Energia

Mercato libero dell’energia, che cosa cambierà per le bollette luce e gas

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Il passaggio al mercato libero dell’energia farà pesare meno le bollette di luce e gas? Ecco i risultati di uno studio di Sos Tariffe


Dal primo gennaio 2022, come stabilito dal recente decreto Milleproroghe, clienti domestici e non dovranno dire addio al mercato tutelato dell’energia, per scegliere la propria tariffa all’interno del mercato libero. Sarà conveniente? Sì e no, secondo uno studio di Sostariffe.it, il risparmio ci sarà per la luce, ma non per il gas.

E intanto al governo spetta, nei prossimi mesi, decidere le modalità di accesso nel mercato. Andiamo per gradi.

IL RINVIO

Dal primo gennaio 2022, come stabilito dal recente decreto Milleproroghe, potremo dire addio al regime tutelato dell’energia elettrica e del gas naturale. Si tratta, questo, dell’ennesimo rinvio: la fine del mercato tutelato è stata rimandata, con il ddl Concorrenza del 2017, dall’estate 2018 a quella appena passata, ma un con il decreto Milleproroghe è stata decretato lo stop per il 2020. In realtà potrebbe slittare ancora.

COME CAMBIERANNO LE BOLLETTE

La fine tutela conviene ai consumatori? A provare a dare una risposta alla domanda è uno studio di Sos tariffe, che ha calcolato la convenienza massima ottenibile con il mercato libero nel corso dell’anno appena concluso, ma anche del 2020 e del 2021.

RISPARMI ED AUMENTI IN VISTA NELLE BOLLETTE

Il risultato? “Per la luce il risparmio annuo possibile crescerà fino al 23%, per il gas tra 2 anni arriveremo a spendere addirittura di più rispetto ad ora”, spiegano dalla società.

LUCE: RISPARMI FINO A 150 EURO

Un utente tipo, con un consumo annuo di 2700 kWh, impiegati per il 50% nella fascia F1 e per il restante 50% nelle fasce F2 ed F3, nel 201, passando al mercato libero, è riuscito a risparmiare 85 euro, pari al 14% di quanto avrebbe speso rimanendo nel regime di maggior tutela. Convenienza che aumenta fino a 112 euro nel 2020, con un risparmio del 18% rispetto alla maggior tutela. E nel 2021 l’utente tipo, grazie alla concorrenza tra i vari fornitori di energia elettrica, dovrebbe risparmiare fino a 150 euro, il 23%.

AUMENTI PER IL GAS

Le bollette gas, invece, tenderanno ad aumentare. E se un utente tipo con un consumo annuo di 1400 metri cubi nel corso del 2019 è riuscito a risparmiare nel mercato libero 15 euro, pari all’1% rispetto alla maggior tutela, nel 2020 potrebbe risparmiare solo 7 euro e nel 2021 pagare anche qualcosina più (circa 2 euro).

UN RISPARMIO COMPLESSIVO

Tempo al tempo, comunque, la convenienza ci sarà, come testimoniato dallo studio, che ha valutato l’evoluzione anche del risparmio congiunto, per le bollette dunque sia della luce che del gas. “Nel complesso, la convenienza tende a crescere nel tempo con gradualità. Se, ad esempio, nel corso del 2019 il passaggio al mercato libero per entrambe le forniture consentiva un risparmio complessivo di 100 euro (pari al 6%), nel 2020 le somme che si potranno accantonare saranno anche maggiori. Si potranno risparmiare infatti ben 119 euro (pari al 7%). E anche nel 2021 proseguirà il trend positivo, con un risparmio complessivo di 152 euro (circa il 9%). Ciò significa che nel complesso il mercato libero consentirà a un alleggerimento seppur lieve delle bollette di luce e gas”, spiegano gli analisti.

LE MODALITÀ DI ACCESSO

La transizione al libero mercato potrebbe avvenire su un doppio binario: partite Iva e utenti domestici, ipotizza il Sole 24 Ore (qui i dettagli). Si andrà a “definire i vari scaglioni di clienti che progressivamente saranno spinti ad andare sul libero mercato: dapprima le grandi partite Iva, piccole e medie imprese, come del resto anche indicato nel documento di consultazione pubblicato dall’Arera in ottobre; poi le partire Iva più piccole (l’alternativa è tra luglio 2021 e gennaio 2022) e solo alla fine le famiglie. Tra imprese e famiglie sono circa 9 milioni i clienti interessanti”.

ASTE IN VISTA?

“La vera discriminante sarà come i clienti verranno traghettati verso il mercato libero. È probabile che si ricorra alle aste – ha proseguito il Sole 24 Ore -. Un modello che verrebbe preso a prestito dal cosiddetto mercato di salvaguardia: quel mercato nel quale finiscono gli utenti che hanno perso un fornitore, magari perché è fallito, e che per garantire una continuità dell’approvvigionamento vengono messi all’asta tra i vari operatori (oggi i venditori sul mercato elettrico italiano sono 623) con sistema di prezzo penalizzante, e cioè più elevato”.

I CLIENTI: UN TESORETTO DA SPARTIRE?

E se è vero che le aste non sono l’unica modalità possibile, è anche vero che un altro metodo per il passaggio al mercato tutelato non è stato ancora deciso. Certo è che con la fine del mercato tutelato, le aziende leader in Italia potrebbero subire importanti scippi di clienti con il meccanismo delle aste, come si legge sempre sul Sole 24 Ore: “il mercato elettrico è meno frammentato di quello del gas: di circa 19 milioni della maggior tutela, il 70% è gestito dall’Enel. Un bel tesoretto di clienti che fa gola a molti. Mettere all’asta è il modo più rapido ed efficace per ridistribuire quella dote”. Eni, invece, è primo in Italia per quota gas: 53,7%.

FUORI ENEL, ENI, A2A E ACEA?

“La prima cosa da fare se il governo vorrà adottare le aste è mettere ordine nel mercato dei 623 venditori, molti dei quali non hanno grande solidità e affidabilità, come più volte ricordato anche dall’Arera”, ha aggiunto il Sole 24 Ore, ricordando che “va capito quali saranno i fattori discriminanti: qualche tempo fa era circolata l’indiscrezione che potevano essere esclusi soggetti che avevano avuto indagini e multe antitrust passate in giudicato. Se così fosse, sarebbero fuori gruppi come Enel, Eni, ma anche le grandi utility come A2A o Acea”.

ASTE: COME POTREBBERO FUNZIONARE

E se si dovesse scegliere le aste, si dovrà anche stabilire (e forse lo farà Arare) come si formano i prezzi, che potrebbero essere portati al ribasso con il rischio però che i venditori “per accaparrarsi i clienti facciano il passo più lungo della gamba” e dei rilanci in cui “il prezzo finale potrebbe essere svantaggioso rispetto al libero mercato”, spiega ancora il Sole 24 Ore. “Se imboccheranno la strada delle aste, ministero e Arera dovranno anche disciplinare le sorti dei lavoratori che sono dedicati alla gestione della clientela in maggior tutela: solo in Enel si tratta di circa 1.600 persone. Una specie di servizio universale che viene remunerato con tariffe dedicate. Il venditore che partecipa all’asta vuole i clienti, non i costi di gestione annessi”.

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