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Lo spot green dell’Ue durante la Champions è un autogol per Bruxelles

Spot Ue

L’Ue sotto accusa per lo spot verde nelle partite di Champions: non dice una parola sui padroni e sponsor petroliferi del calcio. L’articolo di Tino Oldani per ItaliaOggi

Da martedì sera, durante le partite di calcio della Champions League, viene trasmesso uno spot patrocinato dalla Commissione Ue. Lo scopo, ha tenuto a sottolineare Ursula Von der Leyen con un tweet, è di lanciare un messaggio a favore del Green Deal, la rivoluzione verde messa in moto da Bruxelles per azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050.

Senza dubbio, una novità nella comunicazione politica europea. Che però non è piaciuta a tutti: anzi, prima ancora che andasse in onda, lo spot è stato sommerso dalle critiche, giudicato addirittura «un enorme autogoal». Il motivo? Da più parti, il messaggio viene giudicato non solo poco efficace e fuorviante rispetto all’obiettivo dichiarato dalla Von der Leyen, ma addirittura timido e compiacente con gli sponsor e i padroni petroliferi del calcio europeo, in testa il gruppo russo Gazprom e i paesi arabi del petrolio che hanno acquistato alcune squadre tra le più note in Europa, diventate in poco tempo le più ricche e competitive.

Da qui l’accusa, piuttosto pesante, di favorire una sorta di greenwashing (lavaggio verde) a favore di paesi autoritari che non rispettano i diritti umani, primo fra tutti l’Arabia Saudita, il cui fondo sovrano ha appena acquistato la squadra inglese del Newcastle.

Lo spot (43 secondi) è piuttosto semplice: rivolge più volte ai telespettatori la stessa domanda, «qual è il tuo trucco?», dove per trucco si intende il modo con cui ciascuno può contenere alcuni consumi, riducendone l’impatto negativo sul clima. Nella parte finale dello spot, il portiere Gigi Buffon dimostra il suo trucco, lanciando un pallone che entra in casa da una finestra, spegne le luci, abbassa il riscaldamento e chiude il frigorifero. Tutto qui. Per i critici, lo spot è fuorviante, poiché concentra l’attenzione sul ruolo degli individui, invece di puntare sulla necessità di ridurre l’uso dei combustibili fossili in modo strutturale. Ma questo avrebbe urtato i grandi sponsor petroliferi della stessa Champions e del calcio europeo, e l’Ue, secondo le accuse, si è ben guardata dal farlo.

Pascoe Sabido, dirigente del Corporate Europe Observatory con sede in Olanda, un’organizzazione non-profit che si occupa di documentare gli effetti del lobbismo sulle decisioni di Bruxelles, ha dichiarato: «Von der Leyen sta dicendo alla gente che dobbiamo affrontare il cambiamento climatico spegnendo le luci, piuttosto che ponendo fine alla dipendenza dai combustibili fossili. Un autogoal enorme».

Severo anche il giudizio di Andrew Simms, condirettore del think-tank New Weather Institute, autore di uno studio approfondito sulla pubblicità commerciale trasmessa durante gli eventi sportivi, dove dimostra che la maggior parte dei 470 miliardi di dollari spesi nel mondo ogni anno in questo settore sono a favore di attività che operano con combustibili fossili. Per lui, «lo spot Ue è un errore sbalorditivo. Questi messaggi non dovrebbero fare il gioco dei produttori di combustibili fossili, che sono parte del problema». Una chiara allusione al gruppo russo Gazprom, uno dei principali sponsor della Champions League e di alcuni club che vi partecipano, oltre che a paesi come Qatar, Emirati e Arabia Saudita, che hanno acquistato una decina di club calcistici in Europa, tra cui il Psg di Parigi (Qatar) e il Manchester City (Emirati).

Quanto all’Arabia Saudita, il cui fondo sovrano ha acquistato il Newcastle pochi giorni prima che l’Ue lanciasse lo spot verde, ha stupito non poco la frattura che si è venuta a creare tra alcuni esponenti del calcio giocato da una parte, e le autorità calcistiche dell’Uefa dall’altra. Queste ultime, dopo avere concordato con la Commissione Ue la campagna di spot nella Champions, non hanno speso una parola sull’acquisto del Newcastle, né controllando l’applicazione del fair-play finanziario, come sarebbe loro dovere, né il rispetto dei diritti umani, a cui l’Uefa Respect e tutti gli organismi di Bruxelles dicono di tenere molto, almeno a parole. Un silenzio imbarazzante, rotto dal tedesco Jurgen Klopp, allenatore del Liverpool: «Non ci possono essere due opinioni differenti sulle preoccupazioni circa i diritti umani non tutelati in Arabia Saudita. Non c’è dubbio su questo: allora perché è stato permesso, nonostante tutti i dubbi? Mi aspettavo dichiarazioni ufficiali, ma non è successo nulla». Parole che tutti i media hanno elogiato, ricordando che il principe saudita Mohamed Bin Salman, da cui dipende il fondo sovrano del suo paese (500 mld $), nuovo proprietario del Newcastle, è considerato da un rapporto degli 007 Usa il mandante dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, avvenuto nel 2018 nell’ambasciata saudita in Turchia.

Di fronte alle critiche, riferisce euractiv.com, un portavoce dell’Ue ha risposto: «Crediamo fermamente che, raggiungendo in tv centinaia di milioni di persone di tutta l’Europa, di tutte le età e ceti sociali, la campagna congiunta tra Commissione Ue e Uefa Respect darà un contributo positivo per aiutare ad affrontare i cambiamenti climatici». E Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Ue e capo operativo del Green Deal, ha tenuto a precisare che l’Ue sta agendo su due fronti, sia sui grandi gruppi per i cambiamenti strutturali, che sui comportamenti individuali con la campagna di spot: «Non avremo successo se tutti non affronteranno il problema del cambiamento climatico, facendo piccoli passi individuali».

Messaggio chiaro a parole, ma davvero incomprensibile in uno spot dove Buffon spegne la luce di casa e abbassa il riscaldamento, lanciando un pallone da fuori. Un’occasione persa.

 

Articolo pubblicato su italiaoggi.it

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