Energia

Italia a tutto gas nel 2019

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Che cosa emerge da uno studio dell’Enea sul gas. Il Punto di Nunzio Ingiusto

È stato l’anno del gas. Con i nuovi gasdotti in costruzione in Europa e fuori di essa, diventa sempre più difficile smontare la centralità di questo combustibile nella pur necessaria transizione energetica verso le rinnovabili.

Per l’Italia il 2019 è stato davvero l’anno di un bilancio energetico con il gas naturale in crescita in importazioni ed utilizzi. Solo nel terzo trimestre dell’anno la quota di gas liquefatto importato ha superato il 20%, piazzandosi al secondo posto dietro al gas naturale proveniente dalla Russia. Ma il trend è stato crescente per tutto l’anno, come ha certificato l’ultimo studio dell’Enea. Una sicurezza per il sistema italiano ampiamente strutturato sul mix di più fonti.

Del resto tutti gli studi dimostrano che senza le tradizionali fonti energetiche l’economia italiana non sta in piedi. Il passaggio alle non inquinanti è inevitabile, ma la politica ha il dovere di dire con chiarezza se, come e quando l’Italia entrerà nel club del Paesi virtuosi. La recente Cop 25 di Madrid è stata la fedele rappresentazione di un mondo in confusione contagiato da demagogia.

Certo l’Italia va verso la decarbonizzazione, con un calo delle emissioni di gas serra dell’1% nel 2019 e qualche altro piccolo miglioramento previsto per il nuovo anno. I mercati hanno registrato un eccesso di offerta di gas, sicché il bilancio italiano si chiude con -30 % di carbone consumato e +15 % di gas. I consumi sono stati prevalentemente assorbiti dalla produzione di elettricità che ha segnato anche un -10% di prodotti petroliferi.

Stiamo parlando dell’anno che ha visto l’approvazione da parte del governo Conte 2 del Piano Nazionale Energia e Clima (Pniec). Un provvedimento che poteva “osare” di più sulle rinnovabili, al netto delle roboanti dichiarazioni di Ministri ed ambientalisti dei partiti al governo. Dopo aver elogiato i 50 milioni di euro della Merkel per la decarbonizzazione, l’Italia secondo l’Enea ha mancato di aiutare la transizione alle rinnovabili come la situazione richiede.

C’è assenza di una crescita più sostenuta delle fonti rinnovabili e dell’efficientamento energetico nel Pniec. Una lacuna che non garantisce il raggiungimento degli obiettivi che il Piano stesso indica. In sostanza l’Italia dovrebbe ridurre le emissioni di gas serra in media dell’1,7% l’anno, ma le scelte fatte non danno nessuna certezza.

“Il dato positivo è che nel settore termoelettrico, la decarbonizzazione sta funzionando grazie al progressivo abbandono del carbone”, ha detto all’Adnkronos Francesco Gracceva, il ricercatore Enea che ha coordinato lo studio. Ma ciò non è sufficiente ad assicurare la transizione verso un’economia low carbon, tenuto conto dei cali più modesti delle emissioni negli altri settori e dell’andamento piatto delle fonti rinnovabili. Per la soddisfazione (si fa per dire) di tutti noi le rinnovabili nel 2010 resteranno ferme al 18% del totale dei consumi.

Per giunta, l’associazione dei gestori delle reti elettriche in Europa ha fatto sapere che i picchi di domanda di elettricità potranno essere garantiti solo grazie alle importazioni di fonti tradizionali.

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