Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, considerata la massima autorità per l’analisi delle tendenze energetiche globali, nel 2026 l’Europa importerà una quantità record di gas naturale liquefatto: 185 miliardi di metri cubi contro i 175 miliardi del 2025 e i circa 100 miliardi del 2024, si legge nel Gas Market Report, Q1-2026 pubblicato il 23 gennaio scorso.
QUANTO CONTA IL GNL PER L’UNIONE EUROPEA
Dopo l’invasione dell’Ucraina del 2022, l’Unione europea – in particolare – ha ridotto drasticamente le importazioni di gas naturale dalla Russia, sostituendole in larga parte con i carichi di gas liquefatto. Gli Stati Uniti sono i maggiori produttori ed esportatori al mondo di questo combustibile e nel 2024 sono valsi il 16,5 per cento degli approvvigionamenti gasiferi totali del blocco. Stando a dati più recenti, attualmente l’America rappresenta all’incirca il 27 per cento di tutte le importazioni di gas dell’Unione europea.
IL NORDAMERICA GUIDA L’AUMENTO DELL’OFFERTA DI GAS LIQUEFATTO
Dal lato dell’offerta, il rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia dice che nel 2026 la disponibilità di gas liquefatto aumenterà di oltre il 7 per cento, il tasso più elevato dal 2019, e che la maggior parte di questa crescita sarà dovuta all’America del nord.
I progetti nordamericani di gas liquefatto sono già valsi la quota maggiore della nuova capacità aggiunta nel 2025: gli Stati Uniti, in particolare, hanno approvato impianti per una capacità superiore a 80 miliardi di metri cubi.
UN RISCHIO PER L’EUROPA?
Considerato che l’Unione europea sta già importando un quarto del suo fabbisogno di gas dagli Stati Uniti e che entro la fine del decennio la quota americana potrebbe rappresentare all’incirca la metà delle importazioni totali, questo legame commerciale potrebbe degenerare in una seria dipendenza strutturale di Bruxelles da Washington.
Secondo Ana Maria Jaller-Makarewicz, analista presso il centro studi Energy Economics and Financial Analysis, “un eccessivo affidamento al gas statunitense contraddice la [politica europea, ndr] volta a rafforzare la sicurezza energetica dell’Unione attraverso la diversificazione, la riduzione della domanda [di gas, ndr] e l’incremento delle fonti rinnovabili”.
In un post su X, l’analista di Bloomberg Javier Blas ha scritto che l’Unione europea ha sostituito la dipendenza energetica dalla Russia con una dipendenza energetica dagli Stati Uniti: nel 2024 l’America è stata la nazione di provenienza del 16 per cento del petrolio e del 45 per cento del Gnl importati dall’Unione.
Anche il New York Times ha affrontato la questione, con un articolo intitolato: Con l’aumentare della dipendenza dell’Europa dal gas naturale statunitense, cresce anche la leva negoziale di Trump. Secondo il quotidiano statunitense, le tensioni sulla Groenlandia hanno suscitato timori circa la possibilità che l’amministrazione Trump utilizzi l’industria energetica degli Stati Uniti in uno strumento per esercitare pressioni sull’Europa e ottenere da quest’ultima delle concessioni politiche.




