Energia

Eni e non solo, perché propongo una via italiana al gas naturale

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Pubblichiamo un estratto del libro di Gianni Bessi “Gas naturale, l’energia di domani” edito da Innovative Publishing

Invece il sostegno al settore energetico è una questione di lungimiranza, perché le persone interessate a un suo successo non sono solo quelle impiegate direttamente – si tratta di oltre un centinaio di migliaia di lavoratori – ma anche quelle che sono impegnate nelle produzioni collaterali. Quando ho partecipato a diversi incontri sul tema – per esempio alla “Made In Steel Conference & Exhibition” del 2017, gli Stati generali dell’acciaio del sud Europa, alla convention di Bergamo degli operatori delle valvole per l’Oil&Gas, o alle giornate dell’Associazione Nazionale di Impiantistica Industriale – mi sono reso conto della ricchezza che è in grado di produrre e di muovere il comparto energetico. Esiste una forte interdipendenza tra i settori che non si ferma al semplice aspetto produttivo, ma si spinge fino all’attività di ricerca e innovazione, una frontiera tecnologica, scientifica ed ecologica che per un Paese manifatturiero come l’Italia è indispensabile. Nel campo dell’high tech manufacturing, continuiamo a essere ai primi posti nel mondo: dovremmo sostenere e difendere questi risultati e non cercare di indebolire chi contribuisce a raggiungerli.

Ecco allora le due ragioni che dovrebbero ispirarci a scegliere senza esitazioni la realizzazione di una via italiana al gas naturale: la possibilità di contare su un mix energetico, pulito e futuribile, che ci permetterà di gestire la transizione in maniera efficiente e di produrre ricchezza e benessere diffuso su molti territori del Paese. Insomma, abbiamo un problema e se vogliamo essere fra i protagonisti della rivoluzione del gas naturale lo dobbiamo risolvere.

Dobbiamo essere attori attivi e non quelli che sanno solo dire di no a tutto. Se i grandi player mondiali si stanno muovendo per garantirsi un approvvigionamento consistente di gas naturale, noi dobbiamo essere una parte attiva di questo scenario poiché abbiamo le competenze e soprattutto un’impresa tra le più grandi e le più tecnologicamente avanzate del mondo, l’Eni, che potrebbe giocare un ruolo chiave in questo scenario. Eni da tempo ha indicato che la propria mission è trasformarsi in una produttrice di energia derivante da due fonti pulite, il gas naturale e le rinnovabili. Questo significa che deve essere messa nelle condizioni di potere lavorare anche nell’estrazione di questa fonte energetica sul territorio nazionale. Oppure vogliamo che operi solo all’estero procurando benefici ad altri Paesi?

L’Eni è potenzialmente uno straordinario attore geopolitico che permetterebbe all’Italia di avere un ruolo nel Risiko del settore energetico, in primis perché è in grado di mettere in campo competenze e conoscenze di eccellenza, come ha dimostrato la scoperta, nel 2015, del megagiacimento egiziano di Zohr. Un successo che è stato raggiunto quando altri grandi player internazionali avevano desistito. Inoltre, il cane a sei zampe ha come principale azionista lo Stato italiano, che detiene il 30 per cento delle azioni – suddiviso fra Cassa Depositi e Prestiti e il Ministero dell’Economia e delle Finanze – e questo significa non solo beneficiare di preziosi dividendi, ma anche di poter partecipare a ogni scelta strategica che avrebbe ricadute benefiche sull’economia italiana in generale e non solo su quella dei territori coinvolti.

Del resto i numeri confermano che Eni è una risorsa insostituibile, poiché produce ricchezza ma anche innovazione: nel quarto trimestre 2017, la produzione di gas naturale è stata di 159 milioni di metri cubi al giorno con una crescita di 12 milioni rispetto al corrispondente periodo del 2016. È da sottolineare che Eni comunque continua a essere un player di primo piano soprattutto nell’upstream: ha raggiunto il massimo storico della produzione a fronte di una contrazione degli investimenti del 40% rispetto alla baseline 2014. Ed è proprio la baseline che identifica il momento in cui è crollato il prezzo del petrolio. I risultati esplorativi sono stati definiti eccellenti dall’Amministratore Delegato Claudio Descalzi e sono stati messi in produzione in tempi record i progetti più rilevanti, cominciando dal già citato megagiacimento egiziano di Zohr.

Il nostro Zohr potrebbe essere l’Adriatico settentrionale, ma dobbiamo domandarci in fretta cosa fare con questo giacimento finora non estratto in tutta la sua potenzialità. Ed Eni ha già lo strumento in grado di definire esattamente la quantità di gas naturale di cui stiamo parlando: è il supercomputer HPC4, ospitato a Ferrera Erbognone nel centro di calcolo Eni chiamato Green Data Center, che ha guidato l’esplorazione e permesso la scoperta di altri giacimenti, come quello di Zohr in Egitto, una montagna di gas naturale da 900 miliardi di metri cubi, grande come il massiccio della Sella. Il funzionamento del supercervellone è affidato a un gruppo di tecnici di valore internazionale, chiamati con l’appropriato soprannome di “cacciatori delle rocce”, pluripremiato a livello mondiale. Questo staff, grazie alla lettura dei colori delle sfumature delle rappresentazioni in 3D, è in grado di trovare i giacimenti dove altri neppure immaginano.

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