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La guerra dell’americana Westinghouse alla francese Edf

Uranio Belgio

Che cosa succede fra Westinghouse e Edf

 

Il 21 maggio scorso il presidente americano Joe Biden, durante la sua visita a Seul, ha incontrato il suo omologo Yoon Suk-yeol. Durante il vertice è stata stretta una partnership nel campo dei piccoli reattori nucleari. Lo scopo naturalmente non è solo quello di rafforzare la propria industria nucleare, ma anche di contrastare quella francese, russa e cinese. Lo dimostra il fatto che il principale gruppo americano nel settore nucleare – la Westinghouse, insieme alla sua omologa sudcoreana Korea Hydro & Nuclear Power – intendono stringere una partnership proprio per tagliare fuori il gruppo francese EDF per la costruzione di quattro centrali nucleari in Polonia, per un valore che si aggira sui 30 miliardi di euro. Ed è altrettanto significativo il fatto che gli Stati Uniti abbiano coinvolto la Corea del sud nella strategia di penetrazione nell’ambito nucleare nel mercato polacco.

Questa cooperazione tra Corea del sud e Polonia non deve destare sorpresa perché i presupposti sono stati gettati durante il vertice di Madrid della Nato nel quale Yoon Suk-yeol ha stretto accordi con il suo omologo polacco Andrzej Duda come ha fatto d’altronde il ministro polacco del clima e dell’ambiente Anna Moskwa con quello coreano Lee Chang-yang durante un incontro svoltosi a Varsavia. È molto probabile che le relazioni solide dal punto di vista politico e militare tra Stati Uniti e Polonia rendano difficilmente realizzabile il progetto di penetrazione francese . Una delle ragioni di questa profonda diffidenza da parte della Polonia nei confronti della Francia dipende anche dall’attuale guerra in Ucraina. Non dimentichiamoci che una potenza che mira ad avere un’egemonia globale come quella degli Stati Uniti è impegnata su più fronti politici, militari ed economici.

E proprio a proposito degli impegni degli americani è significativo il fatto che il bilancio approvato dal congresso sottolinei l’importanza centrale che ha l’Indo- Pacifico. Infatti il Congresso ha infatti approvato uno stanziamento di 1,7 miliardi di dollari per concretizzare un’adeguata strategia Indo- pacifica e , una parte considerevole di questo stanziamento che si aggira intorno ai 350 milioni di dollari ,sarà rivolta a contrastare l’influenza cinese nella regione. È significativo il fatto che venga sottolineato come questi finanziamenti devono essere soprattutto finalizzati a contrastare la penetrazione tecnologica del settore delle comunicazioni da parte della Cina. Ciò significa che prosegue in modo assolutamente lineare e coerente la strategia americana di contrastare la Cina a 360° soprattutto nella tecnologia del 5G.

All’interno di questa complessa architettura di sicurezza non poteva non trovare posto anche la questione di Taiwan: l’ambasciata informale americana presente a Taipei riceverà infatti 32 milioni di dollari proprio per contrastare i tentativi cinesi. Non meno significativi sono gli stanziamenti che il congresso prevede per altre organizzazioni di Taiwan in funzione anticinese come la Asia Foundation (TAF) che avrà 22 milioni di dollari per continuare le sue attività culturali ed educative per conto del governo degli Stati Uniti. Ma la strategia di contrasto da parte degli Stati Uniti nei confronti della Cina non si arresta ai confini di Taiwan ma va ben oltre: è infatti finalizzata a sostenere le iniziative anticinesi ad Hong Kong come in Sri Lanka e Cambogia. Non dimentichiamoci infatti che in Cambogia la Cina ha un infrastruttura navale gestita dall’esercito popolare di liberazione.

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