Energia

Gasdotto Tap, ecco perché il Movimento 5 Stelle con Lezzi imbarazza il Quirinale

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I Graffi di Damato sulle ultime convulsioni all’interno del Movimento 5 Stelle sul gasdotto Tap che imbarazzano anche il Quirinale viste le recenti parole del capo dello Stato, Sergio Mattarella, sull’opera strategica per l’Italia

Altro che tweet e simili in una notte di maggio all’attacco del Quirinale per il rifiuto opposto dal presidente della Repubblica alla proposta di nomina di Paolo Savona a ministro dell’Economia. E per la conseguente rinuncia di Giuseppe Conte all’incarico di presidente del Consiglio, poi riconferitogli con l’inedito quasi rimpasto di un governo non ancora formato. Dove il consenziente Savona venne dirottato al Ministero degli affari europei e e Giovanni Tria mandato felicemente al suo posto al superdicastero di via XX Settembre.

Il vero attacco, la vera sfida a Sergio Mattarella, su cui non è necessaria alcuna indagine giudiziaria o parlamentare, come sta accadendo invece al Copasir per i messaggi digitali di fine maggio, si è appena levata da un ministro della Repubblica: la grillina Barbara Lezzi. Che occupandosi del Sud, ritenendo compromessa l’integrità ambientale e quant’altro delle coste pugliesi e raccogliendo un appello lanciatole dal lontano Porto Escondido, in Messico, dal compagno di partito Alessandro Di Battista, Dibba per gli amici e gli ex elettori di Trastevere, si è messa di traverso al completamento del gasdotto noto come Tap.

Barbara Lezzi ha forse pensato di polemizzare solo col suo collega non di partito, certo, ma di governo Matteo Salvini, appena espostosi a favore della Tap e di altre grandi opere contestate culturalmente e politicamente dal Movimento delle 5 Stelle nella logica della decrescita felice predicata da anni dal comico Beppe Grillo in persona nei teatri e nelle piazze italiane. In realtà, la signora ministra, oltre a smentire anche il presidente del Consiglio Conte, impegnatosi a favore della Tap solo qualche giorno fa con Donald Trump in persona alla Casa Bianca, essendo anche gli americani interessati a quell’opera, ha fatto carta straccia pure del capo dello Stato italiano.

Non più tardi del 18 luglio scorso Sergio Mattarella era in visita ufficiale in Azerbaigian, al cui presidente Ilhan Aliyev diceva, testualmente, parlando del gasdotto in partenza da quella terra: “La scelta strategica del corridoio sud del gas è condivisa dall’Italia e la Tap, parte di questo corridoio di approvvigionamento energetico, è il naturale completamento”.

Il povero, improvvido presidente della Repubblica italiana si era dimenticato, prima di partire da Roma con i suoi collaboratori ed anche rappresentanti del governo, come sempre accade nei suoi viaggi ufficiali, di consultare la ministra che ritiene di avere le chiavi del tratto terminale della Tap in Puglia. O, più realisticamente e gravemente, la ministra è andata fuori dal seminato e contestato competenze e ruolo del capo dello Stato. Che avrebbe ben il diritto, a questo punto, di reclamarne le dimissioni con una telefonata di cosiddetta persuasione al presidente del Consiglio.

Ma dubito, francamente, che accadrà. Penso invece che si continuerà a scrivere e a parlare dell’attacco o complotto digitale contro Mattarella nella notte fra il 27 e il 28 maggio scorso.

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