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Come l’Europa e l’Italia scrutano le prossime elezioni in Russia

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Terza e ultima puntata del taccuino di Gianni Bessi per Start Magazine su come si sta preparando la Russia ai due grandi eventi che la vedranno protagonista quest’anno: le elezioni presidenziali e i mondiali di calcio

Il destino di un Paese non è questione di fortuna ma di scelte, ha detto il politico americano William Jennings Bryan. In una delle sue molteplici interpretazioni potrebbe significare che nulla va lasciato al caso ma che bisogna ascoltare, mettere insieme i dati per tentare una sintesi che permetta di comprendere quello che succede. Un’abitudine che ci viene in aiuto se affrontiamo le implicazioni dei due grandi eventi politici del 2018 in Russia. Sui quali si stende l’ombra di una nuova cortina di ferro, che non assomiglia a quella della vecchia guerra fredda, ma ha una caratteristica più liquida e strisciante: è la sfida fra un capitalismo democratico e uno autoritario. E l’Europa nel mezzo…

L’Europa sembra essere un’area di contesa tra anglosfera occidentale, con la Brexit come evento scatenante di un nuovo equilibrio tra Gran Bretagna e Usa, e il blocco Sino-Russo. L’Europa sta facendo in questo momento la parte del vaso di coccio tra i vasi di ferro di manzoniana memoria: le aree di frontiera e l’Italia in particolare non hanno capito la portata della guerra di concorrenza in atto soprattutto nel campo dell’approvvigionamento del gas, che è una risorsa sempre più preziosa. Basta ascoltare le pubblicità delle marche di auto tedesche che spingono sulle performance dei motori a metano. Chissà se basterà a controbattere la furia protezionista di Trump… Per Frau Merkel sono problemi, anche se finalmente ha incamerato l’appoggio Spd per formare un governo di grande coalizione.

Limitandoci all’Italia, non abbiamo ancora capito se intendiamo essere il confine dell’occidente euroatlantico o l’avamposto dell’ordine russo e cinese e quindi il collante delle nuove relazioni della zona europacifica. Romano Prodi in un’intervista del 2016 aveva spiegato: “Noi europei abbiamo tutto l’interesse, pur nella garanzia della nostra sicurezza, di costruire rapporti di collaborazione con la Russia. Le nostre economie sono infatti fortemente complementari e il nostro flusso di esportazioni verso il mercato russo è cospicuo, contrariamente al caso degli Stati Uniti”.

Ma una lettura della competizione tra i due blocchi non spiega ogni cosa. In particolare nelle élite russe, in quei tavoli di manager nelle relazioni di business (vedi atto II), il Paese a forma di stivale è considerato un partner storico che potrebbe essere il ‘pontiere’ per una strategia diversa, meno rigida. E forse serpeggia il rammarico di essere costretti a stringere alleanze diverse come con i cinesi o, cosa impensabile fino a poco tempo fa, con la Turchia.

Un articolo pubblicato da Stratfor spiega chiaramente che un’ipotetica unione di tecnologia europea e risorse russe sarebbe un colpo mortale per gli Usa, che per questo fanno di tutto per prevenire che accada. Eccola la nostra ‘guerra fredda 4.0’: come ho scritto proprio su Startmag, gli Usa hanno scelto di giocare di forza dando il via a un export aggressivo, con le gasiere di Gnl che partono alla volta dei terminali polacchi e lituani. Un modo per limare le quote di forniture russe proprio nei Paesi dell’Europa dell’est. Ora le elezioni russe daranno maggior potere a Putin, che potrebbe usarlo per contrattaccare nella guerra del gas. Che sta per cambiare di nuovo il mondo così come lo conosciamo.

(3,fine; la prima puntata si può leggere qui e la seconda qui)

(Ha collaborato Paolo Pingani)

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