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Eni, Enel e non solo. Ecco le vere sfide per il prossimo Piano nazionale Energia e Clima

Innovazione Energetica

L’analisi di Alberto Clò, economista esperto di energia, ex ministro dell’Industria e direttore della rivista Energia

Entro fine anno anche il nostro Paese dovrà inviare a Bruxelles il suo ‘Piano Nazionale Integrato Energia e Clima’, in ottemperanza a quanto stabilito dall’Unione Europea. Piano che dovrà contenere strumenti e azioni per conseguire la triade di obiettivi che l’Unione si è data per il 2030. Portata a termine quella al 2020, sintetizzata nella famosa (per molti famigerata) formula 20-20-20, la nuova triade ha innalzato le asticelle per la fine del prossimo decennio a 40-32-32,5. Ovvero:

– calo del 40% delle emissioni di gas serra (quindi non solo CO2) rispetto al 1990;
– aumento al 32% della penetrazione delle rinnovabili nei consumi finali di energia;
– calo del 32,5% dei consumi di energia rispetto allo scenario di riferimento elaborato dalla Commissione nel 2008, sulla base quindi della situazione precedente la crisi economica.

Ridurre i consumi è più conveniente rispetto ad aumentare l’offerta, anche perchè il risparmio energetico è permanente mentre l’offerta incrementale richiede nuovi investimenti al termine del suo ciclo di vita

Anche per la nuova triade i primi due obiettivi (gas serra, rinnovabili) sono vincolanti, a differenza del terzo (efficienza energetica) che resta meramente indicativo. Scelta opinabile vista la molto maggior convenienza economica del ridurre i consumi rispetto ad aumentare l’offerta: nel 2011, l’Autorità di regolazione riportava che a fronte di un incentivo medio di 100 euro per tep risparmiata si riconoscevano incentivi per produrre una tep addizionale da rinnovabili termiche di 350 euro, da rinnovabili non fotovoltaiche per 930 euro, da fotovoltaico per 3.500 euro! Anche perché il risparmio è permanente mentre l’offerta incrementale richiede nuovi investimenti al termine del suo ciclo di vita.

Entro la fine del 2019, per essere implementato dal 2020, il nuovo schema di Piano dovrà essere perfezionato, secondo il regolamento di Governance fissato da Parlamento/Consiglio, in base alle osservazioni di Bruxelles. Il Piano italiano non è stato ancora ufficializzato ma già diverse associazioni e organismi stanno mettendo le mani avanti su come, a loro avviso, dovrebbe essere redatto. Normali azioni di lobby che vanno quindi lette come tali.

Tra i primi documenti merita scorrere il Position Paper reso pubblico da Confindustria (documento in fondo al testo). Tre i punti che più colpiscono dalla sua lettura:

a) che non vi compaia una sola volta il termine petrolio;
b) che al gas naturale siano riservate poche e generiche righe;
c) che l’unica azione in cui dovrebbe sostanziarsi il Piano è: sviluppo delle rinnovabili.

Quasi che una nuova politica energetico-ambientale possa trascurare le fonti che comunque peseranno per i due terzi dei consumi totali di energia (35,8% il gas naturale e 33% il petrolio al 2030 secondo le previsioni di Unione Petrolifera). Quasi che ‘neutralità tecnologica’, ‘analisi costi-benefici’, ‘approccio integrato’, ribaditi da Confindustria come criteri di riferimento dell’azione governativa non debbano riferirsi anche agli idrocarburi. Quasi che il ‘rafforzamento della competitività del settore industriale ed in particolar modo delle aziende ad alta intensità energetica’ non sia messo in discussione proprio dal ricorso a tecnologie che non possono dirsi sempre e comunque competitive, dipendendo dall’evoluzione dei prezzi del petrolio e del gas naturale. Tecnologie per le quali Confindustria chiede per il futuro – avendo a mente gli errori del passato – di ‘evitare logiche di sovra remunerazione’ e di ‘ridurre la necessità di incentivazione’, ritenendo quindi sia opportuno mantenerla. Incentivazione che non viene quantificata nella sua entità e nell’impatto che inevitabilmente avrebbe sui prezzi.

La questione dirimente non è comunque se sviluppare o meno le rinnovabili, essendo vincolati a farlo, ma semmai:

a) quale sia il mix efficienza-rinnovabili che ne minimizzi il costo combinato per il sistema energetico/economico;
b) quale sia il rapporto rinnovabili-metano che ne minimizzi il costo per l’intero sistema energetico;
c) quali politiche infrastrutturali e di approvvigionamento per il metano;
d) quali politiche per la fonte che comunque manterrà una quota rilevante nel mix delle fonti: il petrolio, specie ove si consideri la disgregazione della sua intera filiera produttiva, afflitta dalla mancata valorizzazione delle nostre riserve di idrocarburi, dall’uscita delle grandi compagnie estere, dalla perdurante crisi della raffinazione, dal dilagare del malaffare nonostante l’impegno profuso dalla Guardia di Finanza e dall’Unione Petrolifera.

Ogni Piano nazionale dovrà contenere gli strumenti per conseguire la triade di obiettivi fissati dall’Unione, ma dovrà essere ben altro, secondo il Consiglio Europeo e le direttive degli ultimi anni (1, 2). Dovrà infatti riportare: “lo stato del sistema energetico nazionale, la politica climatica nazionale, e la struttura della politica di tutte le cinque dimensioni dell’Energy Union”. Ovvero: sicurezza energetica, decarbonizzazione, mercato dell’energia, ricerca/innovazione/competitività, efficienza energetica. Come può mai sostenersi la necessità di uno ‘sviluppo del sistema energetico italiano’ prescindendo da tutto questo?

Iniziando dalle criticità che l’attraversano e che vanno ricadendo sulle tasche delle famiglie e sui conti delle imprese con prezzi dell’elettricità e del metano sempre più intollerabili – destinati a crescere ulteriormente – mentre i profitti degli incombenti elettrici stanno aumentando e oltre 9 milioni di cittadini hanno difficoltà a riscaldarsi. Del documento di Confindustria condividiamo la frase che evidenzia la necessità nel redigere il Piano di: ‘un forte impegno per superare particolarismi’. A cominciare, riteniamo, da chi dovrebbe dar voce agli interessi dell’intera industria, non solo di una sua parte, e possibilmente anche agli interessi generali del Paese.

Il Position Paper di Confindustria è reperibile qui

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