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Industria 4.0: l’elettricità sarà il perno del futuro

Industria

L’intervista a Simone Mori, Presidente di Assoelettrica: l’industria 4.0 funziona con l’elettricità e soltanto con essa

 

L’industria 4.0 pone nuove sfide tecnologiche e anche energetiche: funzionerà solo con l’elettricità. Sarà l’elettricità la chiave per contrastare i cambiamenti climatici e ridurre il consumo di risorse non rinnovabili.

Affrontiamo il tema nell’intervista a Simone Mori, Presidente di Assoelettrica, realizzata da Antonella Cocca e pubblicata su Pianeta Terra di Gennaio 2017.

 

elettricità
Simone Mori, Presidente di Assoelettrica

Dopo un semestre al vertice di Assoelettrica qual è il bilancio della sua attività e quali le sfide più urgenti?

È presto per fare dei bilanci. Abbiamo avviato molti cantieri su alcuni temi chiave per il settore, dalla riforma del mercato elettrico al capacity market, dalla mobilità elettrica alle politiche europee sull’energia. Forse, la cosa più importante, perché è destinata a segnare il futuro della nostra associazione, è l’avvio del processo di fusione tra Assoelettrica e assoRinnovabili. Da questa unione nascerà un soggetto più forte perché rappresentativo della totalità della filiera elettrica, superando la divisione, sempre meno attuale, fra operatori tradizionali e operatori da fonti rinnovabili. Per fortuna, il settore sta evolvendo verso un assetto che non si riconosce più nella dicotomia vecchio-nuovo. Gran parte dei nuovi investimenti in capacità di generazione, in Italia come a livello europeo e globale, riguarderanno le fonti rinnovabili. In alcuni casi impianti di grande taglia realizzati da grandi imprese del settore, in altri piccoli impianti di generazione distribuita. Ciò richiede una modifica nel modello di funzionamento del parco convenzionale, che deve garantire equilibrio e stabilità a questo sistema. Ma richiede anche un massiccio sforzo di digitalizzazione e integrazione del sistema di rete, per metterlo in grado di offrire alla generazione decentrata un modello efficiente e moderno di dispacciamento. Senza dimenticare che la digitalizzazione rappresenta anche un fondamentale passaggio per portare a tutti i clienti elettrici, cittadini e imprese, i benefici delle nuove tecnologie, che consentiranno di ridurre i consumi e di usare l’elettricità in modo sempre più efficiente. L’elettricità è senza dubbio il vettore energetico alla base della rivoluzione di Industria 4.0. la nostra ambizione è lavorare tutti insieme per favorire questa rivoluzione. Per questo la nuova futura associazione raccoglierà tutti i produttori di elettricità, dagli innumerevoli piccoli impianti fotovoltaici ai grandi sistemi di generazione idroelettrici e termoelettrici, dall’eolico alla geotermia, dai moderni impianti a ciclo combinato alle biomasse, ma anche il comparto della distribuzione e la grande maggioranza degli operatori sul mercato retail. Insieme dovremo essere un fulcro del grande processo di transizione

Alla luce di questi percorsi vede ulteriori evoluzioni della rappresentanza del settore elettrico nel 2017?

Al momento non vi sono altri progetti concreti. È vero però che stiamo cercando di rafforzare il livello di coordinamento con altre associazioni del settore, ad esempio Utilitalia, per integrare le nostre azioni e le nostre posizioni. In una fase di cambiamento così rapido e complesso credo sia un valore aggiunto anche per il decisore poter disporre di idee e proposte in grado di rappresentare l’intero comparto. Andare divisi potrà aiutare a formulare proposte di bandiera, ma difficilmente aiuta nella costruzione di una visione coerente di lungo periodo.

Quale sarebbe secondo lei l’assetto migliore della rappresentanza associativa per il sistema Paese?

Il ruolo della rappresentanza delle imprese è diventato sempre più importante. In un ormai lontano passato, prevaleva una funzione di natura strettamente sindacale, quando il mestiere delle associazioni di categoria era anzitutto quello di definire insieme alle confederazioni dei lavoratori i diversi contratti di lavoro. Oggi questo ruolo ancora permane, ma è affiancato dalla rappresentanza dei legittimi interessi delle imprese del settore unitamente alle azioni e alle proposte che le associazioni avanzano per contribuire allo sviluppo economico e sociale del Paese. Un esempio: quando sosteniamo la necessità di sviluppare il vettore elettrico, attraverso la mobilità elettrica e l’elettrificazione dei consumi finali di energia, non lo facciamo per produrre e per vendere più chilowattora, lo facciamo perché abbiamo in mente un mondo più efficiente e più pulito, senza polveri sottili e che sappia sfruttare al meglio le risorse primarie.


auto elettrica rinnovabiliCome impatterà l’introduzione di un sistema di capacity market sul comparto delle energie rinnovabili?

Positivamente. Oggi il sistema non sta in piedi, con impianti fondamentali alla stabilità della rete fanno fatica a coprire i costi di produzione. Anche a livello europeo ci si sta sempre più convincendo che il mercato energy-only a breve termine non è in grado di accompagnare la transizione energetica verso le fonti low carbon. Forse è anche un po’ colpa nostra se meccanismi di stabilizzazione del prezzo, quali il capacity market, sono stati percepiti come un tentativo di sussidio alle fonti fossili. Evidentemente non siamo riusciti a spiegare che il capacity market, come ha avuto modo di ribadire più volte lo stesso Presidente dell’Autorità per l’Energia, Guido Bortoni, deve essere considerato come uno dei volet della più generale questione delle fonti rinnovabili e non solo una questione degli operatori termoelettrici. Le fonti rinnovabili non programmabili hanno bisogno del capacity così come un ciclo combinato ha bisogno del gas per poter produrre energia elettrica.

Più in generale come andrebbe indirizzata la riforma del mercato elettrico?

Si tratta di una questione complessa che deve essere affrontata da diversi versanti contemporaneamente. Un elemento, già citato, è la stabilizzazione dei segnali di prezzo, anche attraverso il capacity market. Un altro importante tassello è costituito dall’integrazione progressiva delle fonti rinnovabili nel mercato, che richiederà un adeguamento delle regole con l’avvicinamento al tempo reale e il graduale superamento della dicotomia tra Mgp e Msd.

È stata annunciata una revisione della Strategia energetica nazionale, quali sono le priorità secondo Assoelettrica?

Bisogna guardare lontano. L’Europa sta giustamente lavorando su una prospettiva 2030. Io credo che la priorità oggi sia quella di disegnare un modello di mercato “future proof”, adatto a sostenere la rivoluzione energetica: stabilizzazione dei prezzi, crescita armonica delle fonti rinnovabili attraverso una concorrenza per il mercato fra i migliori progetti, maggiore elettrificazione a cominciare da trasporti e riscaldamento/raffreddamento. La riduzione del consumo di risorse non rinnovabili e le correlate emissioni di gas climalteranti passa attraverso un crescente ricorso all’elettricità. Stiamo mettendo a punto un manifesto dell’elettricità, per mostrare come l’elettricità sia al centro della quarta rivoluzione industriale: industria 4.0 funziona con l’elettricità e soltanto con essa. Ma anche che l’elettricità è lo strumento fondamentale della lotta ai cambiamenti climatici grazie alla sua intrinseca maggiore efficienza.

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