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Industria, energia, reti. Ecco gli appunti programmatici di Fratelli d’Italia

Blocco Navale

Che cosa si prevede in materia di industria, energia e reti negli “Appunti per un programma conservatore” presentati nella recente kermesse milanese di Fratelli d’Italia

 

Il piano di governo di Fratelli d’Italia per il nostro paese punta a tenere dritta la barra dell’indipendenza. Autonomia che viene declinata in termini energetici ed economici.

E’ quanto si evince tra l’altro da “Appunti per un programma conservatore”, una bozza per il programma di governo presentato nella recente kermesse milanese del partito presieduto da Giorgia Meloni.

LA CONTRAZIONE DELL’ECONOMIA ITALIANA

Cesare Pozzi, docente di economia dell’impresa presso l’università Luiss Guido Carli di Roma e di economia applicata presso l’Università di Foggia, ha elaborato un piano per la crescita economica ed industriale di FdI. Punto di partenza è la contrazione della produzione industriale italiana che nel ventennio 2000-2021 ha perso “oltre 22 punti”, allo stesso tempo, “il valore aggiunto manifatturiero a prezzi costanti del nostro Paese ha subito, sulla base dei dati Unido, una contrazione del 10,5%, un pessimo segnale, se si considera che a livello globale il valore aggiunto manifatturiero nei venti anni è quasi raddoppiato”. Su questi dati ha un impatto anche la crisi demografica che ha ridotto la forza lavoro nazionale. “Le proiezioni Istat sulla popolazione italiana prevedono poco più di 54 milioni di persone nel 2050, con una popolazione in età lavorativa (15-64 anni) che si ridurrà al 52,8% del totale rispetto all’attuale 63,8% e con una popolazione di età superiore ai 65 anni che rappresenterà il 35% del totale (23,2% nel 2020)”

L’ASSETTO ISTITUZIONALE “CONTRADDITTORIO”

Tali considerazioni portano l’economica della Luiss a guardare alla strategia industriale italiana da due punti di vista. Il primo è l’assetto istituzionale. Sotto la lente dello studioso ci finiscono “le norme del titolo VII del TFUE sulla concorrenza” dalle quali scaturirebbe un’impostazione confusa e con esiti “contraddittori”. “Se nel gioco della libera concorrenza i Paesi sono in difficoltà il TFUE – si legge -, anziché riattivare il circuito virtuoso tra competenze, territori e risultati economici, introduce, con l’art.126, due nuovi vincoli: gli Stati membri devono limitare a un valore astratto di riferimento sia il rapporto tra disavanzo pubblico, previsto o effettivo, e prodotto interno lordo, sia il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo”.

IL MERCATO DELLE COMMODITY

Il secondo aspetto su cui si concentra l’economista è la trasformazione del mercato delle commodity. Buona parte dei semilavorati e dei componenti arrivano da produzioni localizzate al di fuori dei confini europei. I rischi di questa organizzazione li abbiamo visti all’inizio della pandemia, quando erano diventati introvabili, e dunque costosissimi, i dispositivi di protezione individuale, perché in gran parte prodotti in Cina. “Trasformare i cambiamenti nei mercati delle commodity in opportunità sarebbe possibile, ma passare per una diversa formula distributiva del valore generato richiede un radicale cambiamento degli assetti istituzionali – scrive l’economista -. Si tratta di una operazione complessa, forse ancora realizzabile, ma essenziale se si vuole invertire una tendenza che sta alimentando crescenti tensioni economiche e sociali”.

I CINQUE PUNTI PROGRAMMATICI DELL’AD DI TERNA

È stato affidato all’amministratore delegato di Terna, Stefano Donnarumma, il capitolo del piano programmatico di Fratelli d’Italia dedicato all’energia. Sono cinque i punti programmatici intorno ai quali il presidente del GO15, l’associazione che raggruppa i principali gestori delle infrastrutture per la trasmissione dell’elettricità a livello mondiale, costruisce la proposta di politica energetica di FdI:

  • sviluppare le rinnovabili come “sole e vento”;
  • “gas a supporto della transizione, diversificando le fonti di approvvigionamento e massimizzando la produzione nazionale”;
  • trasformare l’Italia in un “hub elettrico del Mediterraneo attraverso le interconnessioni con l’Europa e il nord Africa;
  • per il futuro puntare su “idrogeno verde” e “i settori “hard to abate” e con il nucleare di quarta generazione”;
  • “valorizzare le eccellenze delle imprese di stato italiane ENI, ENEL, SNAM e TERNA a livello internazionale”.

