Energia

Come Usa e Opec si strattonano sul petrolio

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Che cosa succede tra Opec e Usa sul petrolio? L’analisi di Nitesh Shah, direttore della ricerca di WisdomTree

Nell’ultimo mese le quotazioni del Brent sono diminuite del 23% a causa dei timori per un eccesso di offerta sul mercato del petrolio. Questo crollo improvviso ricorda in maniera inquietante l’esperienza del novembre 2014. Tuttavia, a differenza di quanto accaduto allora, nell’ultima riunione l’Opec è inteevenuta per arginare la flessione delle quotazioni. L’esperienza del cartello nel periodo 2014-2016 è stata talmente sgradevole che difficilmente l’organizzazione vorrà tornare a una fase di debolezza dei prezzi.

Inoltre, il contesto di oggi è molto diverso. Nel 2014 era stata l’Opec stessa a orchestrare la diminuzione dei prezzi del petrolio per indispettire gli Stati Uniti e altri produttori ad alto costo. Questa volta sembra che la debolezza delle quotazioni sia dovuta principalmente all’espansione della produzione statunitense. Gli eventi del 2014 hanno dimostrato che il cartello non può fermare la crescita della produzione Usa. Facendo tesoro di questa esperienza, l’Opec non vuole mantenere elevati i livelli di produzione e cerca di tenere alti i prezzi per preservare le proprie entrate fiscali.

Gli Stati Uniti sono intenti a espandere rapidamente la produzione, gravando di conseguenza sui prezzi globali del petrolio. Il calo delle quotazioni nel 2014 aveva comportato una brusca diminuzione degli impianti petroliferi, ma nel 2016 la produzione è tornata ad aumentare in virtù dell’attenzione al controllo dei costi e al miglioramento dell’efficienza degli impianti. Oggi la produzione statunitense è più elevata che mai e gli Usa sono considerati il maggior produttore mondiale di greggio, avendo raggiunto questo risultato con il 45% di impianti in meno rispetto al picco del 2014.

Solo gli Stati Uniti hanno effettuato investimenti significativi nel petrolio negli ultimi anni. Pur avendo assistito nei mesi passati a una temporanea espansione della produzione petrolifera da parte di Arabia Saudita, Russia, Libia e Nigeria, dubitiamo che queste fonti rimarranno stabili senza nuovi investimenti. Inoltre, il mondo deve fare i conti con il calo dell’offerta proveniente da Venezuela e Iran. Data la rinnovata importanza del petrolio per l’economia degli Stati Uniti, si potrebbe pensare che le autorità statunitensi accoglierebbero con favore prezzi elevati e stabili.

Donald Trump sta invece esortando l’Opec a non tagliare la produzione di petrolio alla riunione della prossima settimana. Sembra che il presidente degli Stati Uniti voglia un indebolimento dei prezzi del petrolio per stimolare la spesa di consumatori e imprese negli Usa. Un calo delle quotazioni potrebbe in effetti incoraggiare una riduzione della produzione che aiuterebbe a risolvere l’eccesso di offerta di petrolio negli Stati Uniti, ma sono attualmente in costruzione infrastrutture per gestire tale eccedenza. L’improvvisa debolezza dei prezzi potrebbe scoraggiare queste attività e porre fine prematuramente alla rivoluzione dell’energia da scisti di questi ultimi anni.

Trump è stato una delle poche persone al mondo a difendere il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman bin Salman bin Abdulaziz Al Saud (MbS) dopo l’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi. Tuttavia, il suo appoggio potrebbe svanire se l’Arabia Saudita non si piegasse alla sua richiesta di mantenere la produzione ai livelli attuali. Riad ha incrementato la produzione dopo l’ultima riunione dell’Opec, quando il gruppo ha abbandonato i target nazionali individuali per contrastare il calo dell’offerta venezuelana. Il Paese ha spinto la produzione a un livello senza precedenti, ma probabilmente dovrà riconoscere di aver esagerato. Nello spirito di difendere la centralità dell’Opec quale baluardo dell’equilibrio del mercato, crediamo che l’Arabia Saudita ridurrà la produzione.

Produrre a livelli così elevati non è sostenibile in assenza di nuovi investimenti (che sono difficili da realizzare quando i prezzi sono bassi). Se dovesse spingere il gruppo a non tagliare la produzione, l’Arabia Saudita sarebbe giustamente accusata di fare una mossa politica che potrebbe spaccare l’Opec.

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