Energia

Energia, in arrivo una rivoluzione sulle batterie?

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Dettagli e potenziali effetti di una nuova batteria ricaricabile ai protoni. L’approfondimento di Sebastiano Torrini

Potrebbe essere una vera e propria rivoluzione per il settore dell’energia e non solo la nuova batteria ricaricabile ai protoni – più piccola e meno costosa da produrre rispetto alle tradizionali batterie agli ioni di litio – che un gruppo di ricercatori australiani sta sviluppando al Royal Melbourne Institute of Technology. “Il carbonio, principale componente nella batteria ai protoni, è abbondante e di basso costo paragonato con le leghe di metalli che immagazzinano idrogeno o con il litio”, ha scritto il responsabile del progetto, John Andrews sull’International Journal of Hydrogen Energy. Potenzialmente le applicazioni della nuova batteria sono molteplici: dall’alimentazione dei veicoli elettrici allo stoccaggio di energia prodotta tramite pannelli fotovoltaici domestici o per reti elettriche già esistenti.

Il nuovo accumulatore – ha sottolineato lo stesso Andrews – ha una produzione più ecocompatibile, e ciò nell’ottica di un mondo che si dirige verso fonti rinnovabili per contrastare i cambiamenti climatici, determina un maggior fabbisogno di batterie per lo stoccaggio. Il suo funzionamento è molto semplice: la ricarica si realizza grazie a un processo elettrochimico in cui il carbonio alle due estremità dell’accumulatore si lega ai protoni generati dalla scomposizione dell’acqua durante la ricarica in un processo simile alla produzione di  idrogeno. I protoni sono quindi liberati e passano attraverso la cellula ad alimentazione reversibile per creare acqua con l’ossigeno dell’aria e così generare energia, il tutto senza produrre emissioni. A differenza dei combustibili fossili, infatti, il carbonio non brucia né produce emissioni nel processo.

Il lavoro futuro di ricerca si concentrerà, quindi, nel migliorare ulteriormente il rendimento, usando materiali come il grafene. L‘obiettivo è di produrre una batteria a protoni che sia veramente competitiva con quelle a ioni di litio, ha aggiunto lo studioso. Il problema principale dei vecchi accumulatori è infatti il cobalto che si estrae per la gran parte nella Repubblica Democratica del Congo lacerata dalle guerre ed dal fatto che si tratta di un materiale limitato che ha visto triplicare il prezzo di vendita a 80 mila dollari a tonnellata in febbraio. Tutti problemi che le batterie a protoni eviteranno.

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