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La guerra del gas fra Usa e Russia

Gas

Tutte le contraddizioni di Biden nei rapporti con Russia, Germania ed Europa. Breve estratto dell’analisi di Giuseppe Gagliano per l’ultimo numero della rivista Limes

Nel gennaio 2021 la Germania tenta di aggirare le sanzioni statunitensi. Il Meclemburgo-Pomerania, approdo di Nord Stream 2, istituisce una fondazione pubblica che funge da società di copertura contro le sanzioni del dipartimento di Stato e dell’Ue. Il Peesa esclude infatti le persone giuridiche e gli enti pubblici. La fondazione, responsabile dell’acquisto di forniture e dell’invio di ordini alle società di servizi, è un ente pubblico senza fini di lucro sostenuto dal Fondo per la protezione del clima nel Meclemburgo-Pomerania occidentale, finanziato con 20 milioni di euro dal consorzio Nord Stream 2/Gazprom.

Anche se l’amministrazione Biden è determinata a rispettare le sanzioni approvate nel 2019, vi è una contraddizione tra i suoi obiettivi e quelli del Congresso. Mentre da vicepresidente era ferocemente contrario al gasdotto, ora l’obiettivo dell’inquilino della Casa Bianca è ricucire i legami con Europa e Germania. Ciò va contro la linea dura, maggioritaria e bipartisan del Congresso. Le sanzioni colpiscono 120 entità legali e fisiche tra cui compagnie assicurative (Axa), società di certificazione (Dnv Gl), fornitori di navi (la svizzero-olandese Pioneer Sprit).

Questioni economiche e militari s’intrecciano nella vicenda di Nord Stream 2. Emerge la contraddizione della Germania, paese atlantista diviso tra fedeltà all’America e interessi economici.

Prima della guerra in Ucraina, Mosca stava sviluppando i giacimenti di gas artico Jamal e Gydan, con le relative tecnologie di liquefazione. I principali attori sono la società privata russa Novatek, le europee Total, Technip e Saipem, le cinesi Cnpc, Silk Road Fund, Cnooc e soggetti giapponesi. Mosca punta a diventare un attore importante nel mercato del gnl, sviluppando un adeguato know-how.

Il riscaldamento globale consente di sfruttare sempre più la Rotta settentrionale per la commercializzazione di tali risorse, malgrado condizioni estreme. Questa rotta accorcia di ben 15 giorni il collegamento Atlantico-Pacifico senza passare per Suez e per batterla la Russia può contare sui suoi 39 rompighiaccio. Da qui la strategia statunitense volta a limitare la navigazione tramite organismi internazionali in nome della protezione ambientale. Nel novembre 2020 l’Organizzazione marittima internazionale (Imo) ha interdetto il passaggio nell’Artico alle navi che trasportano olio combustibile pesante, prendendo così di mira la flotta russa.

Gli Stati Uniti sono diventati il terzo esportatore di gnl dopo Australia e Qatar. La Russia è quarta e conta di aumentare le proprie capacità. Gli Usa cercano di ostacolarne la concorrenza ma anche l’ascesa strategica nell’Artico.

La questione, comunque, verte ora sulla sovranità europea. Washington ha attraversato il Rubicone: è nel cuore dell’Europa che intende sanzionare le imprese russe, impedendo all’Ue di restare nella sfera d’influenza di Mosca.

(Estratto dall’analisi di Gagliano pubblicata sull’ultimo numero della rivista Limes; qui la versione integrale)

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