Energia

Green Deal, tutte le sfide del Fondo Ue

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Fatti, numeri, polemiche e scenari sul Fondo per la transazione ambientale del Geen Deal Ue.

Tutti soddisfatti. Ministri e osservatori di cose ambientali si sentono gratificati per i soldi che arriveranno da Bruxelles dal Fondo per la transazione ambientale del Geen Deal della Presidente Ursula von der Leyen, 7,5 miliardi in totale di cui 364 milioni all’Italia.

Una buona cosa a sentire anche il commissario europeo all’economia Paolo Gentiloni che presidia il meccanismo di erogazione. Una parte dei soldi assegnati dovrebbe essere utilizzata per riconvertire l’ex Ilva di Taranto e le miniere di carbone della Sardegna.

Il Just Transition Fund, è qualcosa di cui tutti i Paesi dell’Ue hanno bisogno per dare una prospettiva concreta alla decarbonizzazione . Non c’è dubbio che la nuova Commissione giochi molte delle sue carte sulla lotta ai cambiamenti climatici, ma le attese degli Stati membri dovranno essere soddisfatte in tempi certi (oltre i documenti formali) altrimenti il respiro dell’esecutivo di Bruxelles si fa corto.

L’annuncio del riparto dei 7,5 miliardi si è materializzato con 2 mld di euro alla Polonia che ha un’ economia assai poco
green. Paese in crescita , primo nella lista, valutato con attenzione dai commissari per portarlo ad un livello di “compatibilità” ambientale. Prima dell’Italia nella ripartizione dei fondi ci sono la Germania con 877 milioni, la Romania con 757 , la Repubblica Ceca con 581, la Bulgaria con 458 ,la Francia con 402. La Spagna è dietro con 307.

Il sistema dei contributi, attraverso vari strumenti finanziarie e con il coinvolgimento della Bei, dovrebbe mettere in campo complessivamente circa 1000 miliardi di euro. Una cifra enorme destinata a superare in via prudenziale l’ottimismo di questi giorni. Riusciranno i governi – al di là dei singoli Piani clima – a stare al passo con gli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030 e poi al 2050? Qui scatta la riflessione.

La convergenza verso traguardi così ambiziosi presuppone una condivisione sostanziale sulla modifica di processi industriali consolidati basati sulle energie fossili. La Francia fa largo uso del nucleare, la Germania usa ancora tanto carbone, i paesi dell’Est non sono così pronti a passare da un sistema all’altro. Le energie tradizionali rappresentano ancora l’ossatura dell’economia europea.

E l’Italia, per quanti passi abbia fatto negli ultimi 5 anni, ha le rinnovabili al 18%. Senza mettere nel conto le disponibilità di petrolio e gas. Il leit motiv è riconvertire, d’accordo. I soldi vanno alle aziende. Se la brillante von der Leyen vile davvero avere successo allora, dovrà mettere subito in agenda la revisione delle regole sugli aiuti di Stato. In primo luogo
alle aziende che presenteranno progetti di riconversione alle rinnovabili. Gentiloni ne ha fatto cenno riferendosi all’ex Ilva di Taranto. Da politico esperto evidentemente è consapevole che utilizzare quei soldi non sarà semplice. E non solo per l’Italia.

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