Energia

Il gasdotto Russia-Germania sembra cercare nuove acque. Breaking news da Copenaghen

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C’è del marcio in Danimarca… O forse, stavolta, è solo odore di gas. Se gli altri Paesi della regione del Baltico – Svezia, Finlandia e Germania – all’inizio di quest’anno hanno rilasciato i permessi di passaggio per Nord Stream 2, come abbiamo visto, nella terra di Margherita seconda gli scenari sono vaghi.

In questo agosto dove un’insolita siccità ha ingiallito Copenaghen – ma a dir la verità tutta la Scandinavia – il Parlamento danese sembra aver puntato i piedi sul permesso di passaggio del gasdotto Nord Stream 2 nelle acque territoriali a est dell’isola di Bornholm.

Come risposta, la società con sede a Zugo in Svizzera ma con maggioranza Gazprom che gestisce il progetto del gasdotto, il quale pomperebbe gas naturale russo in Germania passando per il Mar Baltico, venerdì 10 agosto, pur confermando che il percorso attraverso le acque danesi «rimarrà la rotta preferita», ha presentato una rotta alternativa che le aggirerebbe. E dichiarando di esserci stata costretta perché la raccomandazione del ministero degli esteri danese «è in sospeso da gennaio».

Il percorso alternativo passerebbe comunque attraverso quella che viene chiamata la zona economica esclusiva della Danimarca: ma ciò non richiederebbe, un voto parlamentare, ma solamente un’approvazione da parte dell’Agenzia danese per l’energia. La quale attraverso il suo vice capo Janni Torp Kjaergaard ha dichiarato di aver ricevuto la domanda e l’elaborazione potrebbe richiedere un anno.

Una situazione di stallo, che capita mentre la grande nave Pioneering Spirit ha già registrato nel suo diario di bordo la rotta che il prossimo novembre la trasferirà, una volta completato il Turk Stream, dal Mar Nero al Mar Baltico per iniziare a posare i tubi marchiati NS2.

Gli amici di House of Gas, mentre dai loro uffici osservano le pale eoliche del Baltico girare velocemente, ci ricordano che nel 2017 il parlamento danese aveva adottato un testo che consentiva alla Danimarca di rifiutare l’hosting di Nord Stream 2 per motivi di sicurezza. Su questo punto i danesi hanno chiesto aiuto all’Unione europea, sperando che si potesse trovare una risposta all’interno del quadro dell’UE. Eppure siamo sicuri che in Danimarca, grazie all’etica protestante e allo spirito del capitalismo, si troverà una soluzione pratica.

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