Energia

Bollette gas, come l’Italia cerca di sventare i rincari per effetto della Germania

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L’Autorità energetica tedesca ha deciso di applicare una nuova metodologia di prezzo, spostando una quota significativa degli oneri per la remunerazione delle infrastrutture di trasporto del gas sul cosiddetto ‘exit’, ossia sul gas che transita dai punti di uscita della rete nazionale verso l’estero, incluso perciò quello che dal Nord Europa transita in Germania verso l’Italia. Con un costo stimato per l’Italia di 500 milioni di euro in più all’anno

La ricetta c’è ed è semplice: armonizzare i regolamenti sulle interconnessioni e favorire il recepimento delle direttive europee per la condivisione dell’energia. La difficoltà sta però nel convincere i nostri vicini, Germania in primis, ad evitare che la riforma tariffaria dell’Authority dell’energia tedesca – la Bundesnetzagentur – abbia ricadute sulle tariffe di trasporto gas italiane, che potenzialmente rischiano di gonfiare le bollette “domestiche” dai 300 ai 500 milioni di euro quest’anno e il prossimo. A tornare nuovamente sull’argomento è stato il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico Davide Crippa (M5S) intervenendo a un summit di Eurolectric a Firenze.

CRIPPA: MALGRADO CRESCENTE INTEGRAZIONE, IMPATTI DA POLITICHE GERMANIA E FRANCIA

“Pur in un contesto europeo di crescente integrazione del mercato europeo del gas, con le regole che disciplinano tale mercato, per esempio vediamo che in Germania e Francia vigono o sono in corso adozione regimi tariffari che generano effetti sfavorevoli e penalizzanti per i punti di uscita non domestici, e l’impatto di queste politiche tariffarie è sempre più evidente sul prezzo del gas”, ha sottolineato il sottosegretario secondo quanto riporta Staffetta Quotidiana. In questo senso “occorre inoltre affrontare il tema della qualità dell’energia prodotta dei vari paesi dell’Unione europea, legando il prezzo dell’energia alla qualità della produzione e limitando fino ad azzerarla, la produzione di combustibili fossili”. Anche perché, molto presto, ha concluso il sottosegretario “le politiche europee avranno nuovi attori. Questo è il momento di cogliere l’opportunità che la transizione energetica ci mette sul tavolo, per riavvicinare i cittadini alle istituzioni, mettendo il cittadino al centro delle sue politiche. Sono convinto che i nuovi rappresentanti europei non si lasceranno scappare questa grande occasione”

IL CASO VISTO DALL’ITALIA

Crippa, per conto del ministro Luigi Di Maio, aveva già risposto nelle scorse settimane a una serie di interrogazioni sul tema – di Luca Squeri di Forza Italia, e a richieste simili presentate dai senatori leghisti Paolo Arrigoni, e Paolo Ripamonti – annunciando una ricetta fatta proprio di solidarietà tra Paesi europei e implementazione del Piano energia-clima come antidoti alla riforma tariffaria tedesca. Rispondendo in commissione Attività produttive della Camera, Crippa aveva evidenziato la “necessità di promuovere lo sviluppo di un mercato europeo del gas, anche in relazione ai nuovi e importanti obblighi di solidarietà introdotti in capo agli Stati membri” in “caso di crisi di approvvigionamento”.

Inoltre, come previsto dal Piano energia-clima, aveva esortato a “garantire un sistema complessivamente più sicuro, flessibile e resiliente, in grado di fronteggiare un contesto di mercato tendenzialmente più incerto e volatile, e di supportare il forte sviluppo delle fonti rinnovabili non programmabili, garantendo la copertura della domanda di energia soprattutto in relazione ai picchi di domanda coincidenti con bassi livelli di produzione delle fonti rinnovabili”. Ciò attraverso “l’incremento della diversificazione delle fonti di approvvigionamento, l’ottimizzazione dell’uso delle infrastrutture esistenti e lo sviluppo del mercato del Gnl” ma anche “il miglioramento del margine di sicurezza in caso di elevati picchi di domanda” e “il coordinamento dei piani di emergenza nazionali con quelli degli altri Paesi”.

