/shopper e bottiglie di plastica, retine per la mitilicoltura, mentre la densità media delle microplastiche, ossia particelle più piccole di 5 mm, è risultata compresa tra 93.000 e le 204.000 microparticelle per chilometro quadrato.

Poche settimane dopo il governo ha presentato una Plastic tax, che nella sua formulazione finale vede un’imposta di 45 centesimi di euro per ogni chilo di manufatti monouso in plastica, a eccezione di quelli prodotti con bioplastiche compostabili e materiali riciclati. Per le imprese del settore è inoltre previsto un credito di imposta del 10% per l’adeguamento delle tecnologie.

La proposta, analogamente a quella per le bibite zuccherate, ha suscitato un incredibile clamore da parte delle forze di opposizione, ma anche di alcuni settori del governo.

Anche se il provvedimento poteva essere predisposto con più attenzione, coinvolgendo i comparti industriali, e le entrate serviranno per fare gettito e non per una destinazione ambientale, in particolare sostenendo la riconversione green del settore, il suo scopo è assolutamente in linea con le nuove Direttive europee, che puntano a vietare gli oggetti prodotti con plastica monouso.

Non solo. Nel 2018, la Commissione Europea ha inserito tra le sue proposte per il bilancio comunitario 2021-2027 un tributo nazionale di 0,80 euro per ogni chilogrammo di plastica contenuto in imballaggi non riciclati.2

Del resto, diversi paesi europei – Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Paesi Bassi, Slovenia, Regno Unito, Portogallo, Francia – hanno scelto di utilizzare la leva fiscale per scoraggiare l’uso della plastica usa e getta.

Infine, è pensabile che le aziende aumenteranno il contenuto di plastica riciclabile e di quella compostabile per evitare la tassa: un modo per anticipare i tempi di una transizione comunque necessaria.

Le reazioni scomposte, i titoloni sui giornali, segnalano la strumentalità politica delle proteste, ma ci ricordano quanta strada si debba fare per aumentare la sensibilità su questi temi. E, come vedremo, le azioni per contrastare l’emergenza climatica saranno molto più incisive rispetto alla limitatezza di questi provvedimenti.

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