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Cosa farà (e cosa no) la Fed di Powell sui cambiamenti climatici

Powell

Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, non crede che la banca centrale debba svolgere un ruolo diretto contro gli investimenti nei fossili. Ma le cose potrebbero cambiare. Ecco perché

Jerome Powell, il presidente della Federal Reserve (la banca centrale degli Stati Uniti), appare convinto del fatto che la crisi climatica rappresenti un tema importante anche in ambito finanziario. Ma – come fa notare Axios – sembra poco incline a pensare che il suo istituto debba agire in prima persona per contrastare i finanziamenti diretti alle industrie inquinanti.

COSA HA DETTO POWELL AL SENATO

Mercoledì scorso Powell ha tenuto un discorso davanti alla Commissione bancaria del Senato americano, dicendo che la Federal Reserve condurrà una valutazione del grado di preparazione delle banche nella gestione dei cambiamenti climatici e analizzerà in che modo questi ultimi possano rappresentare una minaccia alla stabilità finanziaria.

“Il nostro ruolo sui cambiamenti climatici è limitato, ma è importante. Ed è quello di garantire che le istituzioni bancarie che regoliamo comprendano i loro rischi e sappiano gestirli”.

UN RUOLO LIMITATO PER LA FED

Nonostante questo, Powell – nominato dall’ex-presidente Donald Trump, e confermato da Joe Biden per un secondo mandato – non immagina per la banca centrale un ruolo attivo nel favorire il reindirizzamento dei flussi di capitali lontano dai progetti sul carbone, il petrolio o il gas naturale.

LE RICHIESTE DEI GRUPPI AMBIENTALISTI

Alcune organizzazioni ambientaliste vorrebbero al contrario un’intervento della Federal Reserve per limitare gli investimenti nei combustibili fossili. Due di queste, in particolare – il Sierra Club ed Evergreen Action – chiedono l’introduzione di limiti agli asset fossili presenti all’interno di un portfolio.

IL RUOLO DELLA POLITICA E DEL SETTORE PRIVATO, SECONDO POWELL

Il Senato americano non ha menzionato queste proposte durante l’audizione di Powell. Che, durante una conversazione con il senatore repubblicano Kevin Cramer, ha rilasciato una dichiarazione significativa: che “la risposta più ampia al cambiamento climatico deve venire dai legislatori e dal settore privato”.

I protagonisti devono essere la politica e le aziende, insomma: non la Federal Reserve. Il cui compito è sottoporre le grandi banche americane a degli stress test climatici.

IL RISCHIO CLIMATICO PER LE BANCHE

“Gli scenari di stress climatico”, ha detto Powell, “servono […] a garantire che le grandi istituzioni finanziarie capiscano tutti i rischi che stanno correndo”. Rischi che, ha aggiunto, “possono essere inerenti al loro modello di business”.

LA QUESTIONE POLITICA

Powell e la Federal Reserve sono l’oggetto di uno scontro politico tra i partiti democratico e repubblicano: il primo vuole generalmente dalla banca centrale un impegno forte nella lotta ai cambiamenti climatici, coerentemente con l’agenda “verde” della Casa Bianca; i secondi, all’opposizione, chiedono che l’istituzione ne resti fuori.

GLI SCENARI POSSIBILI

L’orientamento della Federal Reserve potrebbe tuttavia essere destinato a cambiare per farsi più interventista: Biden ha nominato Lael Brainard per la vicepresidenza e Sarah Bloom Raskin per la vicepresidenza del comitato di supervisione: entrambe sono molto attente alla questione climatica.

Raskin, in particolare – al momento insegna legge alla Duke University -, pensa che le autorità di regolazione finanziaria debbano chiedersi “in che modo i loro strumenti attuali possano venire utilizzati” per stimolare la transizione dagli investimenti in asset emissivi verso quelli ambientalmente sostenibili. Tutt’altra cosa rispetto al pensiero di Powell.

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