IL RICORSO DEI DUE TSO

Una mano potrebbe arrivare dai due gestori dei sistemi di trasmissione tedeschi Gascade e GRTgaz che hanno deciso di presentare ricorso alla Corte regionale di Düsseldorf contro l’introduzione di tariffe uniformi per l’entrata e l’uscita del gas dai sistemi di trasmissione tedeschi che sarebbe dovute partire il 1 luglio nel corso delle vendite all’asta sulla piattaforma Prisma. Oggetto del ricorso presentato dai due Tso, il provvedimento “Regent” dell’Agenzia federale per le reti che contiene la nuova metodologia per uniformare le spese di ingresso e di uscita del gas per aree di mercato. Come si legge su alcuni siti tedeschi – “Energate” e “Montel” su tutti – l’onere indicativo calcolato dall’Authority di regolazione per il 2020 per la capacità libera assegnabile per il gas va dai 3,27 ai 4,21 euro. Tuttavia, l’autorità di regolamentazione ha fissato solo un metodo di calcolo e non un prezzo fisso, per cui i gestori di rete temono prezzi ancora più elevati. Per Gascade, questo significa possibili aumenti fino al 24%. “La Germania corre il rischio di perdere significativi flussi di transito a causa di questo importante aumento dei prezzi e quindi anche la liquidità del Psv tedesco”, ha affermato l’amministratore delegato di GAscade Christoph von dem Bussche. Per Nicolas Delaporte, amministratore delegato di GRT Gaz Deutschland, il regolamento Regent rappresenta, invece, un “sussidio incrociato illegale vietato della distribuzione nazionale che va a detrimento del trasporto transfrontaliero”.

IL MODELLO ALTERNATIVO PROPOSTO DAI TEDESCHI

Gascade e GRT Gaz Deutschland, insieme alle FNBs Open Grid Europe (OGE) e Fluxys Deutschland, avevano proposto un “modello alternativo” di remunerazione della rete chiamato “Vier-Briefmarken-Modell” per mitigare l’effetto ai valichi di frontiera. Si prevedevano tariffe differenziate, una per tutti i punti di entrata, una per tutte le uscite degli stoccaggi, una per tutte le uscite per i consumatori finali e reti a valle e una per le uscite di riduzione e la zona mercato punti di interconnessione. Tuttavia, questo modello è stato considerato altrettanto controverso. In ogni caso Gascade e la GRT Gaz Deutschland hanno chiesto al Tribunale regionale superiore di Düsseldorf un provvedimento ingiuntivo provvisorio, il cui scopo è di sospendere la decisione fino a che non venga presa una decisione sul procedimento principale. Non è ancora noto se altre società abbiano presentato ricorso il cui termine scade il 24 maggio.

COME NASCE LA CONTROVERSIA

L’Autorità energetica tedesca Bundesnetzagentur ha deciso, nell’ambito della riforma della struttura tariffaria regolatoria del trasporto di gas, di applicare una nuova metodologia di prezzo, spostando una quota significativa degli oneri per la remunerazione delle infrastrutture di trasporto del gas sul cosiddetto ‘exit’, ossia sul gas che transita dai punti di uscita della rete nazionale verso l’estero, incluso perciò quello che dal Nord Europa transita in Germania verso l’Italia. “Tale decisione determinerebbe, già a partire dal 2019, un’influenza diretta sul mercato del gas italiano che fonte autorevole dell’Arera ha quantificato in 500 milioni di euro in più all’anno, considerando i flussi attuali provenienti da Olanda e Norvegia, ma è facilmente intuibile l’ulteriore aggravio per i costi energetici italiani laddove iniziassero a transitare per la Germania verso l’Italia anche i volumi crescenti di gas russo che si avrebbero con l’avvio del Nord Stream 2”, scriveva Squeri nell’interrogazione al ministro dello Sviluppo economico.

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