Energia

Che cosa cambia per Eni, Enel, utenti e non solo con la proroga del mercato tutelato

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mercato tutelato elettrico

Slitta da luglio 2020 al 1 gennaio 2022 la fine del mercato tutelato per l’energia. Ecco cosa cambia per famiglie e aziende 

Un nuovo rinvio: la fine del mercato tutelato slitta da luglio 2020 al 1 gennaio 2022. La novità è contenuta nel subemendamento a firma del M5S alla manovra approvato dalla commissione Bilancio del Senato, in cui si stabilisce che sarà il Mise, in accordo con Arera, a decidere le modalità di transizione.

NUOVO SLITTAMENTO

In base, dunque, al subemendamento, almeno fino al 2022 non scomparirà il regime tariffario stabilito dall’Arera, la cui fine era stata decretata dal legislatore nel 2007, sulla sia delle richieste di Bruxelles, con l’obiettivo di una maggiore concorrenza tra i gestori e con l’ottica futura di maggiori investimenti nel settore

MODALITA’ E FORNITORI

Nel testo del M5S, che non sorprende alla luce delle ultime dichiarazioni di Patuanelli sulla questione, si stabilisce anche che il Mise, in accordo con l’Autorità per l’energia (Arera), entro marzo stabilisca “modalità e criteri dell’ingresso consapevole” nel mercato libero dei clienti finali.

Arriva anche una stretta sui fornitori di energia elettrica: entro marzo saranno ridefiniti i paletti per rientrare nell’Elenco dei soggetti abilitati, “a tutela dei consumatori”.

I NUMERI DEL MERCATO

In attesa di quello che sarà, guardiamo a quello che è. Ad oggi, in base ai numeri contenuti nella Memoria di Arera depositata alla Camera nel 2018, la maggior parte delle famiglie (clienti domestici) si affida al mercato tutelato: il 56% dei clienti domestici nel settore elettrico (circa 16,5 milioni di famiglie) e il 50% dei clienti nel settore gas. Le percentuali si abbassano per i non domestici: 43% di contratti elettricità e gas è stipulato con tariffe del servizio tutelato.

L’ENNESIMO RINVIO

Quello attuale non è il primo rinvio, La fine del mercato tutelato è stata rimandata, con il ddl Concorrenza del 2017, dall’estate 2018 a quella appena passata, ma un con il decreto Milleproroghe è stata decretato lo stop per il 2020. In realtà potrebbe slittare ancora.

LE MODALITÀ DI ACCESSO

La transizione al libero mercato potrebbe avvenire su un doppio binario: partite iva e utenti domestici, ipotizza il Sole 24 Ore. Si andrà a “definire i vari scaglioni di clienti che progressivamente saranno spinti ad andare sul libero mercato: dapprima le grandi partite Iva, piccole e medie imprese, come del resto anche indicato nel documento di consultazione pubblicato dall’Arera in ottobre; poi le partire Iva più piccole (l’alternativa è tra luglio 2021 e gennaio 2022) e solo alla fine le famiglie. Tra imprese e famiglie sono circa 9 milioni i clienti interessanti”.

ASTE IN VISTA?

“La vera discriminante sarà come i clienti verranno traghettati verso il mercato libero. È probabile che si ricorra alle aste – ha proseguito il Sole 24 Ore -. Un modello che verrebbe preso a prestito dal cosiddetto mercato di salvaguardia: quel mercato nel quale finiscono gli utenti che hanno perso un fornitore, magari perché è fallito, e che per garantire una continuità dell’approvvigionamento vengono messi all’asta tra i vari operatori (oggi i venditori sul mercato elettrico italiano sono 623) con sistema di prezzo penalizzante, e cioè più elevato”.

I CLIENTI: UN TESORETTO DA SPARTIRE?

E se è vero che le aste non sono l’unica modalità possibile, è anche vero che un altro metodo per il passaggio al mercato tutelato non è stato ancora deciso. Certo è che con la fine del mercato tutelato, le aziende leader in Italia potrebbero subire importanti scippi di clienti con il meccanismo delle aste, come si legge sempre sul Sole 24 Ore: “il mercato elettrico è meno frammentato di quello del gas: di circa 19 milioni della maggior tutela, il 70% è gestito dall’Enel. Un bel tesoretto di clienti che fa gola a molti. Mettere all’asta è il modo più rapido ed efficace per ridistribuire quella dote”. Eni, invece, è primo in Italia per quota gas: 53,7%.

FUORI ENEL, ENI, A2A E ACEA?

“La prima cosa da fare se il governo vorrà adottare le aste è mettere ordine nel mercato dei 623 venditori, molti dei quali non hanno grande solidità e affidabilità, come più volte ricordato anche dall’Arera”, ha aggiunto il Sole 24 Ore, ricordando che “va capito quali saranno i fattori discriminanti: qualche tempo fa era circolata l’indiscrezione che potevano essere esclusi soggetti che avevano avuto indagini e multe antitrust passate in giudicato. Se così fosse, sarebbero fuori gruppi come Enel, Eni, ma anche le grandi utility come A2A o Acea”.

ASTE: COME POTREBBERO FUNZIONARE

E se si dovesse scegliere le aste, si dovrà anche stabilire (e forse lo farà Arare) come si formano i prezzi, che potrebbero essere portati al ribasso con il rischio però che i venditori “per accaparrarsi i clienti facciano il passo più lungo della gamba” e dei rilanci in cui “il prezzo finale potrebbe essere svantaggioso rispetto al libero mercato”, spiega ancora il Sole 24 Ore. “Se imboccheranno la strada delle aste, ministero e Arera dovranno anche disciplinare le sorti dei lavoratori che sono dedicati alla gestione della clientela in maggior tutela: solo in Enel si tratta di circa 1.600 persone. Una specie di servizio universale che viene remunerato con tariffe dedicate. Il venditore che partecipa all’asta vuole i clienti, non i costi di gestione annessi”.

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