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Dove farà più male in Germania la crisi energetica

Polonia

Cosa dicono le stime sulla crescita economia della Germania dell’est. E perché la regione è più esposta alla crisi energetica. L’articolo di Pierluigi Mennitti

Tutto dipende da come evolverà la crisi energetica. Tuttavia, nonostante le turbolenze economiche degli ultimi mesi, le prospettive di crescita per le regioni orientali della Germania restano confortanti. È la previsione che emerge dalle stime della crescita economica per i Länder tedesco-orientali che l’Istituto Ifo di Monaco elabora due volte l’anno.

Quelle estive appena presentate prevedono una crescita del Pil del 2,9% per l’anno in corso, a fronte del 2,5% stimato per l’intera Germania. Poi dipenderà da cosa accade sul mercato dell’energia. Non è un punto interrogativo marginale, soprattutto perché i territori a est dell’Elba sono più esposti sia agli embarghi occidentali che alle ritorsioni da parte russa.

Già l’embargo europeo sul petrolio, che scatterà all’inizio del prossimo anno, crea enormi preoccupazioni. Due Land in particolare, Berlino e Brandeburgo, dipendono per i rifornimenti essenziali (riscaldamenti, trasporti pubblici e mobilità privata, imprese) dal funzionamento della raffineria PCK di Schwedt, nelle settimane scorse al centro dell’interesse di stampa e politica. Ancora di proprietà della russa Rosneft, l’impianto utilizza solo greggio proveniente da Mosca e qualsiasi trattativa con l’azienda russa non sembra giungere a soluzioni. Le opzioni sul tavolo del ministro dell’Economia Robert Habeck sono diverse (e si spingono fino all’esproprio per motivi di sicurezza energetica), ma il groviglio dei nodi da sciogliere rende l’idea di quanta incertezza vi sia in previsioni economiche che si spingono oltre il prossimo inverno.

In una situazione di grave crisi energetica sarebbero proprio le regioni orientali a subire le maggiori penalizzazioni, per motivi geografici e infrastrutturali. Su questo convergono tutte le valutazioni degli addetti ai lavori. E se dalle riduzioni delle forniture di gas dalla Russia si dovesse passare a un vero e proprio blocco – spiegano i ricercatori dell’Ifo – il razionamento dei flussi all’industria dalla prossima primavera (cioè dalla fine del periodo dei riscaldamenti) determinerebbe un forte calo della produzione.

Le stime Ifo per il 2023 non prevedono al momento un tale scenario: “È difficile quantificare questi effetti nella prospettiva odierna”, spiegano da Monaco, “ma nell’ipotesi che si riesca a evitare una carenza di gas naturale nel prossimo inverno, nel 2023 la produzione economica della Germania orientale supererà del 3,5% il livello dell’anno precedente”. Appena sotto la stima a livello nazionale che è prevista a +3,7%.

Il quadro generale sostanzialmente positivo per l’anno in corso si presenta però frastagliato quando lo si osserva da vicino. Da un lato si registra una forte ripresa nel settore dei servizi legati al consumo, dovuto alla fuoriuscita dal lungo inverno del Covid (e nonostante i numeri dei contagi estivi sia in crescita e tutt’altro che rassicurante, ma oramai le persone hanno imparato a conviverci). in particolare si segnala un vero e proprio boom del turismo, di cui beneficiano non solo le grandi città dell’est come Berlino, Dresda e Lipsia, ma anche le aree costiere del Baltico e quelle naturali della Turingia e del Brandeburgo.

Dall’altro c’è un rallentamento nell’industria e nell’edilizia, qui in linea con le tendenze nazionali, dovuto ai costi dell’energia e alla carenza di materie prime per le difficoltà nelle catene di approvvigionamento.

Nel corso dell’anno, alcuni fattori negativi dovrebbero attenuarsi. “Ci aspettiamo che le attuali pressioni sull’attività economica si smorzino nel resto del periodo di previsione”, ha detto Joachim Ragnitz, direttore dell’ufficio di Dresda dell’Ifo, responsabile delle previsioni per la Germania orientale, “pertanto, è probabile che il tasso d’inflazione torni a diminuire nei prossimi mesi, anche a causa degli annunciati aumenti dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale europea”.

L’Ifo stima anche un calo del costo dell’energia, man mano che l’Europa diventerà sempre più indipendente dalle forniture russe. La prolungata chiusura di Shanghai, causata dalla recrudescenza del Covid, è stata revocata, per cui anche gli acquisti di beni intermedi dalla Cina dovrebbero normalizzarsi in futuro. “In base a questi presupposti, l’anno prossimo l’industria tedesco-orientale dovrebbe essere in grado di registrare una nuova forte crescita, di cui beneficerà soprattutto la Sassonia”, ha concluso Ragnitz, “mentre per il settore dei servizi prevediamo una normalizzazione”.

Un’altra ricerca dell’Ifo, pubblicata appena un paio di giorni prima delle stime di crescita, spegne invece gli entusiasmi per una delle misure di lungo periodo che il governo tedesco, sulla scorta di quelli passati, intende adottare per rivitalizzare le aree depresse dell’est del paese: l’insediamento di istituzioni pubbliche.

“L’istituzione di autorità pubbliche è adatta a rivitalizzare le regioni strutturalmente deboli solo in misura limitata”, è il risultato di questo studio, “perché raramente attraggono nuovi lavoratori in grado di innescare ulteriori impulsi economici. Tuttavia, creano posti di lavoro per la popolazione che già vive in quella regione”.

È sempre Ragnitz a illustrare in dettaglio i risultati dell’indagine: “Le regioni strutturalmente deboli spesso non sono abbastanza attraenti per attirare nuovi lavoratori. Allo stesso tempo, spesso mancano lavoratori altamente qualificati”.  La ricerca sul campo mostra che in alcuni casi i dipendenti delle autorità vivono nelle grandi città vicine o fanno i pendolari dalle vecchie sedi e in questo caso gli impulsi economici sperati nelle aree deboli non si concretizzano.

“Se si vuole che un trasferimento di un’autorità pubblica abbia successo, è necessario migliorare i fattori di localizzazione soft”, conclude Ragnitz. Tra questi: opportunità di lavoro per i membri della famiglia, contratti a tempo indeterminato, buoni collegamenti di trasporto e Internet a banda larga. Importanti anche buone strutture educative, un’ampia gamma di opportunità ricreative e alloggi adeguati. Insomma, gli investimenti devono essere quantomeno ampi e ad ampio raggio per produrre effetti di lungo termine.

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