Energia

Perché in Germania il Pacchetto Clima infiamma politica e industria

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L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

Misure per 54 miliardi di euro fino al 2023, fissazione di un prezzo per le emissioni di anidride carbonica (Co2) nei settori dei trasporti e nell’edilizia, l’introduzione dal 2021 del sistema del commercio dei certificati di emissione, come già esiste in Ue per le industrie (Ets), biglietti del treno più economici, quelli dell’aereo più cari, aumenti per benzina e diesel. Sono alcuni dei punti cardine del Piano per la protezione clima 2030 licenziato dal governo di Grosse Koalition tedesco proprio nel giorno in cui centinaia di migliaia di persone hanno sfilato in oltre 500 città del Paese (le più affollate: oltre 250mila a Berlino e 100mila ad Amburgo) dietro le insegne del nuovo movimento ecologista, Fridays for Future. La più ampia manifestazione in favore del clima che si sia mai svolta in Germania, Paese in cui è forte la tradizione dell’ecologismo politico e in cui è presente il più forte partito verde d’Europa.

UN PACCHETTO DA 54 MILIARDI SENZA NUOVI DEBITI

Ci sono volute 18 ore di trattative tra i ministri competenti del gabinetto per il clima, iniziate nel pomeriggio di giovedì, trascinatesi per tutta la notte e conclusesi solo nella tarda mattinata di venerdì, per giungere a un risultato che, stando alle prime reazioni, scontenta molti per ragioni opposte: i giovani manifestanti ecologisti, che lo giudicano un compromesso al ribasso, e gli imprenditori che temono le ripercussioni economiche su diversi settori coinvolti. Angela Merkel, che esordì negli anni Novanta la carriera governativa proprio al ministero dell’Ambiente, ha cercato consapevolmente una via di mezzo tra le varie pressioni.

Sullo sfondo, il mantenimento del pareggio di bilancio (Schwarze Null): il pacchetto non prevede nuovi debiti, il governo non approfitterà del fatto che, in questo periodo, lo Stato tedesco può finanziarsi a tassi negativi. Le coperture finanziarie per gli investimenti arriveranno dall’aumento delle tasse sui voli, sugli autoveicoli e sul pedaggio degli autocarri.

Merkel ha presentato i punti principali del pacchetto non nella sala stampa della Bundespressekonferenz, dove vengono tradizionalmente illustrate le iniziative governative, ma nella sede del Futurium, il nuovo “centro per la modellazione del futuro” appena inaugurato nel quartiere governativo. Un luogo simbolico anche per tenere il passo con la straordinarietà della giornata e con le strade del Paese presidiate da studenti e genitori. La pressione della piazza è enorme, in nessun altro Paese del globo il movimento di Fridays for Future ha mobilitato emotivamente l’opinione pubblica.

FISSATO UN PREZZO PER TONNELLATA DI CO2 NEI TRASPORTI ED EDILIZIA

L’obiettivo è raggiungere nel 2030 la riduzione delle emissioni di gas serra del 38% rispetto al 2005, dopo che per stessa ammissione della cancelliera la Germania fallirà l’obiettivo fissato tredici anni fa per il 2020. La prima misura riguarda la definizione del prezzo per tonnellata di CO2 per i settori dei trasporti e dell’edilizia attraverso il commercio di certificati: avrà una soglia iniziale bassa, 10 euro nel 2021, e aumenterà di 5 euro all’anno fino a 35 euro nel 2025. Solo allora il prezzo della CO2 dovrebbe essere stabilito dal mercato e determinato all’interno di un corridoio di domanda e offerta. Dal 2026 sarà fissato un tetto massimo di emissioni che verrà ridotto di anno in anno. Benzina, diesel, gasolio da riscaldamento e gas naturale rincareranno. Per benzina e diesel è previsto un aumento di 3 centesimi nel 2021, dal 2026 oscillerà tra i 9 e i 15 centesimi.

TRASPORTI: TRENI PIÙ ECONOMICI, AEREI PIÙ CARI E INCENTIVI ALL’AUTO ELETTRICA

Come compensazione per i lavoratori pendolari costretti a utilizzare l’automobile privata, il governo aumenta il Pendlerpauschale, il rimborso per le spese di viaggio che passa da 30 a 35 centesimi per chilometro. Una misura giustificata dai partiti di governo con la necessità di tutelare chi vive in aree non collegate da efficienti servizi di trasporto pubblici con le città e criticata dai Verdi che ci vedono un incentivo a utilizzare l’automobile.

Si prova a incentivare i viaggi in treno (i cui costi sono in Germania piuttosto alti) riducendo l’iva sui biglietti dal 19 al 7% e a scoraggiare quelli in aereo, con l’aumento dal primo gennaio prossimo della tassa aeroportuale per i voli in partenza dalla Germania. In contemporanea, governo e Deutsche Bahn investiranno 86 miliardi di euro per rinnovare la rete ferroviaria entro il 2030.