LA NECESSITÀ DI PROGRAMMAZIONE

La pianificazione è il dogma cui deve votarsi un buon amministratore quando affronta le politiche energetiche. “Il settore dell’energia è caratterizzato da cicli di decisioni e investimenti decennali: dobbiamo pensare oggi a quello che sarà il futuro del nostro Paese e dei nostri figli fra 25 anni – si legge nel programma di Fratelli d’Italia -. Nel corso degli ultimi 35 anni, l’Italia ha scelto di affidarsi sempre di più a una fonte fossile come il gas per gli utilizzi primari, dalla produzione di energia elettrica al riscaldamento agli usi industriali”. Fino a 15 anni fa il nostro paese importava gas da Russia, Libia, Algeria e Mare del Nord e usufruiva del rigassificatore di Panigaglia. Sono serviti più di 10 anni per far entrare a regime il TAP dall’Azerbaijan e i due terminali di Livorno e Rovigo.

LE RETI INFRASTRUTTURALI

Il governo che immagina FdI dovrebbe supportare il settore attraverso lo sviluppo delle infrastrutture come “sistemi di accumulo, elettrochimici o idropompaggi” e “reti elettriche”. La transizione energetica non è l’obiettivo di una parte ma la direzione verso la quale deve andare il nostro Paese. “Con più reti ed energia rinnovabile si potranno tagliare i costi elettrici – si legge ancora -: con la transizione energetica l’Italia sarà, infatti, in grado di risparmiare circa 4 miliardi all’anno. Proseguendo su questa strada, fra 15-20 anni il costo dell’energia per gli italiani sarà equivalente a pagare la tassa dei rifiuti, ovvero non spenderemo più soldi per la materia prima, ma solo per la struttura di gestione e di trasporto dell’energia attraverso le reti”. Il futuro del nostro paese sarà sempre più elettrico. Secondo le stime di FdI nel 2050 la richiesta di energia elettrica sarà “più del doppio rispetto ai valori attuali fino a oltre 700 TWh, spinta non solo dai consumi elettrici diretti, ma anche dai consumi di elettricità dedicati alla produzione di combustibili verdi come l’idrogeno indispensabili nei settori non elettrificabili”. La transizione energetica non sarà una rivoluzione, il gas, infatti, “dovrà avere il ruolo di accompagnatore della transizione per i prossimi 2-3 lustri. Non è plausibile pensare di farne a meno Prima”.

LE ENERGIE RINNOVABILI: NON SOLO SOLE E VENTO

Lo sviluppo dell’energia rinnovabile non è più solo un obiettivo dei progressisti ma anche di chi si definisce conservatore. “L’Italia deve raggiungere l’obiettivo di produrre energia sempre più autonomamente” e la strada suggerita da Stefano Donnarumma passa per lo sviluppo di “fotovoltaico ed eolico”. Uno dei frontrunner in questo settore è proprio Terna, l’azienda di Donnarumma. “I progetti e gli investitori ci sono: Terna, il gestore della rete elettrica nazionale, a fine 2021 aveva già richieste di connessione alla rete di impianti a fonti rinnovabili pari a 168 GW, con un incremento del 70% rispetto al 2020 e siamo il primo Paese al mondo per potenzialità dell’eolico offshore. Ne vanno resi più snelli i processi autorizzativi”. L’AD di Terna ricorda che il nostro Paese è tra “i pionieri nella filiera dell’idrogeno che, nella sua versione “verde” prodotta grazie alle fonti rinnovabili stesse, potrebbe essere utilizzato per alcuni usi industriali, in particolare, nei cosiddetti settori “hard to abate”, come ad esempio quello dei trasporti pesanti, aerei, marittimi o quello siderurgico, o come sistema di accumulo”.  Donnarumma rompe anche il tabù del nucleare suggerendo di proseguire sulla strada della ricerca dell’atomico di “quarta generazione, caratterizzato da reattori compatti e in grado di riutilizzare il combustibile”. Anche in questo caso il presidente di GO15 chiama in causa le società a controllo pubblico Eni, Enel, Snam e Terna, come serbatoi di conoscenza e sottolinea che “ogni miliardo investito in infrastrutture elettriche ne genera tra due e tre in termini di PIL e consente di creare circa 1.000 nuovi posti di lavoro”.

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