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Germania: l’European Green Belt vince il premio ambiente

European Green Belt

L’European Green Belt è una striscia verde che, dal Mar Artico al Mar Nero, attraversa per 12.000 chilometri 24 paesi europei, dalla Norvegia alla Turchia

 

Alberi e piante lungo la vecchia ferita dell’Europa, un ininterrotto nastro verde lungo il percorso dove fino a 28 anni fa correva la Cortina di ferro, il confine blindato che separava l’Europa in due mondi: capitalismo a Ovest, comunismo a Est. È l’European Green Belt, il progetto sviluppato da un’originaria iniziativa tedesca, che è stato insignito pochi giorni fa in Germania del premio per l’ambiente, il riconoscimento nazionale più prestigioso per iniziative ecologiche.

European Green BeltUna striscia verde che, dal Mar Artico al Mar Nero, attraversa per 12.000 chilometri 24 paesi europei, dalla Norvegia alla Turchia. Varata nel 2004 sotto il cappello del World Conservation Union, riannoda simbolicamente le due metà del continente, oggi politicamente riunificate, con un percorso ecologico che salvaguarda la biodiversità, sopravvissuta proprio grazie al vecchio confine. Il motto: i confini dividono, la natura unisce. E infatti in questo progetto sono coinvolti attivamente funzionari pubblici e gruppi ambientalisti di tutti e 24 i paesi percorsi.

All’ombra di torrette e fili spinati, di muri e cellule fotoelettriche, si è conservata flora e fauna altrove sparita: un microcosmo sopravvissuto proprio grazie al fatto che queste aree erano tenute off-limits e sotto stretta sorveglianza militare. Nel tratto scandinavo e baltico sono infatti sopravvissute le ultime tracce della foresta boreale originaria, in quello mitteleuropeo il ritorno della coltivazione intensiva ha attirato animali finiti da tempo sulla lista rossa delle specie a rischio e in quello balcanico, attraversato dalle acque del Danubio, prevalgono aree umide nelle quali hanno trovato rifugio uccelli scomparsi dalla faccia del nostro continente, come i pellicani annidati alla foce del delta o nelle zone umide croate. Quaranta oasi, fra parchi e riserve nazionali già creati autonomamente dai singoli Stati, sono state integrate nel piano. Sei di queste si trovano a cavallo dei confini nazionali e sono gestite in comune dai Paesi interessati.

Nella motivazione del premio, consegnato dal presidente tedesco Walter Steinmeier a quello dell’Unione tedesca per la difesa dell’ambiente (il Bund für Umwelt und Naturschutz Deutschland) Hubert Weiger, è stata evidenziata proprio la valenza politica del progetto ecologista “per il superamento dei conflitti fra Est e Ovest, per un’Europa delle regioni” e la speranza che “la pacifica e transnazionale cooperazione dei difensori dell’ambiente possa essere di esempio per altre aree della terra”. Il riconoscimento giunge a pochi giorni dal 9 novembre, ventottesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino.

L’European Green Belt è in realtà l’ampliamento di un progetto tedesco. Nato all’indomani della caduta del Muro di Berlino, prevedeva di realizzare una lunga striscia di riserva naturale laddove per quattro decenni i Vopos della Ddr avevano sorvegliato l’invalicabile frontiera fra Germania Est e Ovest. Studi e ricerche sulla particolarità della fauna e della vegetazione cresciuta a ridosso della cortina tedesca erano stati eseguiti fin dagli anni Settanta da ricercatori e biologi bavaresi.

Il personaggio a cui si deve l’idea originaria è Heinz Sielmann, uomo avventuroso e dalle mille passioni, deceduto a Monaco nel 2006: biologo, ecologista, studioso del comportamento animale, cameraman, pubblicista e produttore. Uno dei tanti documentari naturalistici da lui realizzati lo portò nel 1988, un anno prima della caduta del Muro, a percorrere la linea del confine inter-tedesco per raccontare al grande pubblico la vita delle specie animali all’ombra della linea della morte. Da lì partì l’idea di lanciare il progetto di un nastro verde, che si concretizzò con la riunificazione della Germania.

L’uomo cui si deve l’idea di trasformare l’opera tedesca in un più ambizioso progetto europeo è invece proprio Hubert Weiger. L’intuizione gli venne nel 2002, mentre in treno si stava recando nell’Harz, in uno dei punti del Grünes Band tedesco, per inaugurare un monumento in memoria della divisione fra le due Germanie. Nel corso della cerimonia, Weiger propose l’idea un po’ folle che gli frullava in testa da qualche ora ma che non aveva ancora rivelato a nessuno: estendere la cortina verde tedesca all’intera Europa. E chiese a uno sbigottito Mikhail Gorbaciov, che gli sedeva accanto, se volesse farsi patrocinatore dell’iniziativa, proprio lui che aveva contribuito a tirare giù muri e fili spinati che per quarant’anni avevano diviso l’Europa.

Tredici anni dopo, l’European Green Belt ha rafforzato la cooperazione fra gli Stati e fra le regioni confinanti lungo la striscia verde. Azioni in comune a tutela delle aree limitrofe erano state intraprese anche in passato: Finlandia e Russia, ad esempio, collaboravano alla salvaguardia di paludi e foreste vergini già dagli anni successivi alla caduta dell’Urss, così come Repubblica Ceca, Austria e Ungheria avevano già assunto in comune la gestione del lago di Neusiedl, al confine tra questi ultimi due Stati. Ma essere entrati a far parte di un progetto più grande ha dato ulteriore forza a queste collaborazioni, fornendo rilievo e importanza a ecologisti che operano in regioni prima considerate marginali.

Nonostante i passi in avanti compiuti negli anni, il lavoro per preservare la cortina verde è enorme. Oltre alla continua difesa da intenti speculativi immobiliari (come la costruzione di hotel) o dalla tentazione di insediarvi stabilimenti industriali, sono nati conflitti con gli agricoltori, che in alcuni casi si sono riappropriati dei terreni a ridosso dei confini, sfruttando l’incertezza delle norme di applicazione dei regolamenti che avrebbero dovuto preservare l’area. Attriti di questo genere avvengono continuamente, come raccontano le cronache in Germania, e i politici locali si ritrovano stretti nel mezzo tra rivendicazioni dei contadini ed esigenze degli ecologisti. Per questo l’Unione che gestisce il progetto vorrebbe sfruttare la notorietà riacquisita con il premio dell’Ambiente tedesco per puntare al riconoscimento di sito del patrimonio mondiale dell’Unesco e acquistare sul mercato le terre contese, chiudendo una volta per tutte i buchi che ancora impediscono la continuità territoriale della cortina verde.

Pierluigi Mennitti

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