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Perché l’Italia annega nella siccità?

Siccità

In Italia – in Basilicata e Puglia in particolare – è ancora emergenza siccità. Fatti e commenti

 

Sono due Regioni del Sud le più colpite dalla mancanza d’acqua: Basilicata e Puglia. L’indisponibilità idrica in entrambe le Regioni in questi mesi ha raggiunto livelli preoccupanti che si ripercuotono sia sui cittadini, che sulle attività economiche.

La Basilicata segna 2 milioni di metri cubi d’acqua al giorno in meno, con un deficit di quasi 49 milioni sul 2019. La Puglia è a 74 milioni di metri cubi in meno rispetto all’anno scorso.

L’estate delle emergenze non ha risparmiato corsi d’acqua, laghi, sorgenti, invasi, in un Paese alla perenne ricerca di soluzioni strutturali e gestionali della ricorsa acqua.

E arriva proprio dall’Anbi, l’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, la pesante fotografia da Nord a Sud. Una rappresentazione triste sia per gli aspetti ambientali che per la negligenza politica, perché è noto da tempo che l’Italia è esposta a fenomeni tanto negativi. In sostanza al Centro calano le precipitazioni, al Sud prosegue una stagione siccitosa.

C’è sofferenza idrica per i laghi Maggiore e Lario con un calo di riempimento che li ha resi ormai osservati speciali nel Nord Italia. Sotto la media c’è anche il lago d’Iseo, mentre le portate del Po sono dimezzate rispetto alla media. E in queste condizioni non poteva andar bene nemmeno per i fiumi piemontesi e dell’Emilia Romagna con il Reno sotto il minimo storico.

Le acque di fiumi e torrenti sono la vita per l’agricoltura. Il quadro generale si riflette sugli invasi, utili sia ai cittadini che alle attività produttiva. Quelli della Sardegna hanno toccato meno 8 milioni di metri cubi, con l’isola vicino allo stato di emergenza

Il presidente Anbi, Francesco Vincenzi, dice che a condizionare sempre più le disponibilità idriche italiane sono le piogge a macchia di leopardo, come testimoniato dalle portate dei principali fiumi lombardi e veneti.

La politica – nazionale e regionale – ci sente ancora poco, quando si tratta di affrontare e prendere decisioni per bloccare emergenze, parola ormai vuota di senso. Studi recenti su Scientific Report, dicono che la siccità con i cambiamenti climatici, “aumenterà la sua frequenza di ben sette volte in Europa nel corso della seconda metà di questo secolo”. Ricordiamo che già le estati 2018 e 2019 erano state tra le più aride senza risparmiare nessun Paese.

La situazione italiana è comunque da curare in profondità. All’orizzonte non si vede nulla di tecnologicamente avanzato come la desalinizzazione o il riutilizzo delle acque reflue. Processi che se realizzati su larga scala sarebbero utili anche per la riduzione dei consumi energetici. Per quanto tempo ancora si potrà credere a piani clima green se ogni anno preleviamo 34 miliardi di metri cubi di acqua e in rete se ne perde il 42%? Quando le imprese idriche hanno detto che per affrontare siccità, carenze e variazioni climatiche ci vogliono 7,2 miliardi di investimenti, nei Palazzi tutti a dire, va bene si farà.

Poi tutto come prima. Anzi, peggio.

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