Energia

Perché il gnl è protagonista della guerra fredda del gas

di

Gnl

Seconda puntata dell’approfondimento di Gianni Bessi per Start Magazine sulla nuova guerra fredda tra vecchie e nuove nazioni del petrolio… e del gas 

La domanda è: il mercato del gas comincia ad assomigliare al mercato petrolifero dove il prezzo piuttosto che la localizzazione determina il valore delle transazioni? Una risposta la si può trovare negli sforzi che alcuni Paesi, Usa e Francia per cominciare, stanno facendo per competere con la Russia nel mercato dell’approvvigionamento di gas. A tutt’oggi il gas russo, dato il suo basso prezzo e la facilità di consegna, è l’elemento fondamentale del mix energetico europeo, ma si trova a competere con altri prodotti, tra cui il più importante è il Gnl.

Finora le importazioni di Gnl da parte dei Paesi Ue sono state condizionate dalle grandi distanze delle nazioni produttrici e dal prezzo più elevato rispetto al gas naturale veicolato in pipeline, ma è una situazione destinata a cambiare e gli impianti di Gnl potrebbero aumentare. Anche perché ci sarebbero effetti positivi in termini di diversificazione delle fonti e di mutamento delle posizione di contrattazione con la Russia, con l’esito di limitare le tensioni geopolitiche provocate dalla dipendenza dalle importazioni di gas naturale. In ogni caso, l’impiego dei terminali Gnl europei lo scorso anno è stato pari al 27% della capacità produttiva totale. Lo sviluppo del commercio di Gnl favorisce una crescente internazionalizzazione del sistema e il collegamento tra le macroaree del mercato gas, consentendo sia di ampliare e diversificare le fonti ma anche di migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento per i Paesi consumatori. Inoltre la scelta del Gnl garantisce una maggiore flessibilità delle fonti e dei punti di consegna per la mancanza di un legame fisico tra produttore e consumatore, cosa che è invece caratteristica dell’approvvigionamento via gasdotto.

Considerando tutti questi elementi, non è strano che anche una superpotenza economica come gli Usa si stia dando molto da fare, fin dall’amministrazione Obama, per diventare esportatrice di Gnl. Ne fa fede il recente transito della Sakura, una nave cisterna di classe Neopanamax, attraverso il Canale di Panama con un primo carico di Gnl diretto in Giappone dal terminal di Dominion Cove Point nel Maryland. È l’inizio di una nuova rotta commerciale per il gas naturale liquefatto tra gli Stati Uniti e l’Asia, ha specificato in una nota l’Autorità del Canale di Panama (PCA). E tornando all’Europa, i suoi Paesi più lungimiranti, per approfittare di questa massiccia immissione di Gnl sul mercato, stanno incrementando la capacità ricettiva realizzando nuovi rigassificatori. L’obiettivo è strappare prezzi più vantaggiosi al produttore in grado di offrire le migliori condizioni del momento. In sostanza, il gas naturale liquefatto, trasportato dalle gasiere, può diventare un’opzione importante per differenziare le fonti di importazione: in questo momento il principale fornitore di Gnl per l’Europa, il Qatar, è quarto nell’elenco dei fornitori di gas con il 7% del totale.

E il secondo più grande importatore di Gnl in Europa potrebbe diventare la Francia, che tra l’altro rimetterebbe in gioco la Russia nella competizione per il commercio di Gnl, grazie all’accordo di cui abbiamo scritto nella prima puntata. Il gas pare davvero il protagonista di una nuova guerra fredda che però non vede schieramenti definiti ideologicamente ma economicamente. Ed è ancora una volta Usa-Russia, non su un campo di calcio ma in quello ben più ampio dell’energia.

(2.continua)

(la prima parte si può leggere qui)

(Ha collaborato Paolo Pingani)

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