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Perché gli ambientalisti criticano il Pnrr (poco rinnovabile?)

Energia Carbon Free

Che cosa scrivono gli ambientalisti Massimo Scalia, Gianni Silvestrini, Gianni Mattioli ed Enzo Naso al presidente del Consiglio, Mario Draghi, sul Pnrr e sul ruolo delle energie rinnovabili

 

La transizione ecologica tanto invocata tarderà ad arrivare. E a frenarla sono le nuove misure del Pnrr, che per il settore prevedono pochi investimenti. Parola di Massimo Scalia, Gianni Silvestrini, Gianni Mattioli ed Enzo Naso, esperti di energia e noti esponenti dell’ambientalismo, che in una lettera indirizzata a Mario Draghi, e riportata da Ansa, criticano le scelte del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il cosiddetto Recovey Plan.

POCHE RISORSE

Il punto cruciale sono le risorse messe in campo. “Signor Presidente, la spesa prevista per la ‘Rivoluzione verde e la transizione ecologica’, tagliata di 10 miliardi rispetto al precedente PNRR, non consente l’avvio di nessuna rivoluzione ‘verde’. Mancano oltre 20 miliardi per adempiere al 37% richiesto ‘per obiettivi climatici’ dal regolamento per i fondi Ngeu. O si indica chiaramente nel Pnrr come si intende provvedere, o i giochi di parole sui progetti ‘verdi’ verranno sfavorevolmente visti in sede UE come una ‘furbizia’ italiana da non premiare”, scrivono Massimo Scalia, Gianni Silvestrini, Gianni Mattioli ed Enzo Naso nella lettera al presidente del Consiglio.

MISURE AL DI SOTTO DEGLI OBIETTIVI

Per i 4 “veterani dell’energia”, le misure i intervento sono di gran lunga anche lontane dagli obiettivi.

“Richiamandoci a quanto le abbiamo già scritto l’8 u.s. e all’ultima stesura del Pnrr, vogliamo sottolineare alla sua attenzione, nel campo che è di nostra maggior competenza, che: i 4,2 GW da nuovi impianti di fonti energetiche rinnovabili previsti come intervento pubblico a valere sui fondi NGEU sono incredibilmente al di sotto dell’obiettivo ” > 51% di riduzione della CO2″. Obiettivo, spiegano i quattro esperti, che lo spesso Piano si prefigge di raggiungere, entro il 2030.

FUORI DALLE RACCOMANDAZIONI UE

E ancora. Obiettivi nostrani a parte, quanto si prefigge di fare il Governo Draghi non tiene conto delle raccomandazioni Ue. “di realizzare entro il 2025 almeno il 40% dei 500 GW obiettivo UE al 2030, come viene peraltro ricordato nel “flagship” POWER UP dello stesso PNRR”.

MENO FER PIU’ BIOMETANO

Gli interventi ed i finanziamenti, secondo gli esperti, sono poco equi tra le fonti: “corrispondentemente, sono molto sottodimensionati gli investimenti per gli impianti FER, a vantaggio della promozione del biometano, prevista in misura che non ha corrispondenti negli altri Paesi UE”, spiegano Massimo Scalia, Gianni Silvestrini, Gianni Mattioli ed Enzo Naso.

QUALI CONSEGUENZE PER LE RINNOVABILI

“Un tale sottodimensionamento del ruolo delle energie rinnovabili vanifica il duplice e possibile obiettivo: di un responsabile e significativo contributo dell’Italia alla lotta contro il global warming; di dare una dimensione effettivamente industriale, anche nella MPI, allo sviluppo di dispositivi e sistemi di utilizzo delle energie rinnovabili”, aggiungono.

IL TAGLIO ALL’EFFICIENZA ENERGETICA

E ancora. I veterani lamentano anche il taglio, sostanziale, degli investimenti l’efficienza energetica. “Sembra miope il taglio di oltre 3 miliardi e mezzo di euro all’efficienza energetica a danno dell’edilizia pubblica, gli interventi energetici nella quale sono storicamente ripagati con ricadute decisamente superiori agli investimenti, e in termini di forte contributo alla decarbonizzazione”, sostengono i quattro esperti, aggiungendo che “il taglio all’efficienza energetica nell’edilizia pubblica unisce al danno la beffa di interventi su 195 edifici rispetto alle molte migliaia di scuole nazionali”.

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