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Cosa serve per far sventolare l’eolico in Italia

Eolico Italia Anev

Consigli, proposte e attese delle imprese aderenti all’Anev (Associazione nazionale energia del vento) nel corso della presentazione della campagna di comunicazione 2021

 

“Libera l’energia, segui il vento” è lo slogan scelto da Anev (Associazione nazionale energia del vento) per la campagna di comunicazione 2021. “Vogliamo dare un segnale per liberare l’energia da una serie di ostacoli. Il vento è, tra le fonti rinnovabili, la gamba principale del percorso di decarbonizzazione”, ha dichiarato il presidente di Anev, Simone Togni.

Come ricordato da Togni, a livello europeo l’Italia ha spesso spinto per la definizione di obiettivi sfidanti nella riduzione delle emissioni. “Quello che oggi manca è vedere una spinta verso lo sviluppo della tecnologia eolica”.

IL PROBLEMA DELLE AUTORIZZAZIONI

La tecnologia eolica ha un potenziale “non infinito ma assolutamente importante nel nostro paese. Abbiamo al 2030 la possibilità di raddoppiare la potenza installata, arrivando a coprire il 12 per cento dei consumi energetici. Questo obiettivo purtroppo non si può realizzare”, ha spiegato Togni, senza una riduzione “importante” nella burocrazia.

Il tempo medio per l’autorizzazione di un impianto eolico, ha ricordato il presidente di Anev, arriva a superare i cinque anni. La conseguenza di questa lentezza è stata una diminuzione dell’80 per cento della potenza installata in Italia: da quasi 1200 gigawatt nel periodo 2012-2014 si è scesi a 760 megawatt nel triennio 2015-2015 e infine a 126 MW dal 2018 al 2020.

UN CONTESTO POLITICO PIÙ FAVOREVOLE

Il contesto politico è però oggi “molto favorevole”, vista la nascita del ministero della Transizione ecologica – “uno dei temi che chiedevamo come associazione”, ha detto Togni – e di un comitato interministeriale “che dovrebbe dirimere le questioni tra i diversi ministeri”. “Siamo molto contenti di questa cabina di regia presso la presidenza del Consiglio”.

La riduzione dell’80 per cento dell’installato è dovuta, ha spiegato il presidente di ANEV, anche ad una “discordanza” tra i pareri positivi dei ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente e quelli negativi delle sovrintendenze.

Anev è “dispiaciuta” dalle dichiarazioni del ministro Cingolani sull’aggiornamento del PNIEC, ha detto Togni. “Avremo una situazione nella quale andremo a Bruxelles con un PNRR che non sarà coordinato dal PNIEC”, che dovrebbe occuparsi di tutta la parte relativa alla decarbonizzazione del settore energetico.

IL SETTORE EOLICO NON CHIEDE SOLDI

Il settore eolico, ha dichiarato Togni, “non chiede soldi nel PNRR. L’industria eolica nazionale ha saputo crescere, svilupparsi, diventare esportatrice di tecnologia. L’industria nazionale è solida e ha consentito di ridurre i costi di produzione della tecnologia”. Nonostante le difficoltà, nelle aste “l’eolico sta contribuendo per più del 50 per cento”.

“L’eolico ha dimostrato di essere una tecnologia matura, che non ha bisogno di incentivi ma di una stabilizzazione del prezzo dell’energia per vent’anni, che potrebbe portare, secondo tutti gli scenari, ad una importante riduzione dei costi dell’energia elettrica nei prossimi dieci-venti anni. Non stiamo chiedendo risorse”, ha ribadito Togni, “ma soltanto di liberare questa tecnologia dalle opposizioni pretestuose che avvengono a livello di iter autorizzativo. Chiediamo un percorso più snello e coerente” con le indicazioni europee “e che in Italia venga rispettato il criterio di trasparenza per la realizzazione degli impianti. Chiediamo tempistiche certe”.

Nonostante l’Italia abbia una ventosità media superiore a quella della Germania e solo leggermente inferiore a quella della Spagna (il paese europeo con i valori più alti), l’Italia è molto indietro per quanto riguarda le installazioni di capacità eolica, che ammonta a circa 10,5 GW. Togni stima un raddoppio dei numeri al 2030, per arrivare ad almeno 40 GW al 2040. I ritardi del settore eolico italiano non riguardano solo le lentezze autorizzative, ma anche “un aspetto di connessione alla rete”, che viene affidato agli stessi operatori eolici.

LA TRANSIZIONE BUROCRATICA

Togni ha parlato della “transizione burocratica” – un termine utilizzato anche dal ministro Cingolani per parlare della necessità di una semplificazione delle procedure – come di un “elemento centrale”. “La nostra”, ha precisato il presidente di ANEV, “non è una richiesta a scapito del territorio, dell’ambiente e della fauna, ma una richiesta di semplificazione secondo criteri oggetti. Si è parlato molto di quello che è stato fatto a Genova attraverso i poteri speciali: non chiediamo di essere speciali o di essere esclusi dalla verifica di impatto ambientale. Dobbiamo limare la tempistica delle risposte della pubblicazione amministrazione e la discrezionalità che esse hanno, che spesso genera contenziosi” dalle lunghe tempistiche.

Con questi ritmi, ha detto Togni, raggiungeremo gli obiettivi che l’Italia si è data “non prima di 87 anni: ne abbiamo nove”.

LA QUESTIONE DELLE AREE IDONEE

“Il nostro è un paese nel quale abbiamo valutazioni di impatto ambientale tra le più complete e dure a livello europeo, che non vengono però applicate nelle aree dove vi sono vincoli, ma in quelle dove non vi sono”: una scelta che Togni definisce “curiosa”, visto che “le direttive europee ci dicono che la strada maestra passa per l’identificazione delle aree non-idonee”.

LE TECNOLOGIE PER L’EOLICO OFFSHORE FLOATING

Aen sta “spingendo molto” sulle tecnologie floating per l’eolico offshore, ha detto Simone Togni ad ENERGIA OLTRE. “Abbiamo sottoscritto un primo manifesto con le associazioni ambientaliste per individuare criteri di corretta autorizzazione degli impianti offshore e gli impatti sui fondali marini”.

Secondo Togni, le tecnologie floating hanno “riaperto la possibilità” di uno sviluppo dell’eolico offshore nei mari italiani, vista la loro profondità già a poca distanza dalle coste. Un fatto che “comporta un problema tecnologico per gli impianti offshore tradizionali”.

Mentre le tecnologie floating “che sono sempre più disponibili, anche con tecnologie nazionali, dimostrano che si può utilizzare l’eolico offshore anche nel nostro paese. Per le tecnologie floating c’è un’importante possibilità di sviluppo”.

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