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Perché i prezzi del petrolio non affonderanno

Fossili

Fatti, numeri, analisi e previsioni sul petrolio. Il punto degli economisti Carlo Alberto Bollino e Marzio Galeotti pubblicato su Lavoce.info

IL CROLLO DEL PREZZO DEL WTI

L’evento – bizzarro – del prezzo del petrolio negativo, crollato in poche ore da 18 a -36 dollari a barile nella varietà West Texas Intermediate (figura 1) ha stupito tutti i mercati e, in un periodo di pandemia di coronavirus, ha amplificato la preoccupazione dell’opinione pubblica per gli shock di mercato. Anche perché mai era successo prima.

Occorre subito ricordare che in passato nella borsa elettrica in Germania abbiamo avuto di frequente prezzi orari negativi (in Italia non è possibile, semplicemente perché i regolamenti lo vietano). Quand’è allora che un prezzo diventa negativo?

La risposta è semplice: quando l’abbondanza dell’offerta rispetto alla scarsità della domanda è tale che il produttore preferisce pagare per consegnare la merce piuttosto che vederla non consegnata. Per quello che è successo al prezzo del petrolio ci sono dunque quattro domande da farsi.

COSA E’ SUCCESSO?

Sul mercato americano dei futures del prezzo del petrolio Wti vi erano delle posizioni che dovevano essere chiuse il 21 aprile, giorno di chiusura dei contratti per consegna a maggio. Il future è un contratto concluso oggi per l’acquisto o la vendita fisica nel futuro a un prezzo concordato oggi. Il 21 aprile, vista l’evidente situazione di eccesso di offerta “fisica” di petrolio, il valore di questi contratti future è crollato, prima a zero e poi addirittura negativo a -37 dollari. Poiché c’è una tale abbondanza di petrolio da saturare sostanzialmente tutti gli stoccaggi, con un record di 160 milioni di barili “parcheggiati” nella pancia delle superpetroliere alla fonda di fronte ai più grandi porti di scarico del mondo, si è creata una situazione di abbandono virtuale della merce. Talvolta, succede lo stesso su altri mercati: è quando gli agricoltori schiacciano con i trattori le arance o i pomodori che non riescono a vendere.

In effetti, gli unici che il 21 aprile potevano essere veramente interessati alla consegna di petrolio erano le raffinerie o le compagnie aree, ma poiché con il lockdown nessuno dei due ha interesse alla merce, ecco il crollo del prezzo sul mercato americano. Questo ci porta alla seconda domanda.

CI SARANNO RICADUTE A LIVELLO GLOBALE?

Guardando a ciò che è successo al Brent, il benchmark europeo, possiamo capire che sarà difficile che vi sia una ricaduta a livello globale degli eventi americani (figura 2). Sul mercato europeo, il Brent ha continuato a viaggiare sui 20 dollari al barile. È il prezzo che si è stabilizzato sulla base delle aspettative degli operatori dopo la tregua temporanea fra Russia e Arabia Saudita, seguita al disaccordo in sede Opec+ del mese scorso.

In effetti, forse non basterà (too little, too late) il taglio della produzione per 9,7 milioni barili di fronte a una caduta della domanda temporanea che potrebbe essere di 20 milioni di barili per via del blocco delle attività produttive. Ma una base per la stabilizzazione del prezzo in seguito a un equilibrio temporaneo di domanda e di offerta rimane e questo spiega perché il prezzo resta positivo. Tutto ciò serve per rispondere alla terza domanda.

C’E’ UNO SCENARIO APOCALITTICO ANCHE PER I MERCATI FINANZIARI?

Quello che è accaduto è stato un evento clamoroso per il balzo negativo di un prezzo in un giorno. Considerando però che il future a un mese sullo stesso mercato americano è attorno ai 20 dollari, si tratta semplicemente di un piccolo anatroccolo nero – non certo di un cigno – che ha disturbato il funzionamento dei mercati finanziari del petrolio per poco tempo.

Le transazioni sui “paper barrel” (i barili cartacei dei mercati finanziari) sono multipli di svariati ordini di grandezza dei barili fisici. Quindi l’episodio rimane isolato.

COSA SUCCEDERA’ QUANDO L’ECONOMIA RIPARTIRA’ DOPO IL LOCKDOWN?

Possiamo immaginare due scenari, uno in positivo e uno in negativo. Se la capacità di ripartenza del sistema petrolifero dopo i fallimenti e le chiusure sarà meno veloce della ripresa della domanda ci potremmo aspettare un “overshooting”, ovvero un rimbalzo del prezzo a livelli superiore a quello di un normale equilibrio. Se invece gli impianti che sono stati temporaneamente messi in naftalina saranno subito pronti non appena la domanda riprende, allora ripartirà l’offerta e potremmo avere un sentiero ordinato di recupero del prezzo del petrolio.

(Estratto di un articolo pubblicato su Lavoce.info; qui la versione integrale)

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