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Perché l’Europa continuerà a gasarsi con Russia, Norvegia e Algeria

Gas

Con il Gnl spinto verso l’Asia dove i prezzi risultano considerevolmente più alti, l’Europa dovrà fare affidamento sui fornitori tradizionali di gas. Che cosa emerge da uno studio di S&P Global Platts

Il clima freddo sta spingendo i consumi di gas in Europa che tuttavia potrà contare poco sul Gnl, spinto verso l’Asia dove i prezzi risultano considerevolmente più alti. Per questo è probabile che il Vecchio Continente sarà costretto a fare ricorso sui suoi tradizionali fornitori di gas, vale a dire Russia, Norvegia e Algeria.

L’EVOLUZIONE DEL MERCATO DIPENDE DALLA CAPACITÀ DEI FORNITORI DI SODDISFARE LA DOMANDA

Secondo quanto evidenzia S&P Global Platts l’evoluzione del mercato del gas in questo trimestre dipenderà comunque in larga misura “dalla capacità dei fornitori di gasdotti europei di intensificare gli approvvigionamenti per soddisfare la domanda in caso di clima freddo”. Sempre considerando l’estrema volatilità dei prezzi in questo periodo caratterizzato dalla pandemia di coronavirus, che infatti potrebbe portare a repentini cambi di direzione in tempi “relativamente brevi”.

EUROPA ADEGUATAMENTE RIFORNITA

Gli storici fornitori dell’Europa – Russia, Norvegia e Algeria – hanno comunque tutti e tre la capacità di “colmare qualsiasi lacuna lasciata dalle minori importazioni di Gnl, escludendo gravi interruzioni impreviste. Ciò dovrebbe consentire all’Europa di essere adeguatamente rifornita. E con i siti di stoccaggio del gas ancora pieni al 73% alla fine del 2020, secondo i dati di Gas Infrastructure Europe, l’Europa dovrebbe essere in grado di gestire eventuali picchi di domanda”, ha evidenziato S&P Global Platts.

IL FATTORE TAP

Non bisogna dimenticare poi l’avvio di Tap la scorsa settimana che da all’Europa un’ulteriore fonte di approvvigionamento dall’Azerbaigian: il gasdotto prosegue dalla Turchia e attraversa la Grecia, l’Albania e il Mare Adriatico prima di raggiungere l’Italia meridionale. Attualmente anche la Bulgaria sta importando gas azero attraverso un punto di confine con la Grecia, di Kulata-Sidirokastro.

UNA DOMANDA DI GAS PIÙ ALTA

Più difficile verificare con esattezza la domanda. Per James Huckstepp, analista responsabile di S&P Global Platts Analytics, le temperature rigide di questo periodo dovrebbero aumentare la richiesta di gas, specialmente rispetto ai due anni precedenti che hanno registrato un clima molto più mite. Huckstepp ha anche fatto notare che potrebbe esserci un doppio impatto dato dalla pandemia sul riscaldamento delle persone: da un lato quelle che lavorano da casa e dall’altro la necessità di riscaldare i luoghi di lavoro.

RUSSIA-UCRAINA POSSIBILE FATTORE RIALZISTA

Nonostante queste premesse potrebbero intervenire potenziali attori rialzisti nel primo trimestre del 2021. La Russia, ad esempio, che avrebbe dovuto rifornire l’Europa con il Nord Stream 2, dovrà avvalersi ancora della rete ucraina per spedire i propri volumi di combustibile.

La capacità di transito ucraina prenotata a lungo termine doveva scendere da 65 a 40 mld di mc nel 2021, sebbene Gazprom stia attualmente acquistando capacità aggiuntiva per soddisfare la crescente domanda invernale.
Non bisogna comunque dimenticare l’apporto di TurkStream che nel 2020 ha trasferito all’Europa oltre 5,8 miliardi di metri cubi di gas russo dalla Turchia, secondo quanto riferito dal quotidiano turco Hurriyet.

NORVEGIA STESSO EXPORT, PIU’ GAS DALL’ALGERIA

Nessun problema, invece, dalla Norvegia. Le forniture dal paese scandinavo non hanno subito interruzioni nel 2020, guagliando le esportazioni dello scorso anno e nelle ultime settimane hanno quasi raggiunto la capacità di circa 350 milioni di mc. Secondo S&P Global Platts questa situazione dovrebbe mantenersi stabile anche durante il primo trimestre dell’anno, con solo piccoli lavori di manutenzione sulla piattaforma continentale norvegese in vista di una stagione di manutenzione molto più pesante fissata per il secondo trimestre.

Stesso discorso anche per le forniture algerine che addirittura potrebbero rivelarsi più forti nel primo trimestre 2021 rispetto al 2020, “poiché i contratti indicizzati sul petrolio di Sonatrach sono scesi parecchio grazie alla debolezza del greggio”.

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