Energia

Tutte le novità sul risiko geopolitico del gas fra Israele, Egitto e Marocco

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Come e perché Israele, Marocco e Egitto sono tra i player più scalpitanti nel settore del gas. Ecco le implicazioni geopolitiche. L’approfondimento di Giuseppe Gagliano

Quali sono allo stato attuale i player emergenti sullo scacchiere internazionale per quanto riguarda lo sfruttamento e la distribuzione del gas? La risposta non può che essere Israele, Marocco ed Egitto.

Solitamente si parla di Israele facendo riferimento prevalentemente alla sua politica estera -in funzione anti iraniana- o alle questioni di politica interna dimenticando tuttavia che Israele sta diventando un potenza regionale sotto il profilo energetico e che questo nuovo status geopolitico sarà destinato ad incidere in modo rilevante non solo in Medioriente ma anche sul Mediterraneo. Vediamo concretamente in quale modo Israele si appresta a conseguire questo nuovo status geopolitico.

In primo luogo il giacimento di gas naturale Leviathan considerato uno dei più rilevanti giacimenti nel Mediterraneo (giacimento che si trova 125 chilometri a ovest da Haifa) consentirà ad Israele non solo di diventare un esportatore di gas verso l’Egitto e di rafforzare in modo decisivo le proprie esportazioni verso la Giordania ma è altrettanto indubbio che il Leviathan permetterà da un lato ad Israele di avvicinarsi alla autosufficienza energetica e dall’altro lato di consolidare le relazioni politiche con Egitto e Giordania .

In secondo luogo la firma dell’accordo di partnership energetica con Cipro e Grecia relativo per il gasdotto EastMed – che si è concretizzato il 2 gennaio 2020 – avrà una capacità tra i 9 e i 12 miliardi di metri cubi all’anno e si snoderà per 2mila chilometri da Israele e, attraverso Cipro e Creta, raggiungerà la Grecia continentale, rafforzando ulteriormente la posizione di Israele sia dal punto di vista energetico che dal punto di vista politico e consolidando nel contempo l’asse americano in funzione di contenimento anti russo e anti turco. Non dimentichiamoci a tale proposito che il 20 marzo del 2019 Mike Pompeo si trovava a Gerusalemme per il vertice trilaterale sul gas tra i leader di Grecia, Israele e Cipro.

Per quanto concerne invece il nostro Paese, ha dato la propria disponibilità attraverso Poseidon ad aderire al gasdotto East Med, ma questa è stata oggetto di innumerevoli controversie anche per il ruolo sempre più rilevante che le associazioni ecologiste rivestono nella azione di lobbying verso l’esecutivo, rilevanza questa possibile anche per la intrinseca debolezza ed instabilità permanente del nostro potere politico (vedi movimenti pacifisti e legge 185).

Il secondo attore o player che sta emergendo nello scacchiere internazionale è il Marocco. Stiamo alludendo al progetto del gasdotto Marocco-Nigeria (che unisce la Nigeria al Marocco attraverso 14 paesi), infrastruttura questa che Collegherebbe le risorse di gas nigeriane ai paesi dell’Africa occidentale e del Marocco per servire poi l’Europa in un secondo momento. Esistono già due gasdotti nella zona nord-occidentale dell’Africa, il “gasdotto dell’Africa occidentale”, che collega la Nigeria al Ghana, passando per il Benin e il Togo, e il gasdotto Maghreb-Europa (chiamato anche “Pedro Duran Farell ”) che collega l’Algeria all’Europa attraverso la Spagna (Cordova) e lo stretto di Gibilterra.

Il progetto del gasdotto Marocco-Nigeria dovrebbe pertanto collegare il gasdotto dell’Africa occidentale.
Il gasdotto Marocco-Nigeria dovrebbe essere lungo circa 5.660 chilometri. Costeggerebbe la costa dell’Africa occidentale, attraversando 14 paesi: Nigeria, Benin, Togo, Ghana, Costa d’Avorio, Liberia, Sierra Leone, i tre paesi della Guinea, Gambia, Senegal, Mauritania e Marocco. Il costo è attualmente stimato tra 20 e 25 miliardi di dollari.

Questo progetto fu annunciato nel dicembre 2016, durante la visita di stato del sovrano marocchino in Nigeria. Nel maggio 2017 sono stati firmati accordi di cooperazione a Rabat per impegnare le due parti a sponsorizzare uno studio di fattibilità (completato a luglio 2018) e uno studio preliminare sui dettagli effettuato nel primo trimestre del 2019. A giugno 2018, gli accordi relativi alla sua costruzione vengono firmati a Rabat.

Come è noto questo progetto nacque per la prima volta grazie al sovrano del Marocco Mohammed VI e del suo omologo nigeriano Muhammadu Buhari.  A proposito della Nigeria è bene ricordare che la Nigeria è il 22° produttore di gas al mondo, il 5 ° esportatore al mondo e il primo in Africa.

Ebbene, al di là dei giocatori privati coinvolti, inclusi studi legali britannici come Pempsen, che sono intervenuti nello studio di fattibilità e nello studio preliminare dei dettagli della pipeline, è evidente il ruolo determinate svolto dagli attiri statale quali l’ONHYM (National Office of Hydrocarbons and Mines of Morocco) e l’NNPC (Nigerian National Petroleum Corporation).

Tuttavia, anche in questo caso, come nel caso dell’East Med, il ruolo delle organizzazioni ecologiste è stato di freno e contestazione insieme. In particolare, in un comunicato stampa intitolato “Gasdotto Nigeria-Marocco: nessun interesse per noi”, le Ong firmatarie stimano che un tale gasdotto distruggerebbe i mezzi di sostentamento di milioni di persone per quanto riguarda le attività di pesca (deterioramento dell’ambiente marino) e quindi condurrebbe al privazione di fonti di reddito per molte persone. Queste ONG difendono anche il fatto che questo progetto porterebbe all’aumento del debito dei paesi africani coinvolti.

Al fine di sostenere il suo progetto, il Marocco ha sottolineato al contrario come lo sviluppo economico dell’Africa occidentale sia anche collegata ad una maggiore indipendenza nei confronti del mondo esterno, in particolare l’indipendenza energetica attraverso il gas. La costruzione di un tale gasdotto consentirebbe infatti l’elettrificazione della regione e potrebbe favorire oltre 300 milioni di persone. Inoltre, un tale progetto posizionerebbe la regione come un nuovo polo di approvvigionamento per l’Europa, di fronte a Russia, Norvegia e soprattutto di fronte alla Algeria il cui ruolo sarebbe ridimensionato.

Insomma questo progetto consentirebbe al Marocco di avere nel contesto africano uno nuovo e rilevante status geopolitico. Inoltre, dopo i numerosi contrasti con la Nigeria per il riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale, questo progetto comune consente il riavvicinamento di questi due paesi. Per quanto riguarda l’Europa, questa trarrebbe beneficio anche dall’ampliamento del pannello dei suoi fornitori di gas, da cui oggi è molto dipendente.

Dal punto di vista geopolitico quali lezioni possiamo trarre dall’accostamento di questi due progetti infrastrutturali? In primo luogo la competizione nello scenario internazionale per l’approvvigionamento delle risorse energetiche continua a svolgere un ruolo rilevante nelle scelte di politica estera ed economica di tutti i principali paesi (europei e non).

In secondo luogo, nonostante gli scenari apocalittici di numerosi fondamentalisti dell’ecologia (come Latouche e Shiva per esempio) le risorse energetiche fondamentali per il mantenimento e la crescita delle società industriali rimangono ancora quelle tradizionali e cioè quelle legate al gas, al carbone e al petrolio fonti energetiche attualmente insostituibili.

In terzo luogo Africa e Asia si stanno muovendo con sempre maggiore velocità per superare il gap con l’Occidente: non vanno cioè nella direzione della decrescita ma della crescita capitalistica.

In terzo le Ong della società civile troppo spesso non svolgono il ruolo di osservatori critici ma al contrario, oltre a frenare, ritardare o impedire lo sviluppo delle infrastrutture di un paese contribuiscono in modo rilevante a fargli perdere credibilità e competitività a livello internazionale.

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