Energia

Ecco come si muovono Eni e Italia in Libia ed Egitto

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Libia

Dossier petrolio sempre in primo piano per l’Italia nel Nord Africa. Il dossier è uno dei capitoli preminenti del capitolo “Libia” degli sforzi della politica estera italiana. Anche per il ruolo di primo piano dell’Eni.

Vediamo le ultime novità tra nuove scoperte del Cane a sei zampe in Egitto, le mire di Haftar non troppo saldo che cerca di spacchettare il colosso petrolifero Noc, la presenza della Francia e di Total, e il ruolo non troppo evidente degli Stati Uniti.

Una seconda scoperta a olio nel Bacino del Faghur nel deserto occidentale egiziano e la presentazione al governo del Mozambico del piano di sviluppo relativo alla prima fase del progetto Rovuma Lng. Ad annunciarle, due giorni fa, è stata l’Eni.

Il pozzo egiziano, il secondo perforato da Eni sui temi geologici profondi nel bacino del Faghur, a una distanza di 7 km dalla prima scoperta, è stato effettuato a 4.523 metri di profondità e “conferma l’elevato potenziale esplorativo e produttivo delle sequenze profonde del bacino del Faghur”.

Eni ha in programma, nel breve termine, la perforazione di altri prospetti esplorativi limitrofi alle due scoperte già effettuate che potranno aprire un nuovo polo produttivo per Eni nel paese.

Per quanto riguarda invece il Mozambico, Mozambique Rovuma Venture (ExxonMobil, Eni e Cnpc) ha sottoposto al governo del Mozambico il Piano di sviluppo relativo alla prima fase del progetto Rovuma Lng, che produrrà e commercializzerà il gas naturale dei giacimenti di Mamba situati nell’Area 4 nell’offshore del Mozambico.

ExxonMobil coordinerà le attività di liquefazione del gas e la costruzione dei relativi impianti, mentre Eni guiderà lo sviluppo e la gestione delle attività relative all’upstream.

La decisione finale di investimento da parte dei partner dell’Area 4 è prevista nel 2019, con la produzione di Gnl attesa a partire dal 2024.

Si rinsaldano, dunque, dopo il giacimento di Zohr, le relazioni fra Italia ed Egitto in chiave energetica, dunque anche dal punto di vista geopolitico.

Questo significa che l’Egitto non sostiene più di tanto Haftar? Non è una domanda secondaria visto il tentativo dell’uomo forte della Cirenaica di azzoppare il governo di Tripoli capeggiato da Serraj, riconosciuto dall’Onu, e di spacchettare il Noc, il colosso petrolifero libico.

Infatti il vero nodo, dal punto di vista energetico e geopolitico in Libia, è la sopravvivenza del Noc come ente unico che gestisce il petrolio libico.

Il futuro del Noc è legato all’integrità statuale della Libia, cui tengono l’Italia e l’Eni. Un’integrità che di fatto non c’è, viste anche le tensioni fra Serraj e Haftar. Non solo: in Francia c’è chi auspica di dividerla in tre: Cirenaica, Fezzan e Tripolitania.

In questo modo, secondo i piani di Macron e di Total, si potrebbero avere due enti di gestione del petrolio e la Mezzaluna petrolifera nelle mani di Haftar, o di un suo successore. Ma Eni è la Tripolitania e l’integrità della Libia.

Da qui l’attivismo del governo Conte e la missione del ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, in Libia nei giorni scorsi.

E ieri il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha ricevuto al Viminale il rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per la Libia, Ghassan Salamé, presente l’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Perrone.

Anche di Noc si è parlato ieri: nel corso dell’incontro il ministro Salvini ha ribadito il pieno sostegno dell’Italia al piano d’azione delle Nazioni Unite, quale unica, credibile iniziativa politica internazionale per la stabilizzazione della Libia. “È inoltre necessario – ha affermato il titolare del Viminale – un’immediata soluzione della questione della mezzaluna petrolifera con la riapertura dei porti e la ripresa delle esportazioni da parte della Compagnia petrolifera Nazionale libica a beneficio dell’intera popolazione del Paese”.

“L’attività diplomaticamente più aggressiva di Roma non ha niente a che vedere con gli Usa, perché sostanzialmente a Washington, almeno per il momento, sono interessati alla Libia come un territorio dove contenere le attività di alcuni jihadisti”, ha fatto notare Federica Saini Fasanotti, analista della Brookings Institution.

Ma la questione Noc allarma Tripoli. Non a caso due giorni il presidente della National Oil Company (Noc, la compagnia petrolifera libica), Mustafa Sanallah, ha lanciato un appello al generale Khalifa Haftar, comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), affinché consegni i terminal della Mezzaluna petrolifera “alla nostra istituzione di Tripoli, l’unica ad esserne responsabile in base alla legge libica”. In un video-messaggio diffuso tramite le emittenti televisive locali libiche, Sanallah ha chiesto “di mantenere il settore petrolifero lontano dallo scontro politico” e di consegnare i terminal di petrolio “senza porre condizioni”. Il funzionario libico ha ricordato che “da questa battaglia nessuno uscirà vincitore e tutti saremo sconfitti”.

Tutto nasce circa un mese fa, quando i terminal petroliferi di As Sider e Ras Lanuf sono stati attaccati da una coalizione di milizie guidate da un ex criminale, Ibrahim Jadran. La scorsa settimana i terminal sono stati ripresi dall’esercito di Haftar.

Senallah, che dirige da anni la Noc, era sempre riuscito a mantenersi in equilibrio fra le due parti, il governo di Tripoli e l’amministrazione parallela di Haftar. I proventi del petrolio vengono interamente versati alla Banca centrale libica che li suddivide fra l’Est e l’Ovest del paese, ha scritto Repubblica: “La decisione di Haftar di passare i pozzi di petrolio appena riconquistati al governo che lui controlla con il potere delle sue milizie evidentemente fa saltare il gioco delicatissimo della ripartizione degli utili del petrolio nel paese”.

Oggi, novità rilevante. La Compagnia nazionale libica del petrolio (Noc), riconosciuta dalla Comunità internazionale, ha annunciato di avere ripreso la gestione dei terminal petroliferi nell’Est del Paese, annunciando la ripresa delle esportazioni Il maresciallo Khalifa Haftar, uomo forte dell’Est libico, ha restituito gli impianti della Noc due settimane dopo la controversa decisione di affidarli alle autorità “parallele” dell’Est, con conseguente sospensione delle esportazioni da parte della compagnia basata a Tripoli.

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