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Perché l’Italia cestina la possibilità di fare energia dai rifiuti?

Energia Gestione Rifiuti Coronavirus

Cosa si è detto sull’Italia, sui rifiuti, sull’energia e sull’economia circolare in occasione della presentazione del rapporto “Rifiuti urbani”. L’articolo di Nunzio Ingiusto 

La fatica di produrre energia dai rifiuti è intatta. Un’economia davvero circolare continua a non essere nelle corde del governo. L’esecutivo autodichiaratosi più verde degli ultimi anni resta sempre sotto osservazione Ue per come (mal)gestisce una ricchezza formidabile. Restano poco più di 10 anni per arrivare all’80% di raccolta differenziata e toccare il target europeo del 65% di effettivo riciclo.

Ma uno scatto è necessario, si è detto la scorsa settimana alla presentazione del rapporto ‘Rifiuti urbani’ dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Una marcia veloce, almeno da parte dei Ministeri più interessati e delle Regioni che sono indietro. Tuttavia, è giusto non farsi illusioni.

La storia del Covid ha messo in luce limiti e storture di un rapporto sbilanciato (a dir poco) tra centro e periferia. Figuriamoci se sui rifiuti, sugli effetti positivi ambientali ed energetici di un sistema moderno, senza nebbie ideologiche, nel breve tempo verremo a capo di qualcosa. Con l’aria politica che tira, poi.

Filippo Brandolini, vicepresidente di Utilitalia, la Federazione delle imprese di acqua ambiente e energia, ieri è stato netto. Rappresenta un pezzo del sistema, ma sa bene che la strada è ancora lunga. È consapevole che i territori sono diversificati e spesso hanno interessi diversi. Ma la spazzatura è uno spreco doppio. Uno sconcio europeo, a dispetto di tutte le intenzioni green che Conte diffonde ogni giorno. Bisogna crescere con differenziata e riciclo. Ma come è possibile se di nuovi impianti non se ne parla più? I Cinquestelle – se manterranno ancora il punto – non accetteranno mai nuovi termovalorizzatori. Non sembrano soffrire di una dicotomia tra un Paese che Di Maio dice di voler modernizzare e tonnellate di spazzatura mal curate. Dove la gestione dei rifiuti è impostata su logiche industriali, invece, i risultati sono migliori e in linea con gli standard europei, ha detto Brandolini. Una specie di mantra ormai annoso che nel Palazzo simil grillino non viene ascoltato.

Del resto si chiude un anno assai duro. Con l’emergenza chi non ha capito che bisogna migliorare la dotazione impiantistica del Paese? Sappia il governo, precisano le imprese del settore, che il sistema rifiuti nel 2020 ha tenuto soltanto grazie a provvedimenti straordinari di deroga.

In un simile contesto arriva immancabile il richiamo al Recovery fund ed al Programma nazionale per la gestione dei rifiuti da mettere nero su bianco. Attese, al momento. Perché alla domanda su quando e come l’Italia uscirà dal cannocchiale europeo di osservata speciale rifiuti, non ha risposto nessuno. E forse nessuno risponderà.

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