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Ministro della Transizione ecologica: fatti, grillate, esempi esteri, commenti e analisi

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Ministro della Transizione ecologica: la spinta di Grillo, gli esempi di Francia e Spagna, l’analisi dell’economista Tabarelli, gli auspici di Bessi e l’editoriale del giornale web Energia Oltre

 

Un Ministero della Transizione ecologica. È questo quello che i grillini hanno messo sul piatto per accordare la loro preferenza al costituendo governo a guida Mario Draghi. “Io gli ho proposto una cosa che succede in Francia, in Spagna, nel mondo, in Cina, in tutte le parti se vogliamo dare una prospettiva diversa dobbiamo fare il Ministero della Transizione Ecologico Sostenibile – scrive Beppe Grillo in un post sul suo blog -, dove il Ministero della Finanza, dell’Economia Sostenibile, insieme al Ministero dell’Ambiente e a quello dell’Energia convergono in un settore dove ci saranno due o tre persone scelte, una da noi, due da lui, di grande, di grosso spessore che filtreranno tutti gli investimenti futuri di questo Paese”. L’ormai ex ministro degli esteri Luigi Di Maio ha rincarato la dose affermando, in  un post sulla sua pagina Facebook che il  nuovo progetto “punta a sostenere l’ambiente, come il M5S ha sempre fatto, e ad integrare la difesa della nostra terra con le opportunità di sviluppo e di crescita economica”.

LA POSIZIONE DI GRILLO E IL VOTO SU ROUSSEAU

Il M5S ha deciso di salvare le apparenze, non dimenticando il legame con la piazza, lanciando un sondaggio vincolante sulla piattaforma Rousseau. “Sei d’accordo che il MoVimento sostenga un governo tecnico-politico: che preveda un super-Ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal MoVimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?”. Questa la domanda alla quale gli iscritti a Rousseau hanno risposto sì al 60%. Un quesito che utilizza il grimaldello ambientalista per forzare le resistenze nei confronti di un rappresentante di quel mondo bancario e finanziario tanto inviso al MoVimento delle origini. E che prova a indorare la pillola di un governo che ha già incassato il “sì” di forze politiche, come Lega o Forza Italia, con le quali i 5 stelle non vorrebbero più avere nulla a che fare. Tuttavia ormai la “verginità” è persa e non resta che da salvare le apparenze.

I NOMI IN LIZZA PER IL MINISTERO SECONDO ENERGIA OLTRE

Il nuovo ministro, come suggerisce il sito “Energia Oltre”, potrebbe essere un nome noto all’entourage del Governo Conte come Stefano Patuanelli, attuale titolare del dicastero dello Sviluppo economico o di Luigi Di Maio. Ma si è fatto anche il nome di un tecnico forte come l’ex presidente dell’Istat ed ex ministro del lavoro nel Governo Letta, Enrico Giovannini, oggi docente e coordinatore dell’Alleanza per lo Sviluppo sostenibile.

GLI ESEMPI DI FRANCIA E SPAGNA

La transizione ecologica non è un’idea di Grillo ma una delle esplicite richieste delle linee guida della Ue sul Recovery Fund, insieme all’innovazione è la principale voce di spesa chiesta da Bruxelles a chi riceverà i fondi europei, per l’Italia la cifra supera i 70mld di euro. Beppe Grillo ha detto che la Francia ha un dicastero della transizione ecologica. Il Presidente Macron, come riportato dal Corriere della Sera, lo ha affidato alla ministra Barbara Pompili. È l’evoluzione del ministero dell’ambiente istituito nel 1971 e che con il passare del tempo ha incluso, oltre alle politiche di protezione ambientale anche quelle sui trasporti e quelle dell’energia. Non ha incluso invece le funzioni del mistero dell’economia, come vorrebbe per l’Italia Beppe Grillo. In Spagna il Ministero della transizione ecologica è guidato da Teresa Ribera Rodriguez che, al momento dell’insediamento del 218, ha assunto due obiettivi: portare al Congresso una legge sui cambiamenti climatici ed elaborare un piano energetico per i prossimi 10 anni e presentarlo a Bruxelles.

L’ANALISI DI TABARELLI

L’Italia ha chiaro il tema della transizione ecologica dal 1981, ovvero da quando ha elaborato il primo piano energetico. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, sul quotidiano Il Mattino, afferma che i punti più caldi sono almeno tre: le energie rinnovabili, la mobilità sostenibile e la dipendenza dalle fonti fossili. Su quest’ultimo punto l’Italia è particolarmente sensibile perché fortemente dipendente da importazioni estere, e dunque molto costose. È dagli anni ’80 che l’Italia lavora sull’efficientamento energetico degli edifici per ridurre i costi di riscaldamento derivanti, per circa il 70% da fonti fossili. La mobilità sostenibile non passa certo dai monopattini ma nemmeno dalle auto elettriche, oltremodo costose e di difficile alimentazione. Pi alla portata di tutti sarebbe facilitare la diffusione delle auto a diesel e GPL, facilitando la penetrazione del GNL. Infine, ultimo punto, attiene alla diffusione delle energie rinnovabili. Un aspetto rilevante è che sole e vento, per quanto discontinui, si trovano soprattutto nel sud Italia, lontano dunque dai siti produttivi. Tutti questi sono aspetti – secondo l’economista esperto di energia – sui quali il nuovo superministro alla transizione ecologica dovrà riflettere perché la strada verso l’infermo è lastricata di buone intenzioni.

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