Energia

Ecco come l’onda lunga del No Triv travolge pure Petroceltic

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Il gruppo Petroceltic ha presentato al ministero dello Sviluppo economico istanza di rinuncia a diversi permessi di ricerca nelle acque davanti ad Abruzzo e Molise. Tutti i dettagli

Un’altra multinazionale del petrolio si arrende all’Italia e decide di abbandonare tre permessi nell’Adriatico. Continua, insomma, l’onda lunga della moratoria contro le trivellazioni introdotta dal decreto Semplificazioni che sta, di fatto, favorendo i nostri competitor dall’altra parte della costa con Croazia, Montenegro e Albania in prima fila per estrarre risorse (qui l’approfondimento di Start Magazine).

PETROCELTIC ALZA BANDIERA BIANCA

Questa volta ad alzare bandiera bianca è stata la multinazionale irlandese Petroceltic che ha presentato al ministero dello Sviluppo Economico istanza di rinuncia a tre permessi di ricerca (B.R270.EL, B.R271.EL. E BR272.EL) e a un’istanza di permesso di ricerca (d 505 B.R) nelle acque davanti ad Abruzzo e Molise per 94.500 ettari di mare. Contro queste proposte di attività petrolifere negli ultimi anni erano insorti cittadini, movimenti ed enti locali.

ESULTANO I COMITATI LOCALI E GLI AMBIENTALSTI

Come sbandierato entusiasticamente dal Coordinamento No Hub del Gas, infatti, “i frutti della lotta per la tutela dell’ambiente e del clima iniziano a dare frutti – ha commentato il coordinamento secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano – e, dopo Ombrina, un’altra azienda di petrolieri è costretta a fare dietrofront. Purtroppo rimangono numerose istanze e titoli minerari sia in mare che a terra”. Esulta anche il Wwf, che si è anche impegnato anche a livello giuridico vincendo un ricorso al Tar nel 2012, insieme a Lipu, Legambiente e Fai, costringendo l’azienda a riavviare da capo la Valutazione di Impatto Ambientale.

RIMANE SOLO IL PROGETTO ELSA PER IRLANDESI

“Dei nove progetti petroliferi che interessavano interamente o parzialmente il mare di fronte alle coste abruzzesi oggi ne è rimasto soltanto uno, il progetto Elsa (BR268 RG), su cui c’è un’istanza di sospensione del decorso temporale. Un progetto che la multinazionale non intende abbandonare, considerando le risorse di petrolio dell’area”, evidenzia ancora il Fatto.

CHI È PETROCELTIC

Petroceltic International è una consociata interamente controllata di Petroceltic Holdings Limited, una società con sede nel Regno Unito attiva nel settore società petrolifero e del gas. Il Gruppo ha operazioni in Nord Africa e nel Mar Nero. Petroceltic è diventata una compagnia petrolifera e del gas nel novembre 2003. Tra i partner del settore ci sono Sonatrach (la compagnia energetica statale algerina) ed Enel. Petroceltic Holdings ha sede a Londra con uffici ad Algeri, Cairo e Varna. Le azioni della società sono state tolte dalla Aim della borsa di Londra e dal Esm della borsa irlandese dopo un processo di esame, approvato dalla High Court of Ireland. La società è ora di proprietà di Investment Funds sotto la gestione di Worldview Capital Management Limited.

IL POTENZIALE ADRIATICO

Insomma, un vero e proprio paradosso quello italiano se si pensa che a pochi chilometri dalla costa pugliese si possono “ammirare” grandi strutture, battenti bandiera croata, che proseguono le loro trivellazioni in mare alla ricerca di petrolio e gas. Basti pensare, inoltre, che “sotto la tavola di sabbia che forma il fondale dell’Adriatico c’è molto più metano di quanto si potesse sperare. Due numeri per fare il raffronto – scriveva il Sole 24 Ore appena qualche mese fa -: oggi dai giacimenti sotto il fondo dell’Adriatico si estraggono 2,8 miliardi di metri cubi l’anno; le riserve individuate in questi mesi fanno pensare che invece si possano estrarre 4 miliardi di metri cubi l’anno. Tantissimo, rispetto ai 5,5 miliardi di metri cubi di gas estratti da tutti i giacimenti italiani nel 2017. Un soffio impercettibile, rispetto ai 75 miliardi di metri cubi che l’Italia ha bruciato nel 2017, dei quali 70 miliardi arrivati da lontano attraverso migliaia di chilometri di condotte”. Ma che Eni era pronta a estrarre, tanto da aver “aveva annunciato 2 miliardi di investimenti sull’Adriatico, che in Europa è una delle aree più ricche di metano e che viene sfruttato con intensità dagli anni 70”.

ANCHE EDISON DI RECENTE SI È VISTA BLOCCARE UN AMPLIAMENTO DELLA PIATTAFORMA VEGA

A fine aprile era arrivato lo stop anche per Edison: l’ampliamento della piattaforma petrolifera Vega nel canale di Sicilia non si farà. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, come ha annunciato di recente su Twitter, ha firmato il decreto ministeriale per bloccare la realizzazione di nuovi pozzi di ricerca a largo di Ragusa. Si tratta di otto pozzi: “La commissione Via Vas ha ritenuto che non rispettassero le garanzie ambientali, e io ho firmato il relativo decreto che ferma i progetti” e “se c’è un modo migliore per gestire l’ambiente e quindi la salute, io come uomo dello Stato ho il dovere di farlo e di servire il cittadino. Servono piccoli passi che seguono una visione coerente e precisa. Così si raggiungono gli obiettivi”, ha ammesso il ministro Sergio Costa parlando della questione.

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