Sul versante della mobilità elettrica l’aumento del bonus per l’acquisto di auto elettriche di costo inferiore ai 40mila euro dovrebbe dare fiato a vendite sinora inferiori alle previsioni. Altri investimenti erano già stati previsti per la creazione di una rete di rifornimento elettrico sulle strade e autostrade tedesche, con il contributo finanziario della case automobilistiche, ma i progressi su questo versante restano finora insignificanti: il governo promette movimenti anche in questo campo.
Le tasse automobilistiche verranno rimodulate sulle emissioni di CO2, penalizzando le auto più inquinanti, mentre le auto elettriche ne saranno esentate fino al 2025. Ritocco al rialzo anche per i pedaggi degli autocarri.

ADDIO AI SISTEMI DI RISCALDAMENTO A GASOLIO

Il pacchetto prevede bonus fino al 40% dei costi per la rottamazione dei vecchi sistemi di riscaldamento a gasolio con modelli a minore impatto climatico e incentivi fiscali per lavori di riqualificazione energetica degli edifici esistenti. Dal 2026 sarà proibito installare nuovi sistemi di riscaldamento a gasolio in tutti quegli edifici in cui è possibile utilizzare modelli più moderni. Per tutelare le fasce più deboli, sono previste compensazioni sui maggiori costi energetici per i percettori di sussidi statali (tipo Hartz IV).

ENERGIA PULITA: OFFERTE AI COMUNI PER SUPERARE LE OPPOSIZIONI AI PARCHI EOLICI

Il governo cercherà di accelerare la produzione di energia pulita. L’offerta ai comuni di vantaggi finanziari dovrebbe sbloccare l’approvazione della costruzione di nuovi parchi eolici sulla terraferma, al momento bloccati dall’opposizione di molte comunità. Ricorsi e lunghi procedimenti burocratici di approvazione hanno provocato un blocco nella loro costruzione.

UN COMITATO PER VALUTARE OGNI ANNO L’EFFICACIA DEL PIANO

Per Angela Merkel il piano varato permetterà di raggiungere gli obiettivi del 2030. la garanzia è nel fatto che il gabinetto per il clima non andrà in pensione ma si trasformerà in un comitato di controllo permanente che, grazie al contributo di scienziati ed esperti indipendenti, monitorerà ogni anno l’efficacia delle misure e suggerirà azioni correttive in caso di scostamento dagli obiettivi fissati. Anticipando le critiche che sono immediatamente piovute addosso agli stremati partecipanti alle trattative, la cancelliera ha sottolineato come la politica abbia compiti differenti rispetto agli scienziati, che hanno la libertà di indicare le misure che ci vorrebbero e i “giovani impazienti” che protestano nelle piazze: “La politica fa quel che è possibile e abbiamo raggiunto un buon compromesso”, ha detto, “con gradualità convinceremo le persone a modificare i propri comportamenti, non per rinunciare al proprio benessere ma per coniugare i principi dell’economia sociale di mercato con quelli ecologici”.

DUBBI DEGLI ECONOMISTI, MA PER L’IFO C’È DEL BUONO

E le critiche sono arrivate puntuali dalle opposizioni politiche. Verdi e liberali, pur con sensibilità differenti, hanno usato le stesse parole per bocciare il piano: una sommatoria di misure non coordinate con le quali sarà impossibile raggiungere gli obiettivi per il 2030. I liberali lamentano i rincari per i cittadini. Dubbi anche dagli economisti. Per Gabriel Felbermaur, presidente dell’IfW (Istituto per l’economia globale) di Kiel, il governo ha partorito “un gran numero di iniziative mal coordinate destinate con molta probabilità a essere inefficaci e costose”: manca soprattutto una strategia per promuovere la politica climatica a livello europeo e internazionale, così che gli sforzi tedeschi rischiano di essere compensati da maggiori emissioni all’estero, scaricando sulla Germania tutti i costi. Più in chiaroscuro il giudizio l’Ifo di Monaco: è positivo il fatto che al centro delle misure vi sia la fissazione del prezzo della CO2, anche se troppo basso, ma l’introduzione del tetto alle emissioni solo nel 2025 rischia di “vanificare il vero vantaggio del sistema di commercio dei certificati”. Delusi, infine, i manifestanti di Fridays for Future, per i quali il pacchetto del governo “non rappresenta una rottura ma uno scandalo”. Merkel aveva già avvertito la distanza con “i giovani impazienti”. Ma questa piazza non è destinata a smobilitare, ha il sostegno dell’opinione pubblica e la politica dovrà tenerne conto.

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