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Tutti i movimenti del petrolio russo tra Europa e Asia

Price Cap

Le vendite di petrolio russo in Europa sono crollate, ma i carichi diretti in Asia sono robusti. Cosa cambierà con il price cap del G7 e dell’Ue?

 

Mancano due settimane all’introduzione da parte del G7 e dell’Ue di un price cap sul petrolio russo e la domanda sorge spontanea: come si sta regolando l’industria petrolifera di Mosca? Dove e a chi sta vendendo il suo greggio?

Crollo del mercato europeo continentale

 Se la domanda è a chi Mosca sta attualmente vendendo il suo petrolio, la risposta che ricaviamo da un dettagliato articolo di Bloomberg è che non è l’Europa. Le consegne dai terminal del Baltico e dell’Artico sono scese infatti di ben il 90%, essendo diminuite, rispetto al livello di 1,2 milioni di barili al giorno di prima dell’invasione dell’Ucraina, a meno di 100mila barili al giorno.

Nelle quattro settimane conclusesi il 18 novembre, la Russia ha consegnato a Rotterdam, che è l’ultima destinazione europea rimasta aperta ai flussi via mare provenienti dalla Federazione Russa (con esclusione di quelle del bacino Mediterraneo e del Mar Nero,) solo 95 mila barili al giorno.

Questo è l’effetto dello stop al petrolio russo imposto ormai diversi mesi fa da Paesi come Francia, Germania e Lituania, cui da settembre si è aggiunta anche la Polonia.

I flussi complessivi verso il Vecchio Continente

Nei 28 giorni precedenti il 18 novembre, calcola Bloomberg, l’export via mare del petrolio russo verso i Paesi europei ha raggiunto i livelli minimi dall’inizio dell’anno, con una media di 569mila barili al giorno.

Rispetto alla settimana che si è conclusa l’11 novembre si è registrato un ulteriore calo del 19%, pari a 131mila barili in meno.

Anche le esportazioni verso il mercato mediterraneo hanno subito una flessione (631mila barili di media nel mese che si è concluso il 18 novembre), con la significativa eccezione della Turchia, il cui import, stimato da Bloomberg in 300mila barili al giorno, è tre volte superiore rispetto ai volumi preguerra.

Un’altra conferma del trend complessivo è rappresentata dai flussi diretti ai porti di Bulgaria e Romania, che con appena 146mila barili al giorno risultano dimezzati rispetto al picco raggiunto a giugno.

Va segnalato che i due paesi che si affacciano sul Mar Nero si sono assicurati delle parziali esenzioni dall’embargo Ue che entrerà in vigore il 5 dicembre, le quali consentiranno a Bulgaria e Romania di continuare a importare il greggio russo.

Destinazione Asia

Dove è diretto allora il petrolio russo? La risposta è in Asia, dove sono diretti tre quarti della produzione caricata nei porti baltici.

I flussi diretti in Asia nel medesimo periodo hanno superato quota 3 milioni di barili al giorno, con una significativa crescita nelle ultime settimane.

A tal proposito Bloomberg osserva come le raffinerie indiane stiano facendo incetta dell’oro nero di Mosca e lo faranno anche nelle prossime settimane grazie ad una clausola nel meccanismo del price cap che tollera le consegne effettuate poco dopo la deadline del 5 dicembre.

Bloomberg rileva anche come numerosi cargo in partenza dalla Russia celino prudentemente la propria destinazione fino a quando attraversano il canale di Suez, un passaggio superato il quale le navi possono palesare la loro destinazione finale rappresentata assai probabilmente da un porto indiano o cinese. Sono ben 75mila i barili di petrolio al giorno che raggiungono l’Asia attraverso questo sistema.

Se la gran parte dei cargo diretti in Asia è destinata ai mercati di India e Cina, alcuni di essi approdano occasionalmente in destinazioni come gli Emirati Arabi Uniti e lo Sri Lanka.

Scenari dopo il price cap

In questi giorni sia il G7 sia l’Ue stanno rifinendo gli ultimi dettagli del meccanismo che dal prossimo 5 dicembre imporrà un tetto massimo al prezzo del petrolio russo.

Ma come riporta OilPrice.com, l’International Energy Agency (IEA) nel suo ultimo rapporto settimanale ha segnalato “enormi incertezze” quanto agli scenari che si aprono sia nell’immediato che nel medio termine.

“L’imminente embargo dell’Ue – scrive l’IEA – sul petrolio russo e sull’importazione di prodotti petroliferi … creerà forti tensioni negli equilibri globali del mercato petrolifero con particolare riguardo ad una già ridotta offerta di diesel”.

L’IEA nota come l’imposizione di un tetto ai prezzi “potrebbe contribuire ad alleviare le tensioni, anche se rimane una miriade di incertezze e sfide logistiche”.

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