Energia

Iren, come va in fumo per Appendino la vendita dell’inceneritore di Torino

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Termovalorizzatore di Gerbido Torino Appendino

Iren, deserta la gara per la vendita del 17% dell’inceneritore di Torino. La richiesta del Comune guidato da Chiara Appendino, 38 milioni di euro, è stata ritenuta troppo alta


L’inceneritore del Gerbido? Non lo vuole nessuno.

È questo, in poche parole, l’esito della gara (andata deserta pochi giorni fa) che metteva in vendita il 17% delle quote del termovalorizzatore del Gerbido in mano alla Città di Torino per 38 milioni di euro.

L’obiettivo della vendita? Uno solo: ripianare il debito da 80 milioni di euro che zavorra le casse della città.

Per capire meglio la questione, però, occorre partire da più lontano e in particolare da Trm Spa (Trattamento rifiuti metropolitani), la società del Gruppo Iren che ha progettato, costruito e, attualmente, gestisce il termovalorizzatore della Città Metropolitana di Torino.

Parliamo di un’azienda a capitale misto: l’80% delle azioni è detenuto da Iren Ambiente S.p.A. (interamente controllata da Iren S.p.A.) ed il 20% delle azioni sono detenute da soci pubblici. Fra questi ultimi, spicca il Comune di Torino che detiene il 18,36% delle azioni. Ad Agosto, la sindaca di Torino, Chiara Appendino (M5S), ha preso carta e penna e scritto a Iren per comunicare la sua decisione: vendere il 17% di Trm in mano al Comune di Torino.

Perché non vendere tutto il 18,36%? Il disegno dell’amministrazione torinese prevedeva di mantenere un 1% di azioni all’interno dell’azienda che gestisce il termovalorizzatore. In questo modo, così, Trm sarebbe rimasta società mista senza bisogno di modificare lo statuto.

Vendere il 17% dell’inceneritore, in ogni caso, per la Città di Torino, avrebbe voluto dire anche rinunciare ai dividendi che, ogni anno, la società ripaga ai suoi azionisti pubblici, e non parliamo mica si bruscolini.

Ad agosto, nelle casse del Comune, è arrivata la cedola del 2017: 3,47 milioni, parte dei 19 milioni complessivi di utili. Già si sa quanto sarà quella del 2018, un po’ più robusta: 3,843 milioni su 22. Parliamo, infatti, di un termovalorizzatore che lavora molto: prima dell’arrivo, nel 2016, della giunta pentastellata a Palazzo Civico bruciava 400 mila tonnellate di rifiuti, saliti a oltre 500 mila nel 2017.

L’ultimo passaggio della vicenda, infine, è andato in scena nella mattinata di martedì 29 ottobre, allo scadere della gara che metteva in vendita il 17% delle quote di Trm per 38 milioni di euro. Nessuno compratore ha presentato una proposta, neppure Iren, già detentore dell’80% della società e considerata tra i principali interessati alla compravendita.

Concluso questo primo passaggio, ora, si aprirà una seconda fase di gara più ristretta, dove tutti i potenziali acquirenti potranno avanzare la propria offerta al Comune, anche un prezzo inferiore rispetto a quanto stabilito dai periti della Città.

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