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Eni, Exxon, Equinor, Shell e Total: chi rischia di più con la transizione energetica? Report

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La transizione energetica potrebbe portare a riduzione dei prezzi del petrolio di 10 dollari al barile, secondo un report di Rystad Energy. Chi rischia di più e chi rischia meno tra Eni, Exxon, Equinor, Shell e Total

 

Le crisi degli ultimi anni e la transizione energetica stanno mettendo da tempo sotto pressione la resilienza dei portafogli upstream globali e questo può chiaramente riflettersi in un rischio a lungo termine sui prezzi del petrolio e sulla compagnie petrolifere. Secondo la società di consulenza Rystad Energy il rischio al ribasso che la transizione energetica può portare ai prezzi del petrolio è calcolato fino a 10 dollari al barile nel lungo termine, il che significa che i valori del greggio potrebbero essere inferiori di 10 dollari in futuro di quanto farebbero altrimenti se la transizione verso un’energia più pulita non dovesse accelerare.

LE VALUTAZIONI DI RYSTAD ENERGY SU ENI , SHELL, EQUINOR E TOTAL

Secondo la società di consulenza, questo rischio di ribasso del prezzo del petrolio è di gran lunga il fattore principale nel determinare la resilienza dei portafogli upstream E&P globali, insieme al potenziale aumento dei costi per l’emissione di anidride carbonica. Per questo Rystad Energy ha studiato la resilienza del portafoglio delle prime 25 compagnie petrolifere e del gas non nazionali e ha trovato grandi differenze nella loro robustezza rispetto ai rischi di prezzi delle materie prime più bassi e maggiori tasse sulla CO2.

QUALE SARA’ L’EFFETTO DELLA TRANSIZIONE ENERGETICA

“Mentre il valore medio del portafoglio a rischio dovuto al volume (stranded assets) è normalmente molto basso, contribuendo in media meno dell’1% alla riduzione della valutazione, il valore a rischio dovuto al prezzo ha il maggiore impatto, contribuendo a una riduzione media di 30%. Il valore a rischio dovuto al costo (tassa sul CO2) è basso per la maggior parte delle aziende, per lo più inferiore al 10%. Di conseguenza, fino al 30-40% del valore attuale netto di un portafoglio medio è a rischio a causa della transizione energetica”, ha detto la società di analisi.

I RISCHI DELLA TRANSIZIONE DIPENDONO DALL’AZIENDA

Chiaramente, ha evidenziato la ricerca, “i rischi della transizione energetica variano a seconda dell’azienda E&P. Equinor, ad esempio, il cui rischio è relativamente inferiore rispetto ad altri concorrenti, potrebbe vedere il valore del suo portafoglio upstream ridotto di 21,8 miliardi di dollari, quasi il 30%, con una diminuzione del prezzo del petrolio di 10 dollari al barile e una tassa sulla CO2″, ha affermato Espen Erlingsen, responsabile della ricerca upstream presso Rystad Energy.

LE SOCIETÀ CON ELEVATO RISCHIO DI PREZZO SONO QUELLE ATTIVE NELLO SHALE OIL

Per Rystad Energy esiste, in sostanza, un ampio intervallo di rischio di prezzo tra le diverse società. Per alcune il valore si riduce di circa il 50% quando il prezzo del petrolio a lungo termine scende di 10 dollari al barile. Le più a rischio, in questo senso, sono le società attive nel settore delle sabbie bituminose (shale / tight oil). Il motivo per cui queste società sono maggiormente colpite è molto semplice: i loro portafogli normalmente includono attività con prezzi di pareggio elevati.

LE ALTRE HANNO RISCHI NEL RANGE 20-25%

Sul lato opposto della scala, la maggior parte delle major ha una riduzione di valore a causa del rischio di prezzo nel range del 20-25%. Asset maturi e alto contenuto di gas aiutano a ridurre il rischio per queste aziende, ha ammesso Rystad Energy.

IL RISCHIO DEI COSTI LEGATI ALLA CO2

Oltre ai prezzi del greggio, l’altro grande fattore di influenza è legato al costo della CO2: in questo caso le società di sabbie bituminose hanno il rischio di costo più elevato, e secondo la società di analisi il valore del loro portafoglio diminuisce di circa il 30% se, ad esempio, la tassa sulla CO2 dovesse essere fissata a 100 dollari per tonnellata.

PER ENI, SHELL, EQUINOR E TOTAL MODESTO VALORE DI RISCHIO

Dalla ricerca fatta da Rystad Energy emerge che Eni, Shell, Equinor e Total hanno tutti punteggi molto simili con un modesto valore di rischio. Al contrario, ExxonMobil ha un rischio di reddito più elevato rispetto ai suoi concorrenti, principalmente perché il suo portafoglio include diversi grandi progetti ad alta intensità di capitale come il tight oil del Permiano e le sue attività in Guyana.

“I produttori con progetti meno redditizi, come sabbie bituminose e shale/tight oil, sono generalmente puniti sia in termini di entrate che di costi. La ragione principale di ciò è che la redditività di questi progetti è molto sensibile alle variazioni di prezzo e di costo. Inoltre, i progetti sulle sabbie bituminose normalmente hanno emissioni di CO2 elevate, il che aumenta il loro rischio di costo”, ha concluso la società di consulenza.

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