Energia

Perché è folle bloccare in Italia l’estrazione di gas naturale

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“Il gas naturale ci servirà ancora per molti anni e non solo perché il nostro sistema non ci consente di eliminarlo prima, ma soprattutto perché è la fonte più pulita per costituire il mix energetico che ci permetterà di sostenere la transizione verso un futuro in cui si useranno solo rinnovabili”. Parla Oscar Guerra, amministratore delegato di Rosetti Marino, azienda del settore oil&gas

Da molti mesi si discute se l’estrazione del gas naturale sia un’attività da sostenere o da limitare. Il governo ha scelto quest’ultima opzione, bloccando il prelievo di idrocarburi in mare, provocando le reazioni dei lavoratori del settore, che il 16 marzo si ritroveranno a Ravenna per protestare contro questa decisione.

Ravenna è una delle capitali italiane dell’Oil&Gas grazie alle sue molte imprese e in questo ruolo ospita ogni due anni l’Off-shore Mediterranean Conference (OMC): proprio quest’anno gli operatori di tutto il mondo si ritroveranno nella città romagnola dal 27 al 29 marzo. Tra le imprese di punta c’è la Rosetti Marino, guidata dall’amministratore delegato, Oscar Guerra.

Guerra è anche membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione di Impiantistica Italiana, del Consiglio Beni e Servizi di Assomineraria e del Comitato di Gestione dell’Offshore Mediterranean Conference.

Guerra, possiamo permetterci di bloccare l’estrazione di gas naturale?

«No, e la spiegazione è semplice. Il gas naturale ci servirà ancora per molti anni e non solo perché il nostro sistema non ci consente di eliminarlo prima, ma soprattutto perché è la fonte più pulita per costituire il mix energetico che ci permetterà di sostenere la transizione verso un futuro in cui si useranno solo rinnovabili».

Ma il gas, dicono i suoi critici, come ogni fonte fossile produce inquinamento.

«È vero che il gas bruciando assorbe dall’atmosfera ossigeno ed emette acqua e anidride carbonica che contribuiscono all’effetto serra. Ma va anche detto che ne produce molta meno delle altre sostanze che bruciamo: la metà rispetto al carbone e il 30% in meno rispetto ai derivati del petrolio che, a differenza del gas, producono quantità ingenti di particelle sottili. Visto che non possiamo per il momento rinunciare a tutte le fonti fossili, dobbiamo usare quella che inquina meno, cioè il gas naturale».

Non esiste quindi un contrasto fra gas naturale e rinnovabili.

«Al contrario, c’è una forte alleanza già consolidata tra i Paesi più virtuosi come quelli del Nord Europa. Le rinnovabili richiedono ancora decenni di investimenti, ma anche quando sole e vento non saranno disponibili, sarà il gas la fonte di riserva per fare funzionare le industrie e le case. Il gas infatti ci consente di colmare la più grossa lacuna delle rinnovabili, cioè la mancanza di continuità. Sole e vento non sono disponibili 24 ore su 24 e siccome l’energia elettrica non si può immagazzinare, serve appunto una fonte di riserva».

Quanto incide il gas sulla produzione energetica italiana?

«Oltre il 40%: si tratta di una quantità più ingente di quella garantita da idroelettrico, eolico, solare e biomasse messe assieme. Ma soprattutto è enormemente più pulita della fonte che la segue in classifica cioè il carbone (quasi il 15%). Pochi sanno che Italia si produce ancora molta energia da carbone e che ne importiamo altrettanta prodotta da nucleare».

Non possiamo fare a meno del gas naturale, quindi, ma perché estrarlo in Italia?

«Per lo stesso motivo che ci porta a consumare prodotti alimentari italiani a chilometro zero: la sostenibilità. Il nostro gas naturale è preferibile perché è meno impattante, non essendo necessario “bruciarne” una parte per trasportarlo, come accade a circa il 25% di quello che importiamo. Poi contribuisce alla sostenibilità sociale, perché dà lavoro a decine di migliaia di persone: lavoro di qualità in un settore in cui gli incidenti sono quasi 10 volte inferiori rispetto alla media nazionale. Infine fa risparmiare al nostro Paese miliardi di euro all’anno nella bolletta energetica. E poi bloccare la produzione italiana permette ai nostri dirimpettai in Adriatico di estrarlo al posto nostro, producendo ricchezza e lavoro che sottraggono a noi, mentre per l’ambiente non cambierà nulla».

Ci sono Paesi che utilizzano i proventi derivanti dall’estrazione di fonti fossili per finanziare le rinnovabili: potremmo farlo anche noi?

«Certamente. I Paesi del Nord Europa impegnati nella transizione verso le rinnovabili dedicano parte dei proventi dell’Oil&gas per finanziare lo sviluppo di campi eolici in mare, a basso impatto paesaggistico e alta efficienza. Una proposta concreta che Governo dovrebbe prendere in considerazione sarebbe di incrementare la produzione italiana di idrocarburi e riservare parte del risparmio ad investimenti in un piano serio di sviluppo dell’eolico offshore».

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