Energia

Perché Saudi Aramco è pronta a tagliare i prezzi del petrolio

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barile

Il prezzo dei carichi di greggio a pronti dalla Russia all’Angola al Brasile è crollato questo mese dopo il calo degli acquisti da parte dei principali importatori, tra cui la Cina. Per questo anche altri produttori mediorientali potrebbero essere costretti a tagliare i prezzi del petrolio

 

Per la prima volta da quando è iniziata la ripresa del prezzo del petrolio, tre mesi fa, l’Arabia Saudita e altri produttori del Medio Oriente stanno subendo forti pressioni per ridurre il prezzo del barile, “segno di come l’andamento della domanda abbia iniziato a rallentare: il cambiamento non preannuncia il ritorno a prezzi ultra bassi del petrolio di marzo e aprile, ma indica piuttosto che i futures stanno cercando di avanzare molto al di sopra dei 40 dollari al barile”, secondo quanto riporta il Washington Post.

NEI PROSSIMI GIORNI I PRODUTTORI SVELERANNO I PREZZI DI SETTEMBRE

I nuovi picchi di casi di coronavirus stanno infatti deprimendo la domanda di carburante, a causa dei blocchi locali, i mancati rientri negli uffici e le vacanze annullate che limitano la circolazione delle persone. Ma mentre questi fenomeni rallentano la ripresa dei consumi, la produzione di greggio è in aumento, con un potenziale ribaltamento dell’equilibrio tra domanda e offerta in eccesso.

“Un grande indizio di quanto le dinamiche del mercato globale si siano realmente spostate, diventerà chiaro nei prossimi giorni, quando i produttori del Medio Oriente sveleranno i loro prezzi di settembre. I trader e i raffinatori in Asia e in Europa si aspettano che l’Arabia Saudita riduca i suoi cosiddetti prezzi di vendita ufficiali per la prima volta da quando è in piedi l’alleanza Opec+”.

“Gli Osp (il prezzo di vendita ufficiale che viene offerto a tutti gli acquirenti sul mercato per un determinato periodo di tempo utilizzando di solito una formula o un differenziale rispetto ai benchmark di mercato, ndr) sono sempre importanti, ma soprattutto nei periodi di squilibrio del mercato – ha detto Bjornar Tonhaugen, responsabile dei mercati petroliferi presso Rystad Energy al Washington Post -. L’Arabia Saudita ha sempre il polso della domanda dei clienti”.

ARABIA SAUDITA LEADER

In genere le altre nazioni del Golfo Persico quasi sempre seguono quanto viene fatto dall’Arabia Saudita in termini di prezzi di vendita ufficiali. Il mercato fisico, a sua volta, influenza il trading dei futures petroliferi nelle borse di Londra, New York e altrove.

ARAMCO DOVREBBE TAGLIARE IL PREZZO DI 48 CENTESIMI

“Saudi Aramco, la compagnia petrolifera statale, dovrebbe ridurre il prezzo ufficiale di vendita per il suo FlagshipArab Light grade di 48 centesimi al barile per le vendite di settembre in Asia, come dimostra la stima mediana di otto trader e raffinatori in tutta la regione. Si tratterebbe del primo calo in quattro mesi dopo una serie di aumenti che si sono verificati dopo i tagli decisi di Opec+”.

ANCHE ALTRI PRODUTTORI POTREBBERO TAGLIARE I PREZZI

Il prezzo dei carichi di greggio a pronti dalla Russia all’Angola al Brasile è crollato questo mese dopo il calo degli acquisti da parte dei principali importatori, tra cui la Cina. I margini di raffinazione sono ancora ben al di sotto della loro media nel periodo dell’anno anche nel polo petrolifero asiatico di Singapore, e ciò pesa sulla capacità dei trasformatori della regione di ottenere profitti e di pagare di più per il greggio. Per questo, secondo il Washington Post, “altri produttori mediorientali potrebbero essere costretti a tagliare gli OSP quando l’Opec e i suoi alleati come la Russia cominceranno ad allentare i cordoni della produzione a partire dal prossimo mese. Il greggio Brent di riferimento a livello globale è pronto per il primo guadagno mensile, ma agosto potrebbe rivelarsi più impegnativo in quanto l’aumento dell’offerta colpisce un’economia globale che è ancora lontana dal portare il virus sotto controllo”.

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