La pandemia e poi la guerra in Ucraina hanno cambiato profondamente le carte in tavola, sia per l’economia globale che per il sistema energetico, scrive Agata Gugliotta in un report ISPI. In pochi anni l’Europa ha dovuto ridisegnare da zero gran parte dei suoi approvvigionamenti di gas, quasi azzerando quelli provenienti dalla Russia.
Il contesto è rimasto instabile, segnato da tensioni geopolitiche continue e da quella che ormai si chiama “permacrisi”: le emergenze non sono più eccezioni, ma la nuova normalità. Eppure, in mezzo a tutto questo, gli obiettivi di decarbonizzazione non solo non si sono allentati, ma sono diventati ancora più ambiziosi, con l’orizzonte net-zero sempre più vicino.
In questo scenario si muove il mercato del gas in Italia. Cerchiamo di muoverci tra i dati messi insieme dalla ricercatrice ISPI per capire cosa è successo nel 2025 rispetto al 2024, sia sui consumi che sull’offerta e sui prezzi e sul livello degli stoccaggi.
Consumi
Dopo due anni di crolli pesanti (circa -10% l’anno), nel 2024 i consumi italiani di gas si erano stabilizzati a 61,4 miliardi di metri cubi: il livello più basso degli ultimi dieci anni, sottolinea Gugliotta.
Nel 2025 arriva invece un timido rimbalzo: nei primi undici mesi si consumano circa 1,3 miliardi di mc in più rispetto allo stesso periodo del 2024 (+2,4%).
A spingere sono soprattutto le centrali termoelettriche (+4% circa), in particolare nei mesi invernali in cui idroelettrico ed eolico hanno prodotto meno del previsto. Seguono i consumi civili (+1,6%), aiutati da un inverno più rigido in alcune fasi, mentre l’industria cresce pochissimo (+1,1%).
Rispetto alla media degli ultimi dieci anni, però, restiamo ancora molto indietro: -10% complessivo, con l’industria e il settore civile entrambi intorno al -10/-11%.
Da dove arriva il gas?
Nel 2024, rimarca il report, l’Algeria era ancora il principale nostro fornitore (36%), seguita dal GNL (25%) e dall’Azerbaigian. C’era stato anche un piccolo ritorno del gas russo via Tarvisio (9%), legato soprattutto a manutenzioni e necessità di stoccaggio.
Nel 2025 la musica cambia radicalmente: il GNL diventa la prima fonte di approvvigionamento con il 34% del totale, con un balzo del 42% in volume.
Merito della maggiore affidabilità dei rigassificatori italiani (dopo le tante fermate del 2024), dell’entrata in servizio della nave rigassificatrice di Ravenna e di nuovi contratti, soprattutto con gli Stati Uniti che nel 2025 hanno mandato più carichi del Qatar.
L’Algeria scivola al secondo posto (33,5%, in leggero calo), l’Azerbaigian resta terza fonte. Il gas russo crolla a percentuali irrisorie (1,1%) dopo la fine del contratto di transito ucraino a fine 2024.
La produzione nazionale, invece, cresce del 20% grazie al nuovo giacimento offshore Argo-Cassiopea.
Stoccaggi ok
Gli stoccaggi italiani hanno chiuso l’inverno 2023-24 con livelli ancora alti e nel 2024 sono stati riempiti senza particolari affanni. Nel 2025 si nota qualche svaso più deciso ma alla fine il risultato è ottimo: 95% a fine ottobre e 87% a fine novembre, contro una media europea del 75% e valori tedeschi ancora più bassi.
I premi di giacenza previsti dalla regolazione italiana e una maggiore flessibilità europea hanno aiutato a tenere le scorte piene nonostante un inverno con alcuni picchi di domanda.
La dinamica dei prezzi
Il 2024 si era chiuso con un prezzo medio al PSV di 36,3 €/MWh, con una prima parte tranquilla, seguita poi da una risalita per manutenzioni, competizione asiatica sul GNL e timori sulla fine del gas russo via Ucraina.
Nel 2025 si parte forte: 50-53 €/MWh tra gennaio e febbraio, spinti dalla chiusura definitiva dei flussi russi e da un po’ di speculazione. Poi però i prezzi perdono quota: sotto i 41 a marzo, intorno a 37-38 ad aprile e maggio. Giugno vede un breve rimbalzo (39 €) per la crisi in Medio Oriente, ma da luglio in poi è discesa costante, fino a 32,6 €/MWh a novembre.
A pesare sul ribasso sono: tanta offerta di GNL, domanda asiatica debole, inverni spesso miti, regole europee più flessibili sugli stoccaggi e timori di recessione (dazi Usa in primis). L’Italia resta però più ballerina rispetto all’hub olandese TTF: lo spread si allarga spesso, con picchi legati a fermate di rigassificatori o a ondate di freddo.
In poche parole, per Gugliotta il 2025 racconta un mercato del gas italiano in piena transizione: consumi che crescono poco e non bastano a invertire un declino di fondo, approvvigionamenti sempre più diversificati e lontani dalla Russia, scorte solide e prezzi che, pur con momenti di tensione, tendono a scendere rispetto ai livelli più drammatici degli anni precedenti.
La pressione verso la decarbonizzazione, però, resta fortissima e continua a erodere, anno dopo anno, lo spazio del gas nel nostro mix energetico.






