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Perché senza il rame l’eolico non può decollare

Eolico

Le turbine eoliche hanno una media di appena 11 grammi di emissioni di CO2 per chilowattora di elettricità generata

Le rinnovabili? In realtà non esistono, perché se non consumiamo idrocarburi consumiamo altre preziose risorse. Per questo occorre trovare un equilibrio. E per capirlo basta pensare, ad esempio, all’eolico offshore, uno dei comparti in maggiore crescita negli ultimi anni. L’impennata di questo settore spingerà in alto i prezzi del rame considerando che ogni turbina utilizza qualcosa come 63 mila libbre di materiale, ovvero circa 28.500 kg.

LO STOP ALLE FORNITURE DI RAME DAL CILE HA MESSO IN CRISI IL SETTORE

Una settimana fa, il metallo era salito a livelli record a causa delle interruzioni della catena di approvvigionamento dovuta a problemi in Cile.

La questione si era originata da una disputa salariale tra il gruppo BHP e i lavoratori del centro operativo in Cile. Bloomberg ha riferito che il 97% dei lavoratori aveva deciso di scioperare, il che avrebbe significato un’interruzione delle forniture abbastanza duratura specialmente in attesa di una negoziazione tra la società e il governo cileno.

Per fortuna, nel fine settimana, gli sforzi della Cina per frenare il rally del mercato delle materie prime ha frenato i prezzi anche se al momento il rame sta salendo di nuovo, in un trend che probabilmente si rivelerà costante nei prossimi tempi.

SERVONO IN MEDIA 29 TONNELLATE DI RAME PER UNA TURBINA DA 3,6 MW

La ragione di questa trend crescente è che l’energia rinnovabile, e più segnatamente l’energia eolica, come ha scritto la ricercatrice Mirela Petkova su Energy Monitor in un recente articolo, richiedono quantità incredibili di rame, più o meno 8 tonnellate per ogni megawatt di capacità di generazione. In media “una turbina di 3,6 MW, che può alimentare più di 3.300 famiglie medie dell’Ue, conterrà circa 29 tonnellate di rame”, ha detto Petkova citando i dati dell’Agenzia internazionale per l’energia.

Weekly data: Why keeping an eye on copper is vital for the energy transition

Questa tendenza all’aumento della domanda di rame si intensificherà solo nei prossimi anni man mano che il mondo espanderà la sua capacità di generazione di energia rinnovabile. Ma è altrettanto probabile che sarà sotto scacco della dalla costante minaccia di un’interruzione dell’offerta come quella avvenuta in Cile.

I PREZZI DEL RAME DEVONO AUMENTARE DEL 50% PER GARANTIRE PIU’ OFFERTA

C’è anche una carenza di nuova offerta in arrivo anche se la domanda cresce. Secondo Ivan Glasenberg di Glencore, che ha parlato al Financial Times, è probabile che la scarsità di offerta continuerà fino a quando i prezzi del rame non aumenteranno del 50% rispetto ai livelli attuali.

L’EOLICO INQUINA IL 75% IN MENO DEL SOLARE

Ma quanto impatta l’eolico dal punto di vista carbonico? L’analista Deepa Venkateswaran della Bernstein Research lo ha esaminato. E secondo quanto si legge su Forbes “citando i dati di aziende del calibro di National Renewable Energy Laboratory, Vestas, Siemens Gamesa Renewable Energy e stime di Bernstein, Venkateswaran ha stabilito che i maggiori contributori all’impronta di carbonio delle turbine eoliche sono l’acciaio, l’alluminio e le resine epossidiche che tengono insieme i pezzi – con il torre in acciaio che rappresenta il 30% dell’impatto del carbonio, la fondazione in calcestruzzo il 17% e le pale in fibra di carbonio e fibra di vetro il 12%. Ammortizzando il costo del carbonio nell’arco di decenni di vita dell’attrezzatura, Bernstein ha stabilito che l’energia eolica ha un’impronta di carbonio inferiore del 99% rispetto alle centrali elettriche a carbone, del 98% in meno del gas naturale e una sorpresa del 75% in meno di solare”.

“Più specificamente, calcolano che le turbine eoliche hanno una media di appena 11 grammi di emissioni di CO2 per chilowattora di elettricità generata. Ciò si confronta con 44 g / kwh per il solare, 450 g per il gas naturale e un enorme 1.000 g per il carbone. Ma batterli tutti è l’originale fonte di energia a zero emissioni di carbonio su larga scala, l’energia nucleare, a 9 g / kWh”, conclude lo studio.

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