Energia

Libia, perché per l’Italia e l’Eni la retromarcia di Haftar sulla Noc è una buona notizia

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Libia

Che cosa è successo in Libia sul petrolio e che cosa significa per l’Italia

Ieri la Compagnia nazionale libica del petrolio (Noc), riconosciuta dalla Comunità internazionale, ha annunciato di avere ripreso la gestione dei terminal petroliferi nell’Est del Paese, così potranno riprendere le esportazioni.

Il maresciallo Khalifa Haftar, uomo forte dell’Est libico, ha dunque restituito gli impianti della Noc due settimane dopo la contestata decisione di affidarli alle autorità “parallele” dell’Est.

In sostanza il generale Haftar, leader della Cirenaica, messo sotto pressione a livello internazionale, ha restituito quattro terminal petroliferi dell’est alla Compagnia nazionale insediata a Tripoli e ha rinunciato a un tentativo di mettersi a vendere greggio da Bengasi, anche per estorcere nomine in posti-chiave dell’amministrazione libica: aveva infatti chiesto posti nella Banca centrale libica.

Un segno – la notizia di ieri – che la forza di Haftar sta forse barcollando: la Francia non sarebbe più certa della sua reale presa, nonostante i piani di Haftar combacino con quelli di Parigi e di Total. E pure l’Egitto lo starebbe mollando, notano alcuni osservatori.

L’esito di ieri è stato salutato con favore dall’Italia: il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, lo ha definito “importante passo nella giusta direzione”.

Il quotidiano britannico Guardian negli scorsi giorni aveva svelato che il numero uno del colosso libico Noc, Sanallah, avrebbe indirizzato una lettera al Comitato delle Nazioni Unite per le Sanzioni e alle ambasciate straniere, sottolineando che i contratti a lungo termine stipulati dagli alleati di Haftar con la compagnia illegittima erano contrari alle risoluzioni dell’Onu sull’acquisto del petrolio libico.

Le potenze occidentali hanno sempre impedito alla Noc di Bengasi di esportare petrolio indipendentemente da Tripoli. In base alla Risoluzione 2362 del Consiglio di sicurezza dell’Onu, approvata nel 2017, e a diversi divieti internazionali, solo la Noc di Tripoli è considerata legittima e ha il potere di gestire le esportazioni di petrolio.

Mercoledì 27 giugno Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Italia hanno affermato, in una dichiarazione congiunta, di essere profondamente preoccupate per la cessione degli impianti petroliferi alla Noc di Bengasi e hanno chiarito che la comunità internazionale “terrà in debito conto tutti coloro che minano la pace, la sicurezza e la stabilità della Libia”.

La dichiarazione congiunta rimarcava che qualsiasi tentativo di aggirare il regime di sanzioni emesse dal Consiglio di sicurezza dell’Onu avrebbe causato gravi danni all’economia della Libia.

Il futuro del Noc è legato all’integrità statuale della Libia, cui tengono l’Italia e l’Eni. Un’integrità che di fatto non c’è, viste anche le tensioni fra Serraj e Haftar. Non solo: in Francia c’è chi auspica di dividerla in tre: Cirenaica, Fezzan e Tripolitania.

In questo modo, secondo i piani di Macron e di Total, si potrebbero avere due enti di gestione del petrolio e la Mezzaluna petrolifera nelle mani di Haftar, o di un suo successore.

Ma la retromarcia di Haftar segna un punto a sfavore dei progetti più o meno reconditi della Francia.

(LE VERE MIRE DELLA FRANCIA IN LIBIA. L’APPROFONDIMENTO DI MICHELE ARNESE)

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