Energia

Pro e contro la svolta green della Bei. Fatti, divisioni e analisi

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Le delibera Bei pro finanziamenti alle rinnovabili. Le frasi del presidente Hoyer, le parole di Gualtieri, le divisioni tra Stati e i primi commenti di economisti e analisti del settore come il prof. Clò

 

Il nuovo piano “green” della Banca europea per gli investimenti (Bei) è ormai nero su bianco e dal 2021 le fonti fossili vedranno negarsi finanziamenti a favore di tutto ciò che andrà a beneficio di clima e sostenibilità ambientale. La decisione ha però lasciato degli strascichi, prima di tutto la divisione tra alcuni paesi in seno all’Ue, ma anche un dibattito acceso tra favorevoli e contrari alla misura.

TRE CONTRARI E SEI ASTENUTI

Innanzitutto i paesi: diciannove governi dell’Ue hanno appoggiato la nuova politica della Bei, tra cui Germania e Italia, inizialmente scettiche, e Francia. Mentre tre – Polonia, Romania e Ungheria – hanno votato contro, perché desideravano maggiore flessibilità per il finanziamento del settore gas. Sei governi si sono, invece, astenuti: Estonia, Lituania, Cipro e Malta desideravano finanziamenti più facili per il gas, mentre Austria e Lussemburgo si sono opposti alla continua ammissibilità dell’energia nucleare ai finanziamenti.

LA POSIZIONE DEI PAESI DELL’EST

La Polonia, l’Ungheria e la Repubblica Ceca, contrarie alla decisione Bei e restie a sposare la visione della neutralità climatica al 2050, aspettano garanzie in questo senso, che dovrebbero arrivare con la presentazione del Green New Deal, ha scritto Affari Internazionali: “Sei Paesi si sono poi comunque astenuti dal voto: per la poca flessibilità sul gas – Malta, Cipro, Estonia e Lituania –; altri due – Austria e Lussemburgo – per l’ammissibilità del nucleare ai finanziamenti”.

LE PAROLE DI HOYER

Werner Hoyer, presidente della Banca europea per gli investimenti, ha detto al Financial Times che è “comprensibile” che la scorsa settimana Polonia, Ungheria e Romania abbiano votato contro una decisione fondamentale per eliminare gradualmente i prestiti ai combustibili fossili entro il 2021, dicendo che sarebbero stati i più duramente colpiti dalla mossa. Per questo ha esortato l’Ue a rafforzare il sostegno alle regioni duramente colpite dai costi dell’ecologizzazione. “Cosa possiamo offrire agli Stati membri per sostenere la crescita e l’occupazione nelle regioni più colpite: questa è la sfida che ci troviamo ad affrontare”, ha detto Hoyer.

BRUXELLES PRESENTERA’ UN FONDO PER AIUTARE LE REGIONI A DECARBONIZZARE

Il mese prossimo Ursula von der Leyen, presidente entrante della Commissione europea, presenterà infatti il suo promesso “Green New Deal”, che includerà un “Just Transition Fund” per aiutare le regioni che sosterranno la maggior parte dei costi economici. Secondo la commissione, il carbone rappresenta quasi un quarto della produzione di elettricità dell’Ue. Rimane un’industria significativa in più di 40 regioni e fornisce 240.000 posti di lavoro nelle miniere e nelle centrali elettriche.

GUALTIERI TRA I FAVOREVOLI AL NUOVO CORSO DELLA BEI

Tra i favorevoli al nuovo corso della Bei, c’è sicuramente il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. In un intervento nei giorni scorsi su La Stampa, ha ammesso che “le cronache di questi giorni ci confermano drammaticamente” come “il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2050 costituisca un obiettivo imprescindibile se si vuole contenere il riscaldamento globale”. Per questo, ha aggiunto, “il governo italiano ha votato a favore della nuova strategia della Bei ed è impegnato affinché il tema della sostenibilità ambientale sia al centro delle istituzioni nazionali ed europee”. “Siamo tra quanti hanno spinto perché la nuova Commissione europea guidata dal Ursula von der Leyen lanciasse un vero e proprio Green Deal e ne sosterremo la definizione e l’implementazione (…) Al tempo stesso, con la manovra di bilancio abbiamo lanciato un green New Deal nazionale”.

IL COMMENTO DELL’ECONOMISTA CLO’ (RIVISTA ENERGIA)

Ma a quanto pare non è tutto oro ciò che luccica. A riportare tutti sui piedi per terra ci ha pensato Alberto Clò, economista e direttore di Rivista Energia secondo il quale le tesi di Greta stanno spopolando nei palazzi della politica “ma non nella cruda realtà dei fatti – ha detto a Start -. Che dice che le cose su scala mondiale (cui dobbiamo guardare) non stanno andando come si auspicava: i consumi di energia hanno registrato nuovi record” e “le fossili restano dominanti, anche nella generazione elettrica”. Morale? “Le emissioni di gas serra sono aumentate, a livello sia globale che in Europa”, e se è vero che le fonti fossili nel 2018 hanno contribuito a soddisfare la complessiva domanda di energia primaria per l’80% e le nuove rinnovabili per il 2% si tratta di “un rapporto di 40 a 1. Capovolgerlo sarà processo lungo, non facile, costoso”. Ciò senza considerare l’effetto “non scontato” del nuovo corso della Bei che può “accrescere le difficoltà di finanziamento delle compagnie energetiche tradizionali (specie oil&gas) riducendo la loro propensione ad investire, già accentuata dai timori dei rischi climatici, dalla pressione degli azionisti che vorrebbero ridurre l’esposizione ai business tradizionali, dalla severa disciplina finanziaria che le compagnie si sono date”, ha rimarcato l’ex ministro. In sostanza – ha concluso l’economista Clò – “gli investimenti – che altro non sono che la futura offerta – sono ancora inferiori a quelli precedenti il contro-shock dei prezzi del 2014 creando un severo rischio di squilibrio domanda/offerta con inevitabile esplosione dei prezzi”. (qui l’intervista a Clò).

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