Energia

La Russia corteggia (energeticamente) l’India

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La Russia cerca una strada verso l’India, sulla via del petrolio e del gas. L’analisi di Maurizio Sgroi 

 

La recente presentazione di Turkstream, diventata il palcoscenico delle ambizioni di potenza russo-turche sullo scenario del Mediterraneo orientale, con tanto di richiesta di pace fra le fazioni libiche – peraltro spalleggiate una dalla Turchia e l’altra dalla Russia – conferma qualora fosse necessario il valore politico dello sviluppo infrastrutturale nella tessitura della nuova rete di interessi – ancora prematuro definirle alleanze – che sta dando forma al nuovo grande gioco euroasiatico. Russia e Turchia, quindi. Ma anche Cina, ovviamente. Si può facilmente immaginare che molto presto l’influenza di questa triplice coincidenza di interessi si estenderà all’Egitto.

Ma se l’approfondirsi dell’influenza russa verso il sud nel quadrante del Mediterraneo è ormai un fatto scontato, lo è meno quello che Mosca ormai da tempo sta tentando verso il Sud Est, e in particolare verso l’India. O almeno così sembra a chi abbia dimenticato come la Russia zarista, per gran parte del XIX secolo, abbia coltivato l’ambizione di arrivare fino in India, all’epoca saldamente in mano ai britannici, contribuendo a generare nella potenza egemone dell’epoca un profondo sentimento di russofobia che verrà eguagliato solo all’epoca della Guerra Fredda, ma stavolta dagli americani. Gli inglesi erano molto preoccupati dell’avanzata russa nelle vaste pianure del centro Asia, all’origine peraltro della duratura influenza di Mosca in quelle regioni, perché avevano capito che l’obiettivo delle armate russe non erano certo le fredde steppe dell’Asia centrale ma la ricca India, che all’epoca svolgeva un ruolo vitale per gli interessi economici, finanziari e politici di Londra.

La Russia proprio di recente ha ribadito il suo invito all’India a unirsi alla “sua” Unione euroasiatica anche se nella forma affievolita di una partnership commerciale, facendo seguito a quanto dichiarato da Putin nel 2016. Ossia l’intenzione di promuovere accordi commerciali preferenziali con i partner con i quali la Russia intrattiene rapporti commerciali avanzati. All’elenco, oltre alla Cina, erano stati aggiunti anche l’India, il Pakistan e l’Iran.

Da allora l’UEE di Putin ha fatto notevoli progressi. Accordi commerciali di vario genere sono stati siglati proprio con la Cina, l’Iran, il Vietnam, la Serbia, il Tajikistan, Singapore. E i colloqui sono in corso, oltre che con l’Egitto, anche con Israele. Ma arrivare fino in India, paese col quale la Russia ha una lunga frequentazione, sarebbe un notevole progresso per la presenza di Mosca in quell’area. I legami peraltro sono già molto profondi. Manca solo da fare l’ultimo passo.

Quella che già nei luoghi ufficiali del governo indiano viene definita una “speciale e privilegiata partnership strategica” – e segnatamente il rapporto dell’India con la Russia – sembra destinata a diventarlo sempre più, almeno stando a quanto emerge dalle previsioni dell‘IEA. L’Agenzia internazionale dell’energia, infatti, stima che già da quest’anno la domanda di petrolio dell’India supererà quella cinese, e questo rischia di provocare una piccola rivoluzione lungo le vie di fornitura che partono dal Medio Oriente.

L’India, ha detto alla Reuters il capo dell’IEA, è destinato a diventare uno dei protagonisti della domanda di globale di petrolio, anche in ragione del fatto che le riserve indiane sono largamente insufficienti – quaranta milioni di barili, pari a una decina di giorni di consumi – rispetto alla sete di greggio del paese, che si stima arriverà a 6 milioni di barili entro il 2024 ed è prevista in crescita costante fino al 2040, quando con le riserve correnti si potranno coprire solo quattro giorni. Il che significa un consumo giornaliero di dieci milioni di barili.

Al momento l’India importa l’80% del suo fabbisogno petrolifero e la sua dipendenza dalle importazioni di greggio – ma anche di carbone, che rimane una delle fonti principali di energia per il paese – sarà sempre più elevata in futuro. Il che genera un problema di forniture e la necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento. Un processo che è già in corso.

La gran parte delle importazioni indiane viene soddisfatte dai paesi Opec, con l’Iraq divenuto primo fornitore al posto dell’Arabia Saudita. Ma già dal novembre scorso le cronache raccontavano del calo della quota Opec delle importazioni indiane, arrivate al 73%, insieme al notevole aumento delle importazioni dagli Usa. Ma il previsto aumento della domanda e l’incapacità dell’industria interna di soddisfarla conduce necessariamente al fatto che l’India deve trovare nuovi fornitori. Ed è a questo punto che entra in gioco la Russia.

Nel settembre scorso il presidente indiano Modi e quello russo Putin si sono incontrati a Vladivostok, dove fra le altre cose, è stata siglata un’intesa per la cooperazione negli idrocarburi per il quinquennio 2019-24 che fra le altre cose ipotizza accordi di lungo termine per la fornitura di petrolio dalla Russia che, giova ricordarlo, è già importante fornitore della Cina.

Nei giorni scorsi, poi, Dharmendra Pradhan, ministro indiano per il petrolio e il gas, ha dichiarato che India e Russia stanno cercando nuovi modi di approfondire la loro collaborazione nel settore energetico, dicendosi “desideroso di esplorare la nuova northern sea route”, ossia la nuova rotta artica promossa dalla Russia che già ha suscitato l’interesse della Cina e persino dei paesi arabi, proprio per trasportare gas liquefatto (che già arriva in Cina) in India. “Stiamo lavorando – ha aggiunto – alla strategia per diversificare le nostre fonti di approvvigionamento di greggio e ora stiamo esplorando modi per importare anche greggio dalla Russia”. Nel caso qualcuno ancora ne dubitasse, il ministro ha aggiunto che fra i due paesi c’è un “ponte energetico”. “Con la Russia che è uno dei maggiori produttori di petrolio e gas naturale e l’India è il terzo consumatore di energia al mondo, la Russia ha il potenziale per diventare una fonte importante per soddisfare i requisiti di petrolio e gas dell’India “. Il quadro, insomma, è più che chiaro. E la sigla di un accordo commerciale fra i due paesi, che faccia entrare l’India nell’Unione euroasiatica sarebbe il perfetto suggello di questa intesa. E in effetti le trattative sono in corso.

Ed ecco che il ruolo di connettore euroasiatico della Russia, promosso dalle forniture energetiche, emerge ancora un volta. Non solo per il petrolio, ma anche per il carbone. La fame di energia può essere un potente incentivo. E l’effetto del rinsaldarsi della “relazione speciale”, che già prevede una notevole cooperazione militare (fornitura di sistemi missilistici di difesa) che poco piace agli Usa, si vede anche su altri dossier. A cominciare da quello mediorientale e nordafricano. E questo accade proprio nel giorno in cui il ministro dei esteri russo Lavrov è in visita in India per preparare il quinto meeting fra Modi e Putin e racconta degli accordi raggiunti con Cina e Turchia per regolare i pagamenti reciproci in valute nazionali anziché in dollari.

Proprio pochi giorni fa Modi e Putin “su iniziativa della parte indiana”, precisa la fonte, si erano sentiti al telefono per discutere di Golfo Persico e Libia, come due partner bene affiatati, dandosi appuntamento a Mosca per il 75 anniversario della vittoria della Seconda guerra mondiale, oltre ai previsti incontri per il vertice Brics di San Pietroburgo e per lo Sco di Shanghai. Se son rose fioriranno. Eppure si sente già l’odore.

(Estratto di un post di Maurizio Sgroi tratto dal suo blog)

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