Energia

Come si muoverà Bruxelles su energia e ambiente

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inquinamento cambiamenti climatici

Che cosa ha annunciato il commissario europeo responsabile per l’Ambiente, Virginijus Sinkevicius

 

Un virus delatore.

Tra tanti dolori ci ha rivelato anche come e quanto i Paesi europei siano indietro per proteggere i loro cittadini da inquinamento e malattie respiratorie. Più passano le settimane, più sono le certezze che i piani nazionali per controllare le emissioni nocive sono da rivedere.

Le migliaia di pagine scritte prima del Covid 19, collegate agli scenari di green economy, non vano bene. Le interrelazioni tra inquinamento, malattie respiratorie e decessi prematuri sono un messaggio chiaro: “In tutta Europa, troppe persone sono ancora in pericolo a causa dell’aria che respiriamo”. Servono misure più efficaci per “ridurre l’inquinamento e affrontare il problema delle emissioni atmosferiche in tutti i settori, compresi l’agricoltura, i trasporti e l’energia”.

Con queste dichiarazioni, il commissario europeo responsabile per l’Ambiente, Virginijus Sinkevicius, ha chiesto ai governi di rimediare, e in poco tempo. Una mezza smentita della continua narrazione dei governi “siamo sulla strada giusta”.

Questo è un momento propizio, per cui chi non investe nell’aria pulita non investe sulla salute delle persone. Una tesi che in Italia è sostenuta da decine di scienziati, Università, centri di ricerca. Finalmente inizia a capacitarsene anche la politica, almeno quella europea.

Secondo la prima relazione della Commissione la maggior parte degli Stati rischia di non rispettare i propri impegni di riduzione delle emissioni per il 2020 o il 2030. La Commissione sta verificando le singole situazioni e continuerà a farlo. Ha, intanto, ammonito di avere attenzione per l’agricoltura per “ridurre le emissioni di ammoniaca, che rappresentano l’ostacolo più diffuso e grave all’attuazione in tutta l’Ue”.

Chi farà e cosa? La domanda dovrà avere una risposta nei prossimi mesi. Non solo perché i governi stanno per ricevere i soldi per la ripresa generalizzata, anche se preoccupata, dell’economia europea. Ma soprattutto perché Bruxelles è preoccupata per il programma “Aria pulita” al 2030.

La direttiva che ha ispirato il piano pluriennale ridurrebbe di quasi il 50% l’impatto negativo dell’inquinamento atmosferico sulla salute entro la fine del decennio. È chiaro che se non si rimette subito mano alle interrelazioni tra inquinamento e malattie respiratorie nessun traguardo potrà essere raggiunto.

La conformità della riduzione delle emissioni del 2020 sarà verificata nel 2022, riporta l’Aise, quando saranno disponibili gli inventari delle emissioni per quest’anno. La politica non avrà più nemmeno l’alibi del Covid 19.

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