Il conflitto si allarga. E con esso, il rischio sistemico per i mercati energetici globali raggiunge una dimensione che nessun modello di pricing aveva ancora incorporato pienamente.
Gli Houthi sono entrati ufficialmente nell’arena. Non come comprimari, ma come attori capaci di aprire un secondo fronte marittimo di primaria rilevanza strategica. Hav el-Mandeb lo stretto che chiude a sud il Mar Rosso, è ora sotto pressione, esattamente come lo Stretto di Hormuz lo è a nord del Golfo Persico.
Due colli di bottiglia simultaneamente esposti: è una configurazione che la storia del mercato petrolifero moderno non ha precedenti.
La geometria del rischio è cambiata radicalmente. Fino a ieri, la exit strategy prevedeva che un’interruzione a Hormuz potesse essere parzialmente compensata da rotte alternative attraverso il Mar Rosso. Oggi quella valvola di sicurezza è venuta meno. L’Arabia Saudita aveva già riorientato massicciamente i propri flussi: Yanbu, il terminale sul Mar Rosso, ha visto il transito salire da 750 mila barili/giorno a 4,3 milioni, con altre 500 mila b/g di capacità disponibile. Quasi 50 VLCC sono attualmente concentrate in attesa di carico in quella fascia d’acqua. Una flotta visibile, concentrata, vulnerabile.
Il numero che conta è 5 milioni di barili al giorno. È la capacità saudita di bypass rispetto allo Stretto di Hormuz che transita da Yanbu verso i mercati asiatici.
Se gli Houthi dovessero colpire questa infrastruttura, il terminale di Yanbu, la pipeline East-West che vi confluisce, o semplicemente rendere il Bab el-Mandeb non navigabile, quella capacità evaporerebbe producendo un premio aggiuntivo di almeno 20 dollari al barile. Una stima che, alla luce dell’escalation in corso, non appare più come un tail risk ma come un’ipotesi di lavoro concreta.
Le alternative esistono, ma sono deboli. Il sistema SUMED, che collega Ain Sukhna sul Mar Rosso a Sidi Kerir sul Mediterraneo, offre al massimo 2,8 milioni di b/g di capacità teorica, normalmente operativa a circa un terzo.
Il Canale di Suez è ulteriore opzione, ma le VLCC vi possono transitare parzialmente cariche: servirebbero oltre 130 viaggi aggiuntivi per movimentare i 4,8 milioni di b/g sauditi normalmente destinati all’Asia attraverso Bab el-Mandeb. I tempi di percorrenza verso i mercati asiatici si allungherebbero di 40 giorni. Il mercato del trasporto, già sotto stress, esploderebbe.
La domanda reale non riguarda la capacità tecnica degli Houthi di condurre attacchi, ma la loro scelta politica: escalation immediata contro le infrastrutture saudite, o utilizzo di questa leva come strumento negoziale nell’evoluzione del conflitto? Ogni giorno che passa, ogni raid su infrastrutture iraniane, ogni allargamento del coinvolgimento del GCC, sposta l’ago verso la prima opzione.
Per concludere, il mercato sta prezzando la strozzatura a Hormuz. Non sta ancora prezzando un allargamento al Bab el-Mandeb in simultanea. Questo è il gap. Che mercati, come sempre, colmeranno







