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Perchè Donald Trump vuol far ritornare il carbone

Trump

Donald Trump ha firmato un decreto che elimina le vecchie norme in fatto di emissioni ratificate dall’Amministrazione di Barack Obama. Via libera a nuove centrali a carbone e stop alle riduzioni delle perdite di metano. Ma Exxon Mobile non ci sta

 

Donald Trump ai cambiamenti climatici non ci crede. Lo ha ribadito più volte nel corso della sua campagna elettorale. Le conseguenze non sono tardate ad arrivate durante il suo esecutivo: il 28 marzo 2017 il presidente degli Stati Uniti ha firmato un ordine esecutivo per cancellare buona parte delle iniziative adottate dall’amministrazione di Barack Obama per contrastare il cambiamento climatico.

Le norme non avranno effetto subito e il provvedimento potrebbe essere ostacolato da alcuni stati particolarmente sensibili alle politiche di difesa ambientale, come la California e lo stato di New York e dalle aziende di settore.

A sorpresa, infatti, il colosso dell’energia Exxon ha chiesto ad Obama di attenersi agli accordi presi dal suo predecessore a Parigi. Approfondiamo insieme.

Gli accordi di Parigi

L’Accordo, negoziato per anni e finalizzato nei suoi dettagli testuali a Parigi nel Dicembre del 2015, incoraggia trasformazioni profonde dei settori industriali e non (energia, trasporti, edilizia, agricoltura, ecc.), con l’obiettivo di ridurre le emissioni e contenere l’aumento di temperatura.

In particolare, i firmatari si sono impegnati a mantenere le temperature al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli pre-industriali, e se possibile contenere il riscaldamento entro 1,5 gradi. Per centrare l’obiettivo, le emissioni devono cominciare a calare dal 2020, ma già nel 2018 si chiederà agli Stati di aumentare i tagli delle emissioni.

L’accordo prevede anche fondi per l’energia pulita. A partire dal 2020, i paesi di vecchia industrializzazione erogheranno cento miliardi all’anno, per diffondere in tutto il mondo le tecnologie verdi e decarbonizzare l’economia. Non solo: sono previsti anche dei rimborsi ai paesi più esposti. L’accordo dà il via a un meccanismo di rimborsi per compensare le perdite finanziarie causate dai cambiamenti climatici nei paesi geograficamente più vulnerabili.

Le restrizioni di Obama

Non solo accordi di Parigi. L’impegno di Obama per contrastare i cambiamenti climatici è sempre stato uno dei capisaldi del suo mandato. Nel 2014, infatti Obama ha chiesto una riduzione del 37% delle emissioni di Co2 alle centrali energetiche. Un obbligo che portato le prime quattro aziende che gestivano le centrali a carbone a chiudere i battenti.

Le nuove richieste di Trump

Ora cambia tutto. Donald Trump ha firmato nei giorni scorsi un provvedimento in cui si raccomanda all’Ente per la Protezione Ambientale e a tutte le agenzie interessate una revisione dei regolamenti vigenti.

“Troppo a lungo le nostre agenzie federali hanno agito da barriera contro lo sviluppo razionale e sostenibile” aveva affermato il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer, citando Trump. Ed è per questo che all’Epa, Trump chiede l’eliminazione dei vincoli alle emissioni tossiche “decise da Obama ai danni delle centrali energetiche”.

Cosa cambia realmente ora?

1. L’Agenzia per la protezione dell’ambiente (EPA) cercherà di eliminare il Clean Power Plan di Obama, ovvero quell’insieme di leggi che prevede l’investimento di miliardi di dollari per promuovere fonti di energie rinnovabili, con l’obiettivo di diminuire le emissioni di gas serra, entro il 2030, del 32% rispetto a quelli del 2005. Precisiamo che il Clean Power Plan non era ancora entrato in vigore.

2. In base al decreto, ora l‘EPA dovrà modificare le regole sulle emissioni di gas serra non solo per le centrali elettriche esistenti, ma anche per quelle da costruire. Ci spieghiamo: le regole vigenti impediscono la nascita di nuove centrali a carbone, dal momento che queste centrali dovrebbero avere per norma un sistema costosissimo per immagazzinare l’anidride carbonica sottoterra.

3. La decisione di Trump potrebbe anche cancellare la riduzione, introdotta da Obama, delle perdite di metano nell’atmosfera durante l’estrazione e la raffinazione di petrolio e gas naturale. La vecchia amministrazione aveva deciso che sarebbero dovute esser ridotte entro il 2025 del 40% rispetto ai livelli del 2012.

4. Saranno riviste anche le attuali stime del costo sociale delle emissioni. Ovvero quei numeri che giustificavano leggi e investimenti a favore dell’ambiente.

5. È prevista nel provvedimento anche l’eliminazione della moratoria di Obama sulle concessioni di sfruttamento delle terre federali per l’estrazione di carbone, stabilita per evitare che fosse troppo facile costruire nuove miniere.

Perchè Donald Trump punta sul carbone?

Che Donald Trump puntasse sul carbone non è certo una sorpresa. Anche in campagna elettorale, come già accennato, si è circondato e ha fatto promesse a personalità del settore, raccogliendo i voti dei lavoratori delle miniere di carbone di stati come il West Virginia e il Wyoming.

carboneObiettivo dunque di Trump è invertire la tendenza di Obama e quella mondiale, facendo ritornare in auge una delle fonti più inquinantii e che negli scorsi anni già veniva messa da parte. Si pensi che in base ai dato dell’Energy Information Administration, l’agenzia del governo americano che raccoglie e analizza i dati sul settore energetico, nel 2015 negli Stati Uniti c’erano 853 miniere di carbone, con un calo di più di cento miniere rispetto all’anno precedente.

Sempre in base a questo rapporto, il numero di lavoratori delle miniere di carbone, nel 2015, era pari a 65.971, ovvero 12% in meno del 2014.

Nonostante le nuove leggi di Donald Trump, comunque, è difficile che ci sia un’inversione di rotta, scrive The New York Times, dunque la cancellazione dei limiti alle emissioni potrà aiutare molto di più i lavoratori del settore dell’estrazione petrolifera e di quella del gas naturale, (forse) unico vero obiettivo di Trump.

Quali conseguenze per le emissioni?

Le conseguenze per le emissioni saranno drastiche. Se la situazione dovesse rimanere come è oggi, infatti, la quantità di emissioni continuerebbe a crescere. Perchè gli Usa rispettino gli accordi di Parigi, infatti, è necessario che tutte le norme vengano rispettate.

trump emissioni

Exxon: Trump rispetti accordi di Parigi

Ad opporsi al decreto Trump è uno dei giganti mondiali dell’energia: Exxon Mobil. L’azienda, come scrive il Financial Times, avrebbe chiesto all’amministrazione in carica di rispettare l’accordo di Parigi sul clima siglato alla fine del 2015.

Sarebbe prudente che gli Stati Uniti restassero all’interno dell’accordo di Parigi per garantire un campo di gioco equilibrato per tutti ed in modo che i mercati energetici restino il più possibile liberi e competitivi“, si legge in una lettere a firma Exxon inviata al consigliere per l’energia di Trump, David Banks. La sfoda ai cambiamenti climatici, sostiene il colosso energetico, richiederà progressi tecnologici e gli Stati Uniti dovrebbero sostenere politiche per ottenerli.

Certamente fonte di transazione verso un’energia più pulita potrebbe essere il gas naturale, di cui Exxon è il primo produttore negli Usa. Sarà proprio il gas, secondo l’azienda energetica, a posizionare gli Usa in una situazione privilegiata in questa lotta, confermando la competitività a livello internazionale del Paese.

Se gli Usa si tirano indietro, saltano gli accordi di Parigi?

Visto il nuovo decreto, viene spontaneo chiedersi quale possa essere la fine degli accordi sul clima di Parigi, che sono entrati in vigore il 4 novembre 2016. Non c’è stato alcun atto da parte del Presidente Usa per cancellare questa ratifica, ma la nuova politica ambientale americana avrà conseguenze sia sulle emissioni degli Stati Uniti (che di fatto non si impegneranno nella lotta ai cambiamenti climatici), sia a livello mondiale.

Se la presa di posizione di Trump rimanesse questa, a traghettare il mondo verso un futuro più pulito non saranno più gli Usa. La Cina potrebbe porsi come leader mondiale della lotta al cambiamento climatico.

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