Economia

Perché su Eni, plastic tax e non solo il governo deve cambiare passo. Parla Bessi (Pd)

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Conversazione di Start Magazine con Gianni Bessi, ricandidato nel collegio della Provincia di Ravenna a consigliere regionale dell’Emilia-Romagna

Se esiste un politico che non si lascia imbrigliare negli schemi di partito, questo è proprio il consigliere regionale Pd dell’Emilia-Romagna Gianni Bessi. Prendiamo per esempio il tema delle estrazioni di gas naturale italiano: si è battuto contro chi voleva – e ancora vuole – chiudere l’attività di estrazione a colpi di disegni di legge e referendum, anche all’interno del proprio partito. Sul gas naturale ha scritto anche un libro per spiegare come la transizione energetica non possa fare a meno della fonte fossile meno inquinante.

Adesso che è stato ricandidato nel collegio della Provincia di Ravenna a consigliere regionale, continua a essere un politico con le idee chiare su cosa si deve fare per rilanciare l’economia del Paese.

Bessi, sull’importanza del gas naturale italiano dopo quella del ministro Costa è arrivata un’altra apertura importante da parte del titolare del dicastero dell’Economia Gualtieri.

Speriamo sia il cambio di prospettiva che serve al settore. Dalle parole che Roberto Gualtieri ha pronunciato a Ravenna, e sono importanti i luoghi dove si dicono le cose, pare proprio che il governo abbia scelto finalmente di ascoltare i territori, le imprese, i lavoratori. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, ma adesso alle affermazioni di principio debbono seguire i fatti perché ci sono migliaia di persone in attesa di sapere quale sarà il loro destino.

Il ministro ha accennato a un tavolo?

Esatto, un tavolo sulle politiche industriali ed energetiche. Mi fa piacere che questa esigenza di definire un piano nazionale per l’industria, che nel mio piccolo sto sostenendo, soprattutto su questi spazi, da anni, sia diventato parte dell’agenda del governo. L’Italia ha bisogno di una politica di sistema che le permetta di rilanciare i settori che producono ricchezza per i territori, cogliendo opportunità che hanno già risorse da mettere in campo, quali il piano industriale di Eni e il Green new deal europeo.

Approfondiamo questi due esempi?

Il piano investimenti di Eni di 2 miliardi prevede di estrarre, usando le infrastrutture esistenti, 5 miliardi di metri cubi di gas naturale in Adriatico. Il Green new deal europeo prevede strumenti quali i green bond e il sistema di classificazione per le attività economiche sostenibili, che delinea i criteri di ammissibilità ai finanziamenti. Bene, il gas naturale rientra in questo
regolamento come risorsa ‘verde’ della transizione energetica: è un tema a cui l’Italia deve guardare con grande attenzione essendo il Paese più metanizzato d’Europa. Con in testa la rete dell’Emilia-Romagna.

Ha un metodo da suggerire per raggiungere questo risultato?

Quello che è stato utilizzato dal Presidente Stefano Bonaccini nei cinque anni appena trascorsi, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti, cioè un lavoro di squadra che coinvolga istituzioni, associazioni di imprese e dei lavoratori. È così che si è in grado di dare coerenza e concretezza alle idee di sviluppo.

Uno dei temi su cui ha criticato il governo sono le nuove tasse sulla plastica e sullo zucchero. Come sul gas, ci sono novità positive?

Il governo ha già ‘ammorbidito’ l’impatto che sugar e plastic tax avranno sull’economia, ma ritengo che il difetto stia nel modo in cui sono state concepite.

Per esempio?

Prendiamo la sugar tax. Se l’obiettivo è limitare i consumi di bevande zuccherate non ha senso tassare il produttore mentre va tassato il prodotto, per esempio aumentando leggermente l’Iva sui prodotti con zucchero aggiunto e un contenuto di frutta inferiore al 30 per cento, riducendo nello stesso momento quella sui prodotti che contengono oltre il 70 per cento di frutta.

A cosa servirebbe?

A disincentivare il consumo di zucchero e a favorire l’uso della frutta fresca, che per i nettari è quasi esclusivamente italiana. Ci sono aziende che stanno andando in questa direzione, ma il problema è che l’utilizzo di frutta fresca come dolcificante è più costoso. Servono quindi politiche che permettano di rendere sostenibile questa soluzione che, non dimentichiamolo, è più salutare per i consumatori. E incentiviamo l’uso produttivo della frutta made in Italy.

E la plastica tax?

Anche in questo caso ha fatto bene il Presidente Bonaccini a sostenere che non ha molto senso una strategia punitiva. Mentre avrebbe un effetto green più concreto prevedere incentivi per la riconversione di impianti da plastiche chimiche a riciclato, a plastiche compostabili o bioplastiche. Inoltre si dovrebbe puntare a sostenere lo sviluppo e l’industrializzazione di nuovi ambiti di applicazione delle plastiche riciclate nell’ambito del packaging, la nascita di unità produttive per la bioplastica, la pratica dell’ecodesign, cioè la riprogettazione per imballaggi riciclabili e del disassemblaggio, riuso e riciclo per ciò che non è imballaggio.

Infine, tra i settori produttivi strategici che stanno affrontando un futuro incerto c’è anche l’agricoltura.

L’Ue si sta apprestando a varare una rivoluzione verde con un budget di mille miliardi. Un investimento simile deve però essere fatto tenendo conto delle esigenze degli agricoltori. È ancora il metodo di cui parlavo prima: lavoro di squadra e confronto con chi è il destinatario delle scelte politiche. Come ha ricordato recentemente anche il parlamentare europeo Paolo De Castro, con cui collaboro da anni, servono incentivi perché le imprese agricole applichino metodi di produzione più virtuosi, promuovendo negli accordi commerciali la reciprocità delle norme di produzione rispettate dai produttori dell’Ue. La regione Emilia-Romagna ha messo i temi del mondo agricolo al primo posto, a cominciare dall’esigenza di garantire redditi dignitosi agli operatori. Non possiamo permetterci di lasciare indietro un settore che per l’Italia è importante non solo economicamente ma anche culturalmente, non foss’altro per il fatto che siamo tra le nazioni con più prodotti certificati, che esportiamo in tutto il mondo.

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