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Vi spiego come la Germania bluffa su Cop24, energia e clima

Merkel Mes Germania

Posizioni e contraddizioni di Stati come la Germania su energia e clima tra alti pronunciamenti e realtà fattuale. L’approfondimento di Tino Oldani, firma di ItaliaOggi

Dopo due settimane di discussioni sui cambiamenti climatici, altisonanti quanto ipocrite, venerdì 14 si concluderà a Katowice, in Polonia, la conferenza Cop24 promossa dall’Onu.

LE PREVISIONI SULLE CONCLUSIONI DEL VERTICE COP24

La previsione, quasi unanime, è che si stia profilando un fallimento clamoroso. L’obiettivo dichiarato era di mettere a punto le regole e i finanziamenti necessari per attuare l’ormai celebre accordo di Parigi del 2015 (Cop20), in cui la stragrande maggioranza dei paesi Onu si era impegnata a compiere gli sforzi necessari per limitare il riscaldamento della Terra tra 1,5 e 2,0 gradi centigradi, bloccando il più possibile l’impiego dei combustibili fossili (carbone in testa) e le emissioni di gas serra, giudicate la causa principale degli sconvolgimenti climatici che ogni anno producono danni per centinaia di miliardi di dollari in varie parti del mondo, con migliaia di vittime umane.

IL RUOLO DELLA POLONIA

Il primo a deludere le attese è stato il presidente polacco, Andrzei Duda, che dopo avere aperto i lavori a fianco del segretario dell’Onu, Antonio Guterres, ha dichiarato in conferenza stampa che il suo Paese «non può rinunciare al carbone», una materia «strategica» che garantisce «la sovranità energetica» della Polonia. Prova ne sia il fatto che il carbone copre tuttora l’80% del fabbisogno energetico della Polonia e, stando alle previsioni, scenderà al 50% nel 2050, quindi al di sopra del target del 40% fissato dalla Commissione europea per rispettare l’accordo di Parigi.

L’INADEMPIENTE GERMANIA

Un altro Paese europeo inadempiente è la Germania di Angela Merkel, dove la commissione tecnica incaricata di redigere il piano per l’uscita dal carbone doveva concludere i propri lavori entro la fine di quest’anno, ma non ce l’ha fatta. Tanto è vero che il 28 novembre, pochi giorni prima dell’apertura della Cop24, questa Commissione ha chiesto al governo federale di poter continuare i lavori almeno fino alla fine di febbraio 2019, se non oltre.

CHI SBUFFA IN GERMANIA SUL CARBONE

Il motivo? Ben tre regioni-Stato della Germania orientale sono ancora in larga misura dipendenti dal carbone e dalla lignite, e hanno chiesto in modo esplicito di rinviare la data per l’uscita definitiva dal loro impiego. Inoltre la stessa Commissione tecnica si è lamentata con il ministro dell’Economia, Peter Altmaier, e con quello delle Finanze, Olaf Scholz, di non avere ancora ricevuto alcuna assicurazione sul come e quando saranno messi a disposizione delle regioni-Stato interessate i fondi necessari per compensare la transizione dal carbone alle fonti di energia pulita. Risultato: questa volta la Germania non è riuscita a fare la prima della classe in Europa, e a Katowice si è presentata a mani vuote.

I SUBBUGLI FRANCESI

Quanto alla Francia, è delle ultime ore la notizia che il presidente Emmanuel Macron, per placare la rivolta del gilet gialli, oltre a una serie di concessioni salariali e fiscali, ha dovuto rimangiarsi l’aumento delle accise sul gasolio e sulla benzina, introdotto per finanziare il passaggio all’economia verde. Non solo. Ha dovuto pure incassare l’appoggio di Donald Trump ai Gilet gialli, visto che il presidente Usa (che nel 2017 ha fatto uscire gli Usa dall’accordo Onu sul clima) ha twittato ben due volte sul tema. Primo tweet: «L’accordo di Parigi non sta funzionando tanto bene per Parigi. Proteste e sommosse in tutta la Francia. Il popolo non vuole pagare larghe somme di denaro, per lo più a paesi del Terzo mondo governati in modo discutibile, con la scusa di una ipotetica protezione dell’ambiente».

IL TWEET SCHIAFFEGGIANTE DI TRUMP A MACRON

Uno sberleffo reso ancora più aggressivo con il secondo tweet: «Giorno e notte molto tristi a Parigi, forse è il momento di porre fine al ridicolo ed estremamente costoso accordo di Parigi, e restituire i soldi alle persone sotto forma di tasse più basse. Gli Stati Uniti sono stati molto avanti e siamo l’unico grande paese in cui le emissioni sono diminuite lo scorso anno». Parole che hanno inasprito i rapporti tra Macron e Trump, già tesi dopo che il presidente francese aveva proposto di creare un esercito europeo per difendere l’Europa non solo da Cina e Russia, ma anche dagli Stati Uniti.

POLEMICHE E SCENARI

Il duello Trump-Macron sul clima è solo la punta dell’iceberg di una disputa mondiale sulle cause dei cambiamenti climatici, iniziata nel 1992 con il Vertice sulla Terra, organizzato dall’Onu a Rio de Janeiro, dove fu stilato un primo trattato per la riduzione dei gas serra, firmato da 197 Paesi. Quel trattato entrò in vigore nel 1994, e da allora ogni anno si tiene una conferenza mondiale sul clima (Cop), che con quella di Katowice è giunta alla 24.ma edizione.

IL DOSSIER COMBUSTIBILI FOSSILI

Ogni volta si discute su come andare avanti per ridurre l’impiego dei combustibili fossili: i passi più significativi sono stati compiuti nel 1997 a Kyoto, in Giappone, dove furono fissati i limiti delle emissioni per i maggiori paesi da raggiungere entro il 2012, e a Parigi nel 2015 (Cop20, firmato da 184 paesi), dove sono stati fissati i limiti per il riscaldamento terrestre (1,5-2,0 gradi). Un obiettivo ambizioso, per il quale i paesi più grandi si sono impegnati a spendere 100 miliardi di dollari l’anno a favore dei paesi più poveri, per evitare che debbano patire le conseguenze catastrofiche dei cambiamenti di clima.

Quell’impegno, sostiene il sito euractiv.com, è stato largamente disatteso, visto che a fine 2017 i miliardi messi realmente in campo sono stati appena 10,3. E a Katowice, su questo fronte, non risulta che siano stati fatti dei passi avanti. Anzi. L’unico dato certo è i tre maggiori Paesi europei sono distratti da altri impegni: Londra dalla Brexit, Parigi dai Gilet gialli, Berlino dalla crisi politica interna, oltre che dalle mani vuote sull’uscita dal carbone. Insomma, se mai l’ha avuta, l’Europa non ha più la leadership nella politica mondiale sul clima, rivendicata ai tempi di François Hollande. Piaccia o meno, Trump si è già preso pure quella.

 

Articolo pubblicato su ItaliaOggi

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