Energia

Perché le compagnie petrolifere Usa spendono meno in lobbying

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L’American Petroleum Institute, che rappresenta le aziende di tutto il settore, ha conteggiato per l’attività di lobbying 1,31 milioni di dollari, la cifra trimestrale più bassa da oltre un decennio

 

Le grandi compagnie petrolifere americane archiviano il secondo trimestre dell’anno con spese per le attività di lobbying in calo rispetto a quanto registrato nella prima parte del 2020. L‘American Petroleum Institute, che rappresenta le aziende di tutto il settore, ha conteggiato per l’attività 1,31 milioni di dollari, la cifra trimestrale più bassa da oltre un decennio.

QUANTO SPENDONO EXXONMOBIL E CHEVRON

Stesso discorso per le altre compagnie made in Usa: secondo i dati raccolti da Axios ExxonMobi, la più grande multinazionale con sede negli Stati Uniti, ha speso 1,76 milioni di dollari, in calo rispetto ai 2,67 milioni del trimestre precedente, che rappresenta totale più basso da quando il Lobbying Disclosure Act è stato modificato per richiedere la presentazione dei rendiconti trimestrali oltre un decennio fa. Chevron ha totalizzato 1,95 milioni di dollari, in calo rispetto ai 3,05 milioni del primo trimestre.

IN CALO ANCHE SHELL, CONOCOPHILLIPS, BP E OCCIDENTAL

Stesso discorso per Shell che ha registrato 1,63 milioni di dollari di spese, in calo rispetto agli 1,87 milioni nel primo trimestre e ConocoPhillips: il colosso indipendente, ha speso 580.000 dollari, molto al di sotto rispetto al periodo precedente.

Bp ha totalizzato 1,04 milioni di dollari, che è l’importo più basso dall’inizio del conteggio trimestrale. Infine Occidental, altro produttore indipendente, ha speso 640.000 dollari in calo rispetto ai 2,3 milioni del trimestre precedente.

PERCHÉ SI SPENDE MENO

La domanda principale è quella di capire cosa ci sia dietro il declino delle spese di lobbying. “Una persona che lavora negli affari governativi per una grande compagnia petrolifera ha rivelato che le cifre più basse riflettono un rallentamento del lavoro di lobby” da un lato e la necessità di “rivisitare le interazioni a distanza durante il periodo della pandemia”, ha spiegato Axios.